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Il Panel dei nostri Concessionari sfiora la perfezione a marzo mancando l’effettivo volume di vendite per poco più di 1.600 unità, pari a uno scostamento del +0,76%. Se da un lato si può essere soddisfatti per la ritrovata vena previsionale del Panel, lo stesso non si può fare però per lo stato di salute del mercato, al secondo segno negativo consecutivo, -5,75% rispetto a marzo 2017, dopo il -1,42% registrato a febbraio. Possibili attenuanti il giorno lavorativo in meno rispetto a marzo 2017 e la tuttora incerta situazione politica che il Paese sta attraversando. Un po’ poco per giustificare l’emorragia di vendite a Privati, (-14,8% a marzo e -11,3% nel cumulato), al quinto mese consecutivo di segno meno, per sanare la quale, secondo quanto affermato da Unrae, non bastano più le campagne promozionali attuate dalle Case, ma diventa indispensabile un intervento del Governo per trovare delle soluzioni. Anche perché non si può sempre contare sullo stato di salute di Noleggi (-0,4% a marzo il Breve Termine) e Società, che cominciano ad accusare un rallentamento nella crescita, dopo aver sostenuto il mercato per tutto lo scorso anno. Le motorizzazioni principali sono tutte in picchiata, il Diesel perde il 9,0% a marzo e il 2,5% nei tre mesi, e doppio segno negativo anche per le Benzina (-3,9% e -3,2%) e per le auto a Gpl (-10,2% e -7,5%). Crescono sì le ibride (+28,5% e 33,1%) e le elettriche (+81,7% e +71,9%) ma ci aggiriamo su quote di mercato poco rilevanti, che non incidono ancora realmente sulle vendite totali. Per aprile, che presenta un giorno lavorativo in più rispetto all’aprile dello scorso anno (mese che interruppe una lunghissima serie mensile positiva registrando il -4,3%) i nostri Concessionari vedono un ulteriore segno meno, riavvicinandosi però alla parità, 159.471 le vendite previste per un calo dello 0,93% rispetto ad aprile 2017. Gli ordini, in calo a marzo del 5,16%, vengono visti invece in aumento ad aprile, +1,08%, nonostante un calo della percentuale di preventivi convertiti in ordini negli showroom dei Concessionari del Panel, che sono stati il 26,98% a marzo scendendo di un punto percentuale rispetto al mese precedente. In diminuzione vengono viste le Km0 che, se a marzo sono state oltre il 10% del mercato, ad aprile costituiranno, nelle previsioni, il 7,19% del totale. Le auto ad alimentazione alternativa, (il 12% a marzo con uno scostamento nella previsione di quasi 2 punti percentuali) saranno, sempre secondo i nostri Concessionari, il 9,93% del totale vendite. Riguardavano il canale Privati i sondaggi che abbiamo proposto sia al Panel sia agli utenti del nostro sito internet www.interautonews.it. Il 79% dei nostri Concessionari sposa la tesi dell’Unrae, un intervento governativo potrebbe risollevare le vendite, mentre, fra l’utenza del nostro sito, il 50% di essa, al momento di andare in stampa, pensa che il calo di vendite del canale sia dovuto agli strascichi della crisi, il 37,5% lo attribuisce alla concorrenza delle Km 0 mentre un più sparuto 12,5% ritiene che sia l’offerta di prodotto ad essere poco accattivante.

 A marzo il panorama degli sconti si muove in maniera analoga a quanto successo a febbraio, tutto si risolve entro i 2 punti percentuali, ma con risultati leggermente diversi. Se a febbraio gli sconti per le alternative a livello nazionale diminuivano, a marzo aumentano di 1,9 punti; il Diesel, invece, già di poco sopra la parità, a marzo supera il mezzo punto. Le Benzina invece scendono di quasi un punto. L’aumento per Diesel e Alternative trova conferma nelle aree geografiche con il picco di +2 punti percentuali per queste ultime nel Nord Italia, dove invece le Benzina perdono più di 3 punti.

 Nel mese di marzo il Diesel riguadagna un po’ del terreno perduto in precedenza, aumentano infatti le consegne di oltre 4 punti percentuali a livello nazionale mentre gli ordini perdono poco meno di 2 punti, andando comunque meglio che a febbraio quando ne avevano persi quasi 7. Risultati pressoché confermati analizzando le aree geografiche, ove le consegne aumentano in tutto il Paese con il picco di oltre 8 punti percentuali al Centro Italia, dove invece gli ordini scendono di più di 3 punti.


Mercato, stock, Km0: chi vince al gioco dell’oca?

Ci risiamo. Il mercato ha dato numeri buoni a luglio, eccellenti ad agosto, il solito mese jolly. Un’estate apparentemente a gonfie vele, in Italia - in Europa  è stata addirittura clamorosa.  L’effetto Wltp, si è subito detto, ben sapendo quello che si diceva. Ovvero: la spinta delle campagne promosse da Concessionari e Case per smaltire gli stock di auto non conformi alle nuove procedure di omologazione in vigore dal 1° settembre ha prodotto quei volumi e quelle percentuali di crescita. Il punto è che, una volta di più, c’è da chiedersi se immatricolazione sia sinonimo di vendita. A occhio, non lo è, specie se si parla di vendita al cliente privato - che continua a tenersi abbastanza lontano dal mercato. Dunque, il giro appare essere il solito: si sono smaltiti gli stock rimpinguando altri stock. Che, in un modo o nell’altro, vanno a rimpinguare la flotta delle Km0, in carico ai Concessionari. Ad agosto, le Case non hanno praticamente fatto auto-immatricolazioni (e Fiat ha sacrificato così il 1° posto di Panda nella classifica dei modelli più venduti). I Dealer ne hanno fatto il 44,28% in più rispetto al 2017 - senza contare le 1.835 immatricolazioni intestate alle proprie società di noleggio a breve termine. Negli 8 mesi del 2018, sono arrivati a quota 160mila (+22.000 circa sul 2017), a fronte del -25,6% di quelle delle Case (-19.000 unità). I dati sono di Data Force e dicono che i vasi continuano a comunicare: da una parte le auto-immatricolazioni calano, dall’altra crescono. Che si tratti di forzature, lo lasciamo dire a chi le fa e poi se ne lamenta. Che il mercato finirà per pagare questo gioco è fuor di dubbio. Resta da capire quando. La speranza è che non sia necessario sedere sulla riva del fiume, per capire quando accadrà.

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Nessuna nuova sul fronte delle rappresentanze dei Dealer. Il che non è una buona nuova. Le strade, tra Federauto e i promotori della nuova associazione, si sono definitivamente separate con lo scambio di lettere di inzio estate. Posizioni inconciliabili, dialogo inesistente. Fine della possibile collaborazione. Che era la strada auspicata da qualcuno, all’interno della compagnia dei “fuoriusciti”: la Federauto a fare la propria politica, il nuovo gruppo con funzione di task force e l’incarico di occuparsi di uno dei tanti temi che incombono sul business e sugli imprenditori che lo portano avanti. Oggi lo spettro dell’aumento dell’Iva, domani quello del Regolamento europeo - solo per citare due delle aree di intervento in cui il lavoro di lobby potrebbe (avrebbe potuto?) risultare più che utile. Ma no: separati nella stessa casa, si procederà così.

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