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Di ottimo livello la performance previsionale del Panel alla “ripresa delle ostilità”, dopo la pausa di agosto. Per settembre erano state pronosticate poco meno di 152.000 unità, per un aumento del 6,4% rispetto allo stesso mese del 2019, ma il mercato è andato oltre queste già rosee aspettative e ha archiviato 156.000 consegne per una crescita del 9,6%. In risalita tutti i canali, a doppia cifra i Privati (+25%), Noleggi a +5,8% e ritorno al segno più anche per le Società che registrano il primo segno positivo del 2020, +2,2%, rispetto a settembre 2019. Aumento da attribuire, oltre che alla ripresa delle attività post-lockdown, soprattutto agli incentivi statali introdotti ad agosto, e già esauriti per alcune fasce di veicoli. Il Governo, però, come sottolineato da Unrae, non ha ritenuto di inserire il rifinanziamento degli incentivi per lo svecchiamento del parco auto nel testo di conversione in legge del “Decreto Agosto” approvato dal Senato. Di concerto con Federauto, Unrae ha dichiarato che “in questa fase particolarmente delicata per l’economia nazionale, non rifinanziare una misura così importante è stato un errore imperdonabile” e che “vanno garantite norme efficaci e di lungo periodo che consentano al consumatore la necessaria chiarezza per non deprimerne la propensione all’acquisto e agli operatori del settore un’adeguata pianificazione delle proprie attività produttive e commerciali”. Un vero peccato, perché questa tranche di incentivi ha trasmesso un clima di ripresa anche nelle concessionarie del Panel che, a settembre, registrano un intensificarsi delle attività e numeri in crescita. Diminuiti i tempi di recupero previsti per le vendite perse durante il periodo di lockdown/attività ridotta. Dagli 11,6 mesi di media previsti a luglio si è arrivati a 11. Sull’onda dell’entusiasmo della raccolta ordini di settembre (+42%) si prevede una crescita del 10,4% per la raccolta di ottobre. Sale la media venditore, dalle 11 vetture di luglio alle 14 di settembre, mentre aumenta di oltre il 200% la media dei contatti generali realizzata nel mese (2.860). Fra questi, più che raddoppiata la media dei contatti raggiunti online (497), mentre rimangono stabili i contatti via telefono (357). In calo di una sola unità la media dei lead convertiti in contratti (20), anche se perdono quattro punti di quota di realizzazione (6,85%), essendo aumentata di quasi 1/3 la media dei lead acquisiti (292). In decollo verticale le visite su siti e social media, oltre 6.000 in più rispetto a luglio. E buone sono le previsioni anche per ottobre: nonostante il giorno lavorativo in meno rispetto allo stesso mese del 2019, il nostro Panel prevede una crescita del 7% pari a 168.265 consegne, con un moderato ricorso alle auto a Km0 che dovrebbero aggirarsi intorno al 4% del venduto. Si pronostica, infine, un brusco calo della quota consegne di auto ad alimentazione alternativa (13,4%), poco conforme all’attuale realtà del mercato che, a settembre, sul totale vendite ha registrato il 35% di immatricolazioni relative a questa sempre più ampia nicchia di mercato. 

All’insegna del segno meno il panorama degli sconti di settembre per tutte le alimentazioni, con diminuzioni a livello nazionale di 2,22 punti per le auto a benzina, di 1,22 punti per le auto ad alimentazione alternativa e di poco meno di un punto per le auto a motore diesel. Nelle aree geografiche gli unici aumenti registrati sono quelli relativi alle auto a gasolio nel Sud/Isole (+0,30 punti) e per le alternative sempre al Sud, dove si registrano sconti in aumento di 2,20 punti. Tutto il resto è all’insegna del segno negativo con il picco dei 2,8 punti in meno registrati dalle auto a benzina al Centro Italia.

 

Consueta altalena del Diesel che questa volta segna diminuzioni a livello nazionale, rispetto a luglio, di tre punti e mezzo per le consegne e di poco più di due punti e mezzo per gli ordini. Più variegato l’andamento nelle aree geografiche, ove per gli ordini si segnano 5,19 punti di crescita al Centro Italia  e oltre 6 punti nel Sud/Isole. Il resto è in linea con l’andamento nazionale, con rimarchevoli diminuzioni di consegne (-4,20 punti) e di ordini (-4,40) al Nord Italia. 


Barche diverse, ma il mare è uguale per tutti

In un film di qualche anno fa, Woody Allen raccontava la storiella delle due anziane signore ricoverate in una casa di cura. Sedute allo stesso tavolo, consumano un pasto. All’improvviso la prima dice: il mangiare qui è veramente orrendo. La seconda risponde: sì, e poi le porzioni sono così piccole... 
Ecco: più o meno la storia degli incentivi per l’acquisto delle auto stanziati dal Governo lo scorso anno e poi ancora nella Legge di Bilancio 2021. Si è sentito dire: sbagliata la tempistica, sbagliata la distribuzione, utili solo ad anticipare la domanda e quindi non realmente efficaci per rimettere in piedi il sistema. Eppure: perché porzioni così piccole?, si è alla fine sentito chiosare.
È vero: si poteva fare di più e si poteva fare meglio. E probabilmente sì, non hanno fatto e non faranno che anticipare la domanda, e si esauriranno troppo presto, e danneggeranno il mercato dei mesi a seguire… Tutto quel che si vuole. Ma resta il fatto che gli incentivi sono stati una conquista preziosa. Un passo avanti, e sudatissimo se si considera che una larga parte di quanti governano il Paese ritiene che l’unica auto realmente ecologica è l’auto che non esiste – non perché non è stata ancora inventata, ma perché l’auto non dovrebbe proprio esistere.
Per il settore auto italiano ci sono state cose buone anche dentro la tempesta del Covid, nell’infame 2020, ci ha ricordato il presidente di Federauto, De Stefani Cosentino. Su tutte la consapevolezza acquisita che, chiunque governi la nave, chiunque sia in sala macchine, il mare è lo stesso per tutti i naviganti. E quando si ingrossa a dismisura si fa squadra, si lavora tutti nella stessa direzione per portare la nave in porto. Le Case auto e le Reti di distribuzione, con l’eccezione di pochi casi, hanno lavorato insieme. E insieme hanno lavorato le associazioni della filiera. 
Al di là di risultati di mercato, fatturati, utili, questo è il lascito più prezioso del 2020. Non era scontato che andasse così, e lo conferma il fatto che – non appena svoltato l’angolo del 2021 – come se si fosse entrati in un’epoca altra, come se tutto fosse finito, il microcosmo di eletti che guida il Paese è subito tornato alle vecchie abitudini, nel tentativo forse di ristabilire la vecchia normalità (che invece non tornerà più), quella in cui all’improvviso c’è chi sfila una carta dal castello che fin lì si era miracolosamente tenuto in piedi e fa crollare tutto. La voglia di rissa, di menare le mani, è diffusa; la nuova normalità, gli impedimenti, i divieti generano pressioni enormi - ce lo dicono, anche, le torme di ragazzi che si danno appuntamento in questa o quella città per suonarsele di santa ragione. E ci si può spingere fino a comprendere come la costrizione possa generare desideri di rivolta. 
Ma è qualcosa che non porta da nessuna parte. Il sistema sano si salva proprio come tale, come sistema. Il settore auto in Italia ha certamente scelto questa strada. Non sarà per sempre, è certo: è stato però nel momento giusto, quando davvero serviva. 

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