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Il Commento

Pu? sembrare un controsenso e in effetti lo ?. In Italia, anche se i segnali di debolissima ripresa del mercato possono venire dal mercato di aprile, si sta verificando un fatto assai curioso, e per certi versi indicativo di come ragionano le Case, alla faccia dell?interesse dei Concessionari. Si tratta di questo. I clienti che, avendo deciso di acquistare una nuova macchina e che dovrebbero godere di un morbido tappeto rosso all?ingresso delle concessionarie, spesso vengono respinti con perdite, perch? se per caso la scelta cade su di un modello di recente introduzione sul mercato o di particolare successo commerciale, capita in molte occasioni di sentirti dire dal venditore che l?attesa sar? lunga, che c?? scarsa disponibilit? del modello desiderato, che forse sarebbe meglio orientarsi su un altro modello e via giustificando. In realt?, scava scava, abbiamo appreso che per alcune delle vetture pi? appetibili le Case madri preferiscono indirizzare le consegne del prodotto verso mercati pi? ricettivi, mercati dove la domanda ? forte e dove spesso gli sconti sono minori e quindi i costi per la promozione e l?incentivazione del prodotto gravano di meno sul conto finale, gonfiando i margini. Cos?, per salvare la loro faccia e quella della Casa che rappresentano, i Concessionari italiani sono spesso obbligati a raccontar balle. Quasi sempre perdendo la vendita e il relativo cliente che si era dimostrato pronto a tirar fuori il libretto di assegni.

Se il food delivery consegna lezioni a domicilio

I l titolo è perentorio: “2030: il food delivery ucciderà i ristoranti. E dalle case spariranno le cucine”. L’articolo, pubblicato dal sito Business Insider, porta la firma di Valerio Mammone. Abbonda di dati e virgolettati, è molto dettagliato. Non parla del mercato delle automobili, naturalmente, ma può risultare istruttivo, se si ha voglia di uscire dalla logica “il nostro è un business unico”. 
Food delivery: consegna di cibo a domicilio. In Italia, ci dice Mammone, il fenomeno esplode nel 2015, con nuove startup (Glovo, Foodora, Deliveroo, UberEats...) venute a rompere il dominio di Just Eat. Nel 2017 il mercato vale 201 milioni di euro, +66% sul 2016. Nel primi mesi del 2018, tra piatti pronti o semplice spesa, più di 4 milioni di italiani hanno scelto la consegna a domicilio almeno una volta al mese. Utilizzatori più assidui: i Millennial, fascia d’età tra i 25 e i 34 anni. Entro il 2022 si prevede che le piattaforme di food delivery genereranno un giro d’affari da 2,5 miliardi di euro. 
Il punto centrale dell’asse che i ristoratori hanno costituito con le piattaforme di food delivery - spiega Business Insider - sono i big data. Migliaia di informazioni vengono raccolte ed elaborate ogni giorno dalle piattaforme e poi, dice Samuele Fraternali dell’Osservatorio e-commerce B2C, “i dati vengono rivenduti ai ristoratori, che così possono profilare gli utenti, sapere quali prodotti vanno di più, quali sono i servizi preferiti, quali zone e fasce orarie rendono di più... Il ristoratore non paga tanto il dato, quanto la sua rielaborazione”.

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