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Nonostante l’ultimo timido colpo di coda di dicembre, +1,96% per 124.078 consegne rispetto alle 121.700 dello stesso mese del 2017, il mercato italiano dell’auto chiude l’anno con 1.910.025 immatricolazioni per una flessione del 3,11% sul 2017, circa 61.000 immatricolazioni in meno, rispettando in pieno l’ultima previsione Unrae. Di contro, il nostro Panel, assuefatto al segno meno che ha contraddistinto gran parte del 2018, si era espresso negativamente anche riguardo l’ultimo mese dell’anno, prevedendo il -3,62% rispetto a dicembre 2017, ma incamera comunque un discreto risultato previsionale, mancando la previsione di circa 6.500 vendite, per uno scostamento dall’immatricolato ufficiale del -5,3%. Un anno anomalo, segnato dai mesi di incertezza a cavallo dell’insediamento del nuovo Governo e, particolarmente, dall’introduzione della Wltp che ha drogato le vendite estive e autunnali. Un piccolo segnale positivo arriva dalle vendite a Privati, il cui dicembre segna +8,6% che permette una chiusura d’anno dignitosa al -2,4%, se si pensa che il primo semestre 2018 aveva chiuso a -5,1%. Fra gli altri canali di vendita, la performance di dicembre dei noleggi a breve termine (+86%), risolleva l’intero canale dei Noleggi che, in sofferenza per quasi tutto il 2018, chiude l’anno di un filo sopra la parità, +0,4%. Immatricolazioni a Società in forte flessione, -21% nel mese e -9,3% nel cumulato. Il 2019 si preannuncia altrettanto irto di ostacoli, a partire dall’introduzione della nuova Legge di Bilancio che prevede nuove tasse automobilistiche nonché il rinvio del previsto taglio delle accise sui carburanti, oltre ai vari futuri provvedimenti nei confronti del diesel che pesano come spade di Damocle sulle teste di milioni di automobilisti. Il Panel ripartendo dal confronto con il gennaio 2018, quando si registrarono 178.324 unità, +3,6% su gennaio 2017, si esprime ancora una volta con un segno negativo, prevedendo per gennaio un totale di 173.189 immatricolazioni per una diminuzione del 2,88% rispetto a gennaio 2018. In flessione vengono previsti anche gli ordini registrati in concessionaria, -2,41% rispetto agli ordini di gennaio 2018, previsione probabilmente influenzata da una quota di preventivi convertiti in ordini, il 23,78%, che a dicembre ha perso quasi due punti percentuali rispetto al mese precedente. Le Km0 si prevedono in diminuzione rispetto a dicembre, il 7,58% del venduto secondo il Panel che vede, invece, un aumento delle immatricolazioni di veicoli ad alimentazione alternativa, il 13,46% sul totale mercato mensile, oltre quattro punti percentuali in più rispetto alla previsione di dicembre. Nei sondaggi abbiamo chiesto ai nostri Concessionari quanto abbiano inciso, in percentuale, le Km0 sui volumi di vendita, ottenendo una risposta media del 10,94%. Riguardo gli utenti del nostro sito web www.interautonews.it, al momento di andare in stampa, una consistente maggioranza di essi, l’83,3%, ritiene che non vi sarà un’accelerazione nelle vendite del primo bimestre a causa dell’introduzione della nuova eco-tassa, prevista per il 1° marzo.

A dicembre aumento degli sconti a livello nazionale per tutte le alimentazioni, con in risalto i 2,25 punti percentuali in più su novembre per le alimentazioni diesel, mentre più contenuti sono gli aumenti per le benzina e le auto ad alimentazione alternativa, +1,36 e +1,35 punti rispettivamente. Nell’analisi delle aree geografiche, mentre l’unico segno negativo riguarda i -1,5 punti delle alternative al Centro Italia, l’aumento più consistente arriva dal Nord per le alternative, oltre 4 punti percentuali in più su novembre, seguito dai 2 punti in più per le benzina, sempre al Settentrione.

Il diesel continua nella sua imprevedibile altalena: le consegne di dicembre, a livello nazionale, aumentano di quasi 4,5 punti rispetto a novembre, mentre gli ordini segnano una leggera flessione, -0,93 punti rispetto a ottobre. Nelle aree geografiche è sempre il Sud, nel bene e nel male, a fare la differenza, +8,96 punti le consegne del mese, -8,35 gli ordini (unico dato negativo dell’analisi), dati che rispecchiano il momento incerto e il nebuloso futuro di questa alimentazione nel nostro Paese.


Se Torino va a Milano, e la politica gioca a fare autogol

Perciò Torino va a Milano, nel senso del Salone dell’auto che cambia residenza. Lascia la città che gli era propria, lascia la dimora, il Parco Valentino, che lo ha visto rinascere e prosperare e affermarsi addirittura come standard con il quale dovranno misurarsi da qui in avanti gli show dell’auto, laddove pochi, pochissimi, avrebbero scommesso sulla sua capacità di durare oltre due, tre edizioni. Sono state invece cinque, l’ultima delle quali illuminata dalla presenza di 700mila visitatori e di 54 Marchi auto. Un trionfo di pubblico e di critica. Poi, è entrata in scena la politica – bassa, rigorosamente con la minuscola. E Torino, perciò, se ne va a Milano. Naturalmente, il fulmine a ciel sereno scagliato da Andrea Levy, presidente del Salone, che annunciando il trasloco ha insieme fornito le date del primo appuntamento milanese e quella della conferenza stampa di presentazione, qualche dubbio consistente lo ha prodotto. Si è detto: non si può improvvisare su due piedi un trasloco di questa portata; e in Italia, poi, dove la burocrazia è padrona e per ottenere permessi ci possono volere anni; e per andare a Milano, infine, che ha un’agenda degli eventi in cui, per trovare un buco libero, bisogna fare i salti mortali… E ancora, si è detto, un imprenditore che ha dimostrato di saperci fare, e Andrea Levy lo è, procede per programmi, non per improvvisazioni o colpi di testa. Quindi, si è concluso, la decisione di lasciare Torino non nasce dall’ultimo scontro con l’amministrazione locale – il vicesindaco Guido Montanari in testa, con la sua “speranza nella grandine” affinché mandasse all’aria l’ultima edizione del Salone del Parco Valentino - ma era stata già presa da tempo, si aspettava solo un casus belli per metterla in atto, e il casus belli è puntualmente arrivato.

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