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Con uno scarto del 6,6% per eccesso rispetto all’immatricolato ufficiale, il Panel dei nostri Concessionari si produce, a novembre, in una performance previsionale identica a quella di ottobre. Il distacco numerico è di quasi 10.000 unità dalle 146.991 immatricolazioni ufficiali. Risultato, quello del penultimo mese dell’anno, -6,31% su novembre 2017 con il cumulato che chiude a 1.785.722 unità (-3,46%), che rappresenta il settimo segno negativo mensile di questo 2018, anno fortemente influenzato dall’introduzione del Wltp. La nuova procedura di omologazione per le auto che ha fatto decollare le vendite del bimestre estivo, per poi prosciugare quelle autunnali, pur sembrando adesso il mercato in fase di riallineamento, fa ancora sentire i suoi effetti collaterali, tant’è vero che il calo di novembre ha spinto Unrae ad un ritocco verso il basso del pronostico di fine anno, che si attesterebbe quindi a 1.910.000 consegne, -3,1% rispetto al 2017. In timida crescita, a novembre, le vendite a Privati, +4,4% nel mese (+0,8 punti percentuali rispetto a ottobre), con il cumulato dei 10 mesi che si colloca al -3,2%. Ancora in calo le vendite ad aziende di Noleggio (-18,5% nel mese), con il cumulato che rasenta pericolosamente la linea di galleggiamento (+0,2%) e crisi conclamata per le vendite business e a Società che perdono il 25,3% a novembre e l’8,3% nei dieci mesi. Tra le alimentazioni, Diesel ormai in caduta libera (-25,3% nel mese e -11,9% nel cumulato), con conseguente risalita delle benzina che crescono del +26,7% a novembre e del 5,8% tra gennaio e novembre. Le ibride, pur con quote di mercato non preponderanti, continuano nel loro viaggio a doppia cifra. +17% a novembre, +31,2% nel cumulato. Manca quindi dicembre per chiudere il 2018 e il Panel non si smentisce esprimendosi negativamente anche per l’ultimo mese del 2018. Le immatricolazioni sarebbero quindi 117.527, per una diminuzione del -3,42% su dicembre 2017. Se così fosse le vendite del totale anno sarebbero addirittura inferiori alla stima Unrae, attestandosi intorno al 1.903.000, che rappresenterebbe un calo del 3,4 % rispetto al 2017. Nonostante la buona acquisizione di novembre (+8,28%) gli ordini di dicembre vengono previsti in crescita del mero +0,25%, pronostico forse influenzato dalla diminuzione dei preventivi convertiti in ordini in concessionaria, 25,54%. Scarto di poco più di mezzo punto percentuale nella previsione delle Km0 di novembre, mentre per dicembre il Panel ne pronostica 12.481, il 10,62% del mercato.

I Panelisti si sono poi espressi, nel sondaggio, sulla situazione del proprio stock che è risultato in aumento medio del 18,35% per il 57% delle risposte e in diminuzione media del 17,47% per il restante 43%. Dal sondaggio rivolto agli utenti del nostro sito viene fuori l’immagine di un automobilista italiano non particolarmente sensibile all’ecosistema, dal momento che il 100% dei votanti lo ritiene condizionato nelle sue scelte dai provvedimenti restrittivi alla circolazione comminati dalle amministrazioni locali piuttosto che dal fattore ambientale.

A novembre statica la situazione degli sconti a livello nazionale, almeno per quanto riguarda le alimentazioni più diffuse, ove le benzina non raggiungono il mezzo punto percentuale di aumento e il diesel naviga sotto il pareggio per pochi decimali. Unica piccola scossa quella delle auto ad alimentazione alternativa, i cui sconti aumentano di 1,3 punti. Nel dettaglio delle aree geografiche sono sempre le alternative, al Centro Italia, a registrare la variazione più rilevante, +3,6 punti, mentre è al Sud la diminuzione più evidente, per le auto a benzina, seppur meno del mero punto percentuale. 

Colpo di coda del Diesel a novembre che segna, a livello nazionale, aumenti superiori ai quattro punti percentuali sia per le consegne (+4,1) sia per gli ordini (+4,4). Nell’analisi delle aree geografiche, in evidenza le performance di tale alimentazione soprattutto al Centro Italia (+10 punti le consegne, +9,5 gli ordini), mentre al Sud si registrano quasi tre punti percentuali di crescita per le consegne ma quasi due punti di calo per gli ordini, mentre al Nord spiccano i +5 punti per gli ordini.

 


Se Torino va a Milano, e la politica gioca a fare autogol

Perciò Torino va a Milano, nel senso del Salone dell’auto che cambia residenza. Lascia la città che gli era propria, lascia la dimora, il Parco Valentino, che lo ha visto rinascere e prosperare e affermarsi addirittura come standard con il quale dovranno misurarsi da qui in avanti gli show dell’auto, laddove pochi, pochissimi, avrebbero scommesso sulla sua capacità di durare oltre due, tre edizioni. Sono state invece cinque, l’ultima delle quali illuminata dalla presenza di 700mila visitatori e di 54 Marchi auto. Un trionfo di pubblico e di critica. Poi, è entrata in scena la politica – bassa, rigorosamente con la minuscola. E Torino, perciò, se ne va a Milano. Naturalmente, il fulmine a ciel sereno scagliato da Andrea Levy, presidente del Salone, che annunciando il trasloco ha insieme fornito le date del primo appuntamento milanese e quella della conferenza stampa di presentazione, qualche dubbio consistente lo ha prodotto. Si è detto: non si può improvvisare su due piedi un trasloco di questa portata; e in Italia, poi, dove la burocrazia è padrona e per ottenere permessi ci possono volere anni; e per andare a Milano, infine, che ha un’agenda degli eventi in cui, per trovare un buco libero, bisogna fare i salti mortali… E ancora, si è detto, un imprenditore che ha dimostrato di saperci fare, e Andrea Levy lo è, procede per programmi, non per improvvisazioni o colpi di testa. Quindi, si è concluso, la decisione di lasciare Torino non nasce dall’ultimo scontro con l’amministrazione locale – il vicesindaco Guido Montanari in testa, con la sua “speranza nella grandine” affinché mandasse all’aria l’ultima edizione del Salone del Parco Valentino - ma era stata già presa da tempo, si aspettava solo un casus belli per metterla in atto, e il casus belli è puntualmente arrivato.

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