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Il flagello del Coronavirus si è abbattuto nello spazio di poche settimane sull’economia mondiale. Praticamente tutti i settori merceologici ne hanno avvertito le devastanti conseguenze, e l’automotive, italiano e non, è uno di quei comparti in forte sofferenza. Inutile fare confronti con gli anni precedenti, l’anomalia del -85% delle vendite di marzo in Italia parla da sé. Il Panel aveva sicuramente intuito la gravità del problema stilando una previsione del -30% ma, essendo stati compilati i questionari per la maggior parte nella prima decade del mese, ci sarebbe poi voluta la classica sfera di cristallo per prevedere l’escalation esponenziale del virus e l’interruzione di tutte le attività, il tutto nello spazio di pochissimi giorni. Non una crisi “fisiologica” dunque, come quelle dei periodi 1993-1996 o 2011-2015, tanto per citare le più recenti, ma un evento eccezionale, paragonato dai media all’immediato ultimo dopoguerra. In seguito all’interruzione di tutte le attività, Unrae, pensando alle vendite dell’intero anno, aveva inizialmente previsto due possibili scenari: nel migliore dei casi (“Best Case”), chiusura delle attività fino a tutto maggio 2020 e finale di anno a 1,31 milioni di consegne, per un calo del 35% sul 2019, circa 670.000 unità in meno; oppure, nel peggiore dei casi (“Worst Case”), chiusura delle attività fino a tutto agosto e finale di anno appena sopra il milione di vendite per un calo del 46%, quasi 900.000 consegne in meno. Ma con lo scenario della pandemia in continuo movimento e, forse, all’orizzonte, la riapertura graduale di alcune attività, l’ultima previsione rilasciata dal Presidente di Unrae, Michele Crisci, ridimensiona a 600.000 unità in meno il finale d’anno, collocandosi quindi al di sotto del “Best Case”. L’attuale crisi che sta segnando il mercato italiano dell’automobile si evince chiaramente anche dalla raccolta dati relativa al mese di marzo che ci è stata fornita dai Concessionari del nostro Panel: gli ordini perdono il 65% rispetto a marzo 2019 e il 54% rispetto a febbraio 2020. È stata rilevata una media venditore di sole 3 vetture. A picco anche i semplici rapporti con la clientela: registrata una media di 121 contatti contro i 525 del mese precedente (-77%), e in forte calo anche le visite sui social, 1.769 contro le 3.640 di febbraio, oltre il 50% in meno. Calano anche i lead, 43, ma con una sorprendente percentuale di realizzo, il 14%, unico dato positivo del mese, insieme alla percentuale dei preventivi convertiti in ordini che si mantiene intorno al 22%. Abbiamo poi chiesto ai Panelisti, come avessero articolato la propria attività durante i giorni di chiusura forzata: qualcuno ha effettuato l’upgrade del proprio sito Internet, altri si sono concentrati sull’attività amministrativa, altri ancora hanno, giocoforza, tentato di sfruttare il più possibile il telefono e la rete per i contatti, i lead e le vendite online e c’è anche chi purtroppo si è dovuto occupare dell’annullamento degli ordini i quali, fortunatamente, sono stati pochi. Ne abbiamo registrati una media di 2 per concessionaria.

Nell’anomalia dello scenario di marzo, calano gli sconti, su base nazionale, per tutte le alimentazioni. La flessione rientra in poco più di 2 punti, mentre è molto più variegato il panorama delle aree geografiche, con un aumento degli sconti nel Sud/Isole che raggiunge quasi 10 punti in più per le Alternative, segnando inoltre +5 e +7 punti rispettivamente per Benzina e Diesel. Sostanziale la diminuzione registrata al Centro, -6,5 per le Benzina, -3,2 per le Diesel e -5 punti per le Alternative, mentre i cali conteggiati al Nord sono più in linea con la media nazionale.

 

I giochi di prestigio ai quali ci ha abituato il Diesel, non bastano, questa volta, a scongiurare il segno meno. Pesante, a livello nazionale, il calo degli ordini rispetto a febbraio, -8,3 punti, più contenuta, invece, la flessione degli ordini, che sfiora i 2 punti. Nelle aree geografiche impressionano i -13 punti relativi alle consegne registrati nel Sud/Isole, così come i -8,2 punti relativi agli ordini. Seria la situazione anche al Centro (-5,8 e -4 punti per consegne e ordini) e al Nord (-3 e -5,5 rispettivamente).


Di speranza e di passione, ammissioni di colpa dovute

Ammissione di colpa, paragrafo 1. Su queste pagine si è molto scritto a proposito del disinteresse delle istituzioni italiane nei confronti del settore Automotive italiano. Si è scritto di disinformazione, non ascolto, non comprensione, ostilità, sfruttamento (del settore, come fosse un bancomat o una bestia da latte), eccetera. Lo si è fatto in passato, lo si è fatto con l’attuale Governo e le attuali istituzioni, perché – pur passando il tempo e i Governi – nel tempo è parso di intravedere una certa continuità di atteggiamento. D’altronde, fresco è ancora il ricordo di Salvini che si spende compiaciuto per l’Automotive italiano dal palco di Verona, ancora fresco – andando più indietro - è il ricordo della prima volta in cui si sentì parlare della necessità di istituire una cabina di regia, per coordinare e promuovere “la nuova cultura della mobilità, attenta alla coincidenza tra interessi individuali e collettivi”, perché la nuova mobilità “non accadrà girando una chiave, ma passerà attraverso un lungo periodo di transizione, dove sarà fondamentale la nostra capacità di fare sistema utilizzando al meglio le tecnologie disponibili, pianificando le necessarie infrastrutture e orientando le scelte di politica della mobilità verso l’equazione più efficiente per la collettività” (visione d’insieme, Massimo Nordio allora presidente di Unrae, luglio 2016). 
Ora. Appena qualche settimana fa, spettatori di una delle videoconferenze organizzate da #ADD20, l’Automotive Dealer Day in versione virtual-digitale, abbiamo appreso di essere in torto. E grandemente. Perché, ci è stato rivelato dal presidente di Unrae, Michele Crisci, e dal presidente di Federauto, Adolfo De Stefani Cosentino, Governo e istituzioni che oggi ci regolano e guidano, hanno più volte dimostrato disponibilità, interesse, perfino comprensione delle necessità, ragioni e argomentazioni del mondo dell’auto. Eravamo perciò pronti a rivedere la nostra posizione, ad accogliere con gioia il cambiamento epocale, quasi anche a fare ammenda e a riconoscere la nostra colpa. Senonché, quel giorno lì era l’8 ottobre e via mail ci è arrivato il comunicato congiunto Unrae-Federauto, che recava il titolo “Il mancato rifinanziamento dei fondi per il corrente anno vanifica…”, eccetera. 

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