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Chi c'è c'è, si va in stampa. È la regola numero 1 del giornalismo in qualunque epoca, a qualunque latitudine. Un giornale non si ferma. Anche quando a non esserci più è chi lo ha fondato e poi anche guidato per oltre 25 anni. Che è poi la storia di Tommaso Tommasi e InterAutoNews. Il giornalista che si è fatto editore-direttore per dare corpo ad una sua personale visione, il giornale che da quella visionaria intuizione ha preso vita, e passo dopo passo, sfida dopo sfida, è cresciuto fino a diventare adulto. Mai da solo, sempre in perfetta comunione con il suo creatore. Tommaso Tommasi e InterAutoNews: una cosa sola, nella realtà di tutti i giorni e anche nell'immaginario del mondo dell'automobile. Che oggi piange l'uno, e aspetta l'altro – come ogni mese, da più di 25 anni. L'attesa non andrà delusa. La regola numero 1 del giornalismo verrà rispettata. È la nuova, ma non l'ultima, sfida di InterAutoNews. È diventato adulto, ha imparato a camminare. Oggi deve farlo con le sue gambe. Lo farà. Lo sta già facendo, grazie anche a quanti hanno detto: io ci sono, contate su di me – e sono tanti. InterAutoNews non si ferma. Va avanti. Con il cuore ingolfato e i pensieri pesanti, ma con la schiena dritta e lo sguardo fissato sull'orizzonte. Diretto verso il futuro che Tommaso Tommasi immaginava per lui: ignoto, da costruirsi giorno dopo giorno, riga dopo riga – e per questo, inevitabilmente, bellissimo. 

Non è male se il futuro non è più quello di una volta

Un anno e passa dentro lo sconvolgimento da Coronavirus, e ci ritroviamo sempre lì, a fare la conta di ciò che si è perduto, dalle vite umane alle abitudini quotidiane più elementari, passando naturalmente – per chi è dentro il settore – attraverso il numero delle auto vendute, con tutto quello che questo comporta (altre perdite, naturalmente). Tale è la condizione imposta dalla pandemia a questa porzione della nostra vita, assimilabile a quella vissuta da chi è stato dentro un tempo di guerra. Ma poi questa è anche la natura umana, sempre propensa alla nostalgia: il pane come lo si faceva una volta, le nevi di una volta, il futuro non è più quello di una volta, perfino si stava meglio quando si stava peggio. Il passato è un macigno, perché – citazione libera-tutti da Enzo Biagi – “ha sempre il culo più roseo”: tutti i nostri ieri nel ricordo trascolorano e finiscono per perdere ombre e toni cupi, quando ne abbiano avuti. Difficile immaginare che questo possa avvenire domani, quando (ma quando?) dalla pandemia torneremo fuori, anche se qualcuno a qualcosa ripenserà con un sospiro – l’assenza di traffico nei lockdown?, i figli finalmente a casa per più del tempo necessario a consumare un pasto veloce?, la tenuta ormai ufficiale da videoconferenza (pullover a collo alto e pantaloni della tuta, se non addirittura del pigiama)?: qualcosa da rimpiangere certamente qualcuno lo troverà, mettendo da parte il deserto desolato nel quale è sbocciato il fiore che la sua memoria ha scelto di cogliere e conservare.

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