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Troppe parole, pochi numeri? Servìti, con qualche spigolatura da quanto pubblichiamo nelle pagine a seguire.
Il mercato Italia delle auto nuove a febbraio ha contato negli ultimi 3 giorni lavorativi 80mila immatricolazioni sulle 183mila e rotte totali (il 43,7%). Le auto-immatricolazioni del mese, tra Km0 e demo, sono state poco più di 25mila (il 13,6%), di cui poco più di 20mila effettuate negli ultimi 3 giorni (80%).
Viene in mente la ricetta del pandoro come la illustrava Ruggero Bauli: “È questione di mettere un po’ più, un po’ meno, un po’ prima, un po’ dopo”. Un po’ più qui, un po’ meno lì, un po’ prima, un po’ dopo, tra vendite reali e auto-immatricolazioni, tra Km0 e demo, privati e società, NLT e breve termine.
Lo si può dire così: il mercato è forzato; ma lo si può dire anche così: il mercato è fatto con il bilancino. In realtà, ci troviamo a parlare di un mercato che è forzato a monte, figlio degli obiettivi predeterminati a tavolino, del “cosa deve dare” e non del “cosa può dare”, e poi aggiustato a valle con il bilancino (un tanto qui, un tanto lì) perché corrisponda agli obiettivi predeterminati. Per dirla con un Dealer che ha una passione per i giochi di parole: “Più che obiettivi, dovrebbero chiamarli soggettivi”.
Niente di nuovo, fin qui: la pratica è questa e lo è da anni. Ma ugualmente da anni ci si chiede: è una pratica che può durare all’infinito? È davvero sostenibile per il sistema?

Sembra di no, improvvisamente. A dirlo è il sistema stesso. Con il “dibattito” che si è aperto tra Fca e i suoi Concessionari. Anzi: che è stato aperto da questi ultimi, dopo che il 1° marzo si sono visti fatturare un totale di 90 milioni di euro per 6.000 tra auto (soprattutto Fiat Tipo) e veicoli commerciali non richiesti, destinati agli stock. Anche questa una prassi consolidata. Ma questa volta, per tramite dell’Ucif che li riunisce, i Concessionari hanno contestato l’addebito, lamentando il mancato rispetto di diverse clausole del contratto di concessione. Fca ha affermato che il problema era già rientrato quando la questione è diventata di pubblico dominio; ha detto che il malumore non era poi così diffuso; ha ricordato di aver dato il via lo stesso 1° marzo a iniziative promozionali di sostegno sulle Tipo, per le quali l’Ucif lamentava “un problema di competitività e di appeal mai completamente risolto” e ricordava che la Casa aveva assicurato “un’azione incisiva” fin dal settembre 2016. A quanto pare, al 1° marzo il tempo medio di giacenza di Fiat Tipo nei piazzali raggiunge gli 8/9 mesi. Ma poi il problema è generale, se l’89% dei Concessionari interpellati a inizio marzo per un nostro sondaggio ha affermato di avere nel piazzale una media pro capite di 33 veicoli a Km0. E quindi la domanda torna: il sistema può reggere? La pratica è sostenibile?
In margine, un’annotazione: il dialogo paga, l’ascolto paga. L’occasione offerta dall’apertura del “dibattito” di cui sopra è clamorosa. Non è una rivolta, è un’opportunità.

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Questo numero di InterAutoNews è stato mandato in stampa nel giorno in cui l’automobile è stata associata a notizie di perquisizioni da parte delle autorità (nelle sedi Audi) e ad accuse di “strategie fraudolente” in atto da 25 anni (da parte di Renault) nelle quali sarebbe implicato “l’insieme della catena di comando” (dell’azienda francese). A quel momento, dalla Germania era venuto un no comment da parte dei vertici Audi; dalla Francia era venuta una smentita da parte dei componenti della catena di comando dell’azienda, fino a quando la notizia era stata data da un solo quotidiano; poi però, rilanciati da altre fonti, avevano preso a circolare stralci di documenti prodotti dall’Autorità antifrode: allora le cose si erano fatte un tantino più complicate. E fosche.
Il garantismo è un obbligo, anche morale. Fino a prova contraria è sia necessario sia corretto trattare i casi parlandone al condizionale (avrebbe, sarebbe...) e presumendo l’innocenza di chi vi è coinvolto.
Anche quando diventa molto difficile farlo, come nel caso in questione, perché è la quarta volta, se non la quinta, che le autorità si muovono in poco più di un anno - e in almeno un caso si sa come è andata a finire.
Accade spesso, a frequentare il mondo automotive, di sentir ripetere che l’automobile attiene al mondo delle emozioni. Un sorta di mantra, al quale si fa ricorso - per esempio - quando ci si vuole convincere che la filosofia dell’utilizzo (dell’auto) non soppianterà mai quella del possesso.
Oggi - in attesa di sviluppi ulteriori, con addosso il timore che quegli sviluppi non siano positivi -  quel mantra suona molto attuale e appropriato. Sì, in effetti l’automobile attiene al mondo delle emozioni. Una sola, adesso. La delusione.
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Mercato, stock, Km0: chi vince al gioco dell’oca?

Ci risiamo. Il mercato ha dato numeri buoni a luglio, eccellenti ad agosto, il solito mese jolly. Un’estate apparentemente a gonfie vele, in Italia - in Europa  è stata addirittura clamorosa.  L’effetto Wltp, si è subito detto, ben sapendo quello che si diceva. Ovvero: la spinta delle campagne promosse da Concessionari e Case per smaltire gli stock di auto non conformi alle nuove procedure di omologazione in vigore dal 1° settembre ha prodotto quei volumi e quelle percentuali di crescita. Il punto è che, una volta di più, c’è da chiedersi se immatricolazione sia sinonimo di vendita. A occhio, non lo è, specie se si parla di vendita al cliente privato - che continua a tenersi abbastanza lontano dal mercato. Dunque, il giro appare essere il solito: si sono smaltiti gli stock rimpinguando altri stock. Che, in un modo o nell’altro, vanno a rimpinguare la flotta delle Km0, in carico ai Concessionari. Ad agosto, le Case non hanno praticamente fatto auto-immatricolazioni (e Fiat ha sacrificato così il 1° posto di Panda nella classifica dei modelli più venduti). I Dealer ne hanno fatto il 44,28% in più rispetto al 2017 - senza contare le 1.835 immatricolazioni intestate alle proprie società di noleggio a breve termine. Negli 8 mesi del 2018, sono arrivati a quota 160mila (+22.000 circa sul 2017), a fronte del -25,6% di quelle delle Case (-19.000 unità). I dati sono di Data Force e dicono che i vasi continuano a comunicare: da una parte le auto-immatricolazioni calano, dall’altra crescono. Che si tratti di forzature, lo lasciamo dire a chi le fa e poi se ne lamenta. Che il mercato finirà per pagare questo gioco è fuor di dubbio. Resta da capire quando. La speranza è che non sia necessario sedere sulla riva del fiume, per capire quando accadrà.

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Nessuna nuova sul fronte delle rappresentanze dei Dealer. Il che non è una buona nuova. Le strade, tra Federauto e i promotori della nuova associazione, si sono definitivamente separate con lo scambio di lettere di inzio estate. Posizioni inconciliabili, dialogo inesistente. Fine della possibile collaborazione. Che era la strada auspicata da qualcuno, all’interno della compagnia dei “fuoriusciti”: la Federauto a fare la propria politica, il nuovo gruppo con funzione di task force e l’incarico di occuparsi di uno dei tanti temi che incombono sul business e sugli imprenditori che lo portano avanti. Oggi lo spettro dell’aumento dell’Iva, domani quello del Regolamento europeo - solo per citare due delle aree di intervento in cui il lavoro di lobby potrebbe (avrebbe potuto?) risultare più che utile. Ma no: separati nella stessa casa, si procederà così.

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