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Quarto segno negativo mensile per le vendite del 2018 nel mercato italiano dell’automobile che registra a giugno un pesante -7,3%, decremento che va ben oltre il fin troppo ottimistico -2% previsto il mese scorso dai Concessionari del nostro Panel, i quali avevano pronosticato 184.652 immatricolazioni, uno scostamento di 10.000 unità tonde rispetto al venduto effettivo del mese. L’arrivo della piena stagione estiva non supporta la ripresina delle vendite a Privati che, dopo i segni più di aprile e maggio, sembra essere già terminata, anche se giugno registra solo una leggera flessione (-0,5%); nel contempo il cumulato del semestre si ridimensiona rispetto a quelli precedenti, attestandosi ad un -5,1%. I Privati guadagnano anche penetrazione di mercato (55,4%) ma solo grazie al calo generale degli altri canali di vendita, come il Noleggio che perde, nel mese, l’11% (con preoccupante performance del breve termine, -35%), diminuzione che fa ridurre il cumulato al +6%, rispetto al +9% di quello di maggio, e le vendite a Società le quali, con il -19% di giugno, portano il cumulato del semestre, seppur di poco, in area negativa (-0,2%). Un calo generale che, secondo l’Unrae, è parzialmente imputabile “al clima di incertezza che si sta determinando sulla clientela potenziale, alimentato dalle evitabili anticipazioni sulle decisioni che verranno prese in futuro sulla mobilità”. Per le vendite di luglio il Panel, nonostante il giorno lavorativo in più rispetto a luglio 2017, prosegue nel suo trend da segno meno inaugurato all’inizio del 2018, pronosticando un calo di vendite del 6,93% rispetto alle 145.941 consegne registrate a luglio dello scorso anno, 10.000 unità secche in meno, previsione che somiglia molto ai risultati di giugno. Il segno meno imperversa anche sugli ordini in concessionaria, sarebbero il -7,62% rispetto a quelli di luglio 2017, mentre il risultato di giugno ha segnato il -4,41%. In calo di circa quattro punti percentuali rispetto al mese precedente vengono previste le Km0 di luglio. Saranno circa l’11% del totale venduto, dopo il 14%, con precisa previsione del Panel, del mese di giugno. Azzeccato, a giugno, anche il pronostico relativo alle vendite di automobili ad alimentazione alternativa, solo mezzo punto di scostamento, mentre per luglio viene prevista una diminuzione con una quota percentuale che si aggirerà intorno all’11% del venduto. I sondaggi che mensilmente proponiamo ai nostri collaboratori del Panel, e agli utenti del nostro sito internet www.interautonews.it, hanno visto, nel primo caso, i Concessionari esprimersi sulla rotazione del proprio stock in questo primo semestre del 2018, il risultato è stato una media di 3,8 volte. Gli internauti, invece, sono stati interpellati relativamente alla realisticità del piano Di Maio, il quale intende portare su strada, in Italia, un milione di vetture ricaricabili entro cinque anni (per un costo, stimato da Bloomberg, di 9 miliardi di euro). È quasi plebiscito per il No, al momento di andare in stampa, ove l’81,8% dei partecipanti al sondaggio ritiene poco realistico il progetto.

Orizzonte piatto nel panorama degli sconti di giugno, ove lo scostamento più consistente riguarda le alternative, in calo di due punti percentuali a livello nazionale, rispetto a maggio. Nulla di fatto per benzina (-0,64 punti) e diesel (+0,08). Situazione più movimentata nelle aree geografiche, con diminuzioni per tutte le alimentazioni di oltre due punti nel Sud/Isole, e per oltre quattro punti percentuali per le alternative al Centro Italia. Aumenti parzialmente rilevanti per le diesel al Nord e al Centro con identica crescita, poco meno di +1,5 punti.

Diesel duro a morire perlomeno al Centro Italia, con consegne in crescita di oltre venti punti percentuali, colpo di coda che si ripercuote a livello nazionale dove l’aumento è di quasi sei punti. L’aumento degli ordini, sempre al Centro (oltre 8 punti), riporta la quota nazionale sopra la parità (+0,35 punti). E mentre il Sud resiste con quasi un punto percentuale di crescita per le consegne e un dimensionato calo degli ordini inferiore ai tre punti, il Nord non ci crede, segnando -3 e -5 punti per consegne e ordini rispettivamente.

 


Di speranza e di passione, ammissioni di colpa dovute

Ammissione di colpa, paragrafo 1. Su queste pagine si è molto scritto a proposito del disinteresse delle istituzioni italiane nei confronti del settore Automotive italiano. Si è scritto di disinformazione, non ascolto, non comprensione, ostilità, sfruttamento (del settore, come fosse un bancomat o una bestia da latte), eccetera. Lo si è fatto in passato, lo si è fatto con l’attuale Governo e le attuali istituzioni, perché – pur passando il tempo e i Governi – nel tempo è parso di intravedere una certa continuità di atteggiamento. D’altronde, fresco è ancora il ricordo di Salvini che si spende compiaciuto per l’Automotive italiano dal palco di Verona, ancora fresco – andando più indietro - è il ricordo della prima volta in cui si sentì parlare della necessità di istituire una cabina di regia, per coordinare e promuovere “la nuova cultura della mobilità, attenta alla coincidenza tra interessi individuali e collettivi”, perché la nuova mobilità “non accadrà girando una chiave, ma passerà attraverso un lungo periodo di transizione, dove sarà fondamentale la nostra capacità di fare sistema utilizzando al meglio le tecnologie disponibili, pianificando le necessarie infrastrutture e orientando le scelte di politica della mobilità verso l’equazione più efficiente per la collettività” (visione d’insieme, Massimo Nordio allora presidente di Unrae, luglio 2016). 
Ora. Appena qualche settimana fa, spettatori di una delle videoconferenze organizzate da #ADD20, l’Automotive Dealer Day in versione virtual-digitale, abbiamo appreso di essere in torto. E grandemente. Perché, ci è stato rivelato dal presidente di Unrae, Michele Crisci, e dal presidente di Federauto, Adolfo De Stefani Cosentino, Governo e istituzioni che oggi ci regolano e guidano, hanno più volte dimostrato disponibilità, interesse, perfino comprensione delle necessità, ragioni e argomentazioni del mondo dell’auto. Eravamo perciò pronti a rivedere la nostra posizione, ad accogliere con gioia il cambiamento epocale, quasi anche a fare ammenda e a riconoscere la nostra colpa. Senonché, quel giorno lì era l’8 ottobre e via mail ci è arrivato il comunicato congiunto Unrae-Federauto, che recava il titolo “Il mancato rifinanziamento dei fondi per il corrente anno vanifica…”, eccetera. 

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