I cookie ci aiutano a fornire, proteggere e migliorare i servizi di InterAutoNews.
Continuando a usare il nostro sito, accetti la nostra normativa sui cookie.

I numeri non dicono bugie. Possono solo cercare di nascondere la verità. E’ quel che sta capitando con la storia dell’età del parco circolante italiano. 36,5 milioni di automobili presenti nel nostro Paese è un dato che fa un certo effetto, collocando l’Italia al vertice della classifica per densità di auto in rapporto agli abitanti:  610 per 1.000 abitanti, contro i 548 della Svizzera, i 455 del Giappone, i 431 degli Stati Uniti. Per amore di precisione, questi dati consolidati sono fermi al 2010, ma il rapporto non è cambiato di molto. Detto della densità del parco circolante passiamo, per l’Italia,  all’età media: 9,5 anni. Non pochi.

Intanto, però, cominciamo ad inserire questo valore italiano in un contesto più ampio.  Scopriamo così che l’età media del circolante in Gran Bretagna, dove c’è stata una forte ripresa del mercato che ormai dura da 40 mesi, è comunque di 7,8 anni, in Germania è di 9 anni,  in Spagna di 11,3 anni e negli Stati Uniti, dove pure si vendono tante automobili, l’età media del parco è di 11,4 anni (riferito al 2012). Ciò detto, è evidente che il dato italiano impressiona perché la media non dice la realtà di un quadro abbastanza allarmante, visto che quasi la metà del parco circolante ha superato i dieci anni di età e un terzo addirittura i 14 anni.

Ma chi si illude che presto il circolante dei grandi Paesi possa ridursi con rapidità ha fatto i conti senza  riflettere abbastanza.

Facciamolo qui, ora noi: intanto, le percorrenze medie sono in progressiva contrazione. Si parla di valori fra i 10 ed i 12mila chilometri annui, spesi essenzialmente nel traffico urbano. Il primo significativo controllo tecnico dell’auto nuova ormai si fa ai 30.000 km. mentre la garanzia è diventata biennale. E ormai le auto di oggi percorrono senza molti inconvenienti almeno i primi 100.000 km.

In parallelo, rispetto a quelle di appena una decina di anni fa, le auto oggi in vendita sono paragonabili a delle astronavi quanto a tecnologia, qualità, sicurezza, durata nel tempo. Abbinando questi fattori, ridotta percorrenza e miglioramento del prodotto, si arriva facilmente ad una conclusione. Chi ha acquistato un’automobile in tempi recenti, se la terrà cara per molti anni, contribuendo automaticamente all’invecchiamento del parco circolante. Se la fine della crisi nel breve periodo potrà risolversi in un abbassamento dell’età, state pur certi che nel medio periodo l’età riprenderà a salire. Ma tutto questo non più danneggiando l’ecosistema e la sicurezza, ambedue garantiti dalla qualità dei nuovi prodotti.

Che poi in termini quantitativi la dimensione del  parco circolante italiano sia destinata a rimanere tale o anche ad abbassarsi , questo è fuor di dubbio, se non vogliamo accettare l’idea che in Italia la circolazione specie nelle città sia fatta a strati sovrapposti. Ma per ottenere risultati percepibili ad occhio nudo, sarà necessario fare ricorso ad un sistema di rottamazione sostenuto da incentivi, non destinati a fare la felicità dei Concessionari e delle Case costruttrici, ma a mantenere una fluidità della circolazione altrimenti messa fortemente a rischio, anche se fra non molto il vero problema urbano da affrontare e risolvere non sarà più il traffico, ma la sosta. E di questo  scriveremo un’altra volta.


Mercato, stock, Km0: chi vince al gioco dell’oca?

Ci risiamo. Il mercato ha dato numeri buoni a luglio, eccellenti ad agosto, il solito mese jolly. Un’estate apparentemente a gonfie vele, in Italia - in Europa  è stata addirittura clamorosa.  L’effetto Wltp, si è subito detto, ben sapendo quello che si diceva. Ovvero: la spinta delle campagne promosse da Concessionari e Case per smaltire gli stock di auto non conformi alle nuove procedure di omologazione in vigore dal 1° settembre ha prodotto quei volumi e quelle percentuali di crescita. Il punto è che, una volta di più, c’è da chiedersi se immatricolazione sia sinonimo di vendita. A occhio, non lo è, specie se si parla di vendita al cliente privato - che continua a tenersi abbastanza lontano dal mercato. Dunque, il giro appare essere il solito: si sono smaltiti gli stock rimpinguando altri stock. Che, in un modo o nell’altro, vanno a rimpinguare la flotta delle Km0, in carico ai Concessionari. Ad agosto, le Case non hanno praticamente fatto auto-immatricolazioni (e Fiat ha sacrificato così il 1° posto di Panda nella classifica dei modelli più venduti). I Dealer ne hanno fatto il 44,28% in più rispetto al 2017 - senza contare le 1.835 immatricolazioni intestate alle proprie società di noleggio a breve termine. Negli 8 mesi del 2018, sono arrivati a quota 160mila (+22.000 circa sul 2017), a fronte del -25,6% di quelle delle Case (-19.000 unità). I dati sono di Data Force e dicono che i vasi continuano a comunicare: da una parte le auto-immatricolazioni calano, dall’altra crescono. Che si tratti di forzature, lo lasciamo dire a chi le fa e poi se ne lamenta. Che il mercato finirà per pagare questo gioco è fuor di dubbio. Resta da capire quando. La speranza è che non sia necessario sedere sulla riva del fiume, per capire quando accadrà.

xxxxxx

Nessuna nuova sul fronte delle rappresentanze dei Dealer. Il che non è una buona nuova. Le strade, tra Federauto e i promotori della nuova associazione, si sono definitivamente separate con lo scambio di lettere di inzio estate. Posizioni inconciliabili, dialogo inesistente. Fine della possibile collaborazione. Che era la strada auspicata da qualcuno, all’interno della compagnia dei “fuoriusciti”: la Federauto a fare la propria politica, il nuovo gruppo con funzione di task force e l’incarico di occuparsi di uno dei tanti temi che incombono sul business e sugli imprenditori che lo portano avanti. Oggi lo spettro dell’aumento dell’Iva, domani quello del Regolamento europeo - solo per citare due delle aree di intervento in cui il lavoro di lobby potrebbe (avrebbe potuto?) risultare più che utile. Ma no: separati nella stessa casa, si procederà così.

Leggi tutto...