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Difficile previsione anche per settembre. Dopo il passo falso di luglio, che aveva visto la previsione dei nostri Concessionari discostarsi di oltre 10 punti percentuali dall’immatricolato reale del mese, il pronostico non ha tenuto conto del giorno lavorativo in meno rispetto allo stesso mese dello scorso anno né tantomeno delle possibili conseguenze che avrebbero potuto scatenarsi dall’introduzione del Wltp, prevista per il 1° settembre. L’impennata di vendite, arrivata dopo due mesi di consecutivi di segno meno, verificatasi nel periodo immediatamente precedente all’entrata in vigore del nuovo sistema di misurazione delle emissioni è da attribuirsi infatti al vero e proprio assalto ai piazzali delle concessionarie da parte di chi ha voluto sfruttare le massicce campagne promozionali lanciate per l’occasione sulle auto regolamentate ancora col vecchio sistema Nedc. Le consegne di luglio (+4,42%) e agosto (+9,46%) hanno quindi poi prosciugato le vendite di settembre che hanno registrato un pesante -25,4% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. La previsione appena sotto il filo della parità (166.146 consegne, -0,79% su settembre 2016) prodotta dai nostri Panelisti si allontana quindi dalle vendite effettive di oltre 41.000 unità, per uno scostamento del 33% per eccesso. La sfida per il Panel è adesso capire quanto sarà lunga l’onda scaturita dal Wltp e quanto influirà sulle vendite di questo finale d’anno. I nostri Concessionari, per ottobre, confortati forse dal giorno lavorativo in più rispetto a ottobre 2017, non sembrano scomporsi più di tanto: le previsioni del mese parlano infatti di 156.373 vendite, per un calo contenuto che si attesterebbe al -1,29%. Non è confortante l’altro segno meno previsto, quello degli ordini in concessionaria: -2,25% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, così come è in calo, e di molto, la quota dei preventivi convertiti in ordini negli showroom, che dopo l’anomalo risultato di luglio (32%) si rimette in linea con la media annuale segnando a settembre il 27%. Le Km0 sono previste in diminuzione, saranno, sempre secondo il nostro Panel, poco meno del 10% del totale immatricolato dopo essersi attestate al 13,60% del mercato di settembre. Per quanto riguarda i sondaggi del mese abbiamo chiesto ai Concessionari del Panel se il risultato negativo di settembre verrà riassorbito nel trimestre finale dell’anno. La risposta non è stata particolarmente ottimistica, ben l’80% dei partecipanti ha optato per il No. Riguardava invece gli elementi che frenano la crescita dell’auto elettrica in Italia il rilevamento che abbiamo effettuato tra gli utenti del nostro sito internet www.interautonews.it. Al momento di andare in stampa poco meno della metà dei votanti, il 50%, attribuisce il ritardo alla insufficienza delle infrastrutture e un buon 30% ritiene i prezzi di listino delle auto elettriche ancora troppo alti. L’incertezza sulle leggi e i regolamenti in materia tocca il 20% dei partecipanti al voto, mentre alcuno ritiene che ci sia carenza di informazioni al riguardo.

Ritorno alla calma piatta dopo le galoppate promozionali estive, tutto si risolve entro il mero punto percentuale a livello nazionale per tutte le motorizzazioni con identico mini-aumento degli sconti per benzina e alternative, +0,9 punti, mentre ancora più statico si rivela il diesel, +0,6 punti rispetto a luglio. Come spesso succede, più dinamica la situazione nell’analisi delle aree geografiche ove le alternative vengono promosse di più al Sud (+4,1 punti) che al Centro (-2,58). Al Sud aumenti anche per le benzina, +1,9 punti, e per le diesel (+1,6 punti), staticità invece nel resto del Paese.

Il declino del diesel si rispecchia chiaramente nel microcosmo del Panel con i rilevamenti nazionali di settembre che segnano -5,7 punti di consegne e -4,9 di ordini rispetto a luglio. Neanche il Sud riesce a fare da tampone all’emorragia, -7,5 punti le consegne e -7,2 gli ordini, ancora peggio la situazione al Centro con -10,3 e -9,7 punti percentuali per consegne e ordini rispettivamente. I +0,8 punti di consegne e i +2,2 di ordini al Nord rappresentano l’unico dato positivo della rilevazione.

 


Se Torino va a Milano, e la politica gioca a fare autogol

Perciò Torino va a Milano, nel senso del Salone dell’auto che cambia residenza. Lascia la città che gli era propria, lascia la dimora, il Parco Valentino, che lo ha visto rinascere e prosperare e affermarsi addirittura come standard con il quale dovranno misurarsi da qui in avanti gli show dell’auto, laddove pochi, pochissimi, avrebbero scommesso sulla sua capacità di durare oltre due, tre edizioni. Sono state invece cinque, l’ultima delle quali illuminata dalla presenza di 700mila visitatori e di 54 Marchi auto. Un trionfo di pubblico e di critica. Poi, è entrata in scena la politica – bassa, rigorosamente con la minuscola. E Torino, perciò, se ne va a Milano. Naturalmente, il fulmine a ciel sereno scagliato da Andrea Levy, presidente del Salone, che annunciando il trasloco ha insieme fornito le date del primo appuntamento milanese e quella della conferenza stampa di presentazione, qualche dubbio consistente lo ha prodotto. Si è detto: non si può improvvisare su due piedi un trasloco di questa portata; e in Italia, poi, dove la burocrazia è padrona e per ottenere permessi ci possono volere anni; e per andare a Milano, infine, che ha un’agenda degli eventi in cui, per trovare un buco libero, bisogna fare i salti mortali… E ancora, si è detto, un imprenditore che ha dimostrato di saperci fare, e Andrea Levy lo è, procede per programmi, non per improvvisazioni o colpi di testa. Quindi, si è concluso, la decisione di lasciare Torino non nasce dall’ultimo scontro con l’amministrazione locale – il vicesindaco Guido Montanari in testa, con la sua “speranza nella grandine” affinché mandasse all’aria l’ultima edizione del Salone del Parco Valentino - ma era stata già presa da tempo, si aspettava solo un casus belli per metterla in atto, e il casus belli è puntualmente arrivato.

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