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Federauto ha dunque scelto di procedere secondo consuetudine e ha eletto un uomo di apparato, Adolfo De Stefani Cosentino, quale suo nuovo presidente. Contestualmente, la Federazione dei Concessionari ha annunciato di aver “varato il processo di evoluzione” che la porterà “verso un nuovo assetto organizzativo in sinergia con la struttura centrale e territoriale della Confcommercio”. Ha affermato che “intende rafforzare l’azione sindacale di rappresentanza a difesa delle imprese concessionarie in una fase storica delicata e densa di trasformazioni, che chiama in causa l’interesse dei Dealer a prescindere dalla loro dimensione”. Ha informato che le cariche sociali sono state rinnovate: i vice-presidenti saranno Francesco Ascani, Cesare De Lorenzi, Gianandrea Ferrajoli e Maurizio Spera, mentre nel nuovo Comitato Esecutivo entrano a far parte anche Roberto Bolciaghi e Marco Oetiker. Resta inoltre aperta “la possibilità di procedere ad ulteriori nomine nell’ambito del Comitato Esecutivo”. Prime parole post-elezione da parte del neo-presidente De Stefani Cosentino, al netto dei ringraziamenti: “Ci aspetta un lavoro molto impegnativo in cui sarà importante lo spirito di squadra. Abbiamo davanti a noi sfide ineludibili su cui la nostra categoria deve giocare una partita in prima linea. Questo a partire dal tema dei futuri rapporti contrattuali con le Case rappresentate, passando per temi altrettanto importanti quali l’effetto disintermediativo svolto da altri player del mercato, l’evoluzione della mobilità e la fiscalità specifica dell’automotive”.

Prima che questo accadesse, con una lettera datata 9 marzo, Carlo Alberto Jura aveva annunciato a tutti i Concessionari Fca la decisione di far uscire da Federauto l’associazione di marca che li raccoglie e che lui stesso presiede, l’Ucif. Nella lettera, tra le altre cose, si parla di “assoluta mancanza di peso politico” della Federazione, si dichiara “che, nell’unica candidatura arrivata nel frattempo (al 9 marzo, ndr), non si riscontrano nel modo più assoluto le caratteristiche idonee a rappresentare le molteplici istanze delle Reti né tantomeno i requisiti per la riorganizzazione manageriale di Federauto”, si denuncia il “mancato rispetto di quanto concordato” tra Jura stesso e il vertice di Federauto “su procedura e soprattutto tempistica delle elezioni del nuovo presidente, si sottolinea “il chiaro intento di mantenere lo status quo e perseguire le stesse logiche di piccolo cabotaggio senza prospettive”, si conclude che questo significa “non essere in grado di mettersi in discussione e non volere rappresentare  con onestà intellettuale quanto dovrebbe essere nel Dna di Federauto: gli interessi dei Concessionari”, si annuncia infine la fuoriuscita di Ucif dalla Federazione.

Prima che questo accadesse, un buon numero di Concessionari appartenenti alla categoria “grandi Gruppi” si erano più volte riuniti ed erano giunti alla conclusione - spinti da considerazioni assai simili a quelle che Jura ha messo su carta  - di dover/voler creare una nuova entità associativa dalla quale potersi sentire effettivamente rappresentati e tutelati, arrivando a immaginarne organigramma, programma di lavoro, budget. Che fin qui restano ignoti ai più. Ci sono però forti probabilità che l’iniziativa venga in qualche modo presentata a maggio a Verona, in occasione di Automotive Dealer Day 2018, luogo e momento certamente adatti per rivolgersi al popolo dei Concessionari.

Questo è il quadro della situazione. I Dealer italiani hanno definitivamente scelto la via della separazione, ridisegnando perciò la geografia associativa della categoria. Non è detto che sia un male, alla fine, se è vero che la concorrenza nuoce a chi non ce l’ha.

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Progetti e dignità, il settore torna a schierarsi

Si è levato un bel vento, tra Roma e Verona, dove l’automobile si è data convegno. Vento di programmi. Programma è una bella parola: promette impegno. 
Molto ce ne ha messo l’Unrae nel costruire la propria visione strategica della mobilità. Una visione indubbiamente lucida, sorretta da un ragionamento che, anche a prima vista, è di una logica disarmante. La natura non fa salti; l’industria (e i mercati) nemmeno, nonostante a volte le apparenze sembrano dire il contrario. L’evoluzione procede per gradi, insomma. L’industria dell’auto non si arrocca, non si chiude a riccio, tutt’altro. È disponibile al cambiamento, si è preparata. Sa e capisce. Questo è quello che ci è stato dimostrato a Verona. Insieme, in una sorta di prova generale, ci è stata mostrata l’ampia documentazione - creata anche con il contributo del Cnr e del Censis - che, facendo vera informazione, sostiene in modo solido e concreto l’impresa. Che non si annuncia semplice: per i rappresentanti delle Case estere il prossimo passo del progetto è far capire alle istituzioni italiane, ai decisori, la necessità di programmare anche (soprattutto) loro. Ma questo è il mare nel quale l’auto deve navigare in Italia. Lo sa, e anche a questo - a non mollare - si è preparata.

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