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Dopo il risultato di febbraio difficilmente pronosticabile, il Panel dei nostri Concessionari aggiusta il tiro e si avvicina di molto al risultato di marzo. Le 188.000 vendite previste costituiscono uno scostamento solo del -1,25% rispetto alle 190.381 immatricolazioni poi comunicate dal Ministero dei Trasporti. Centrare una previsione in un periodo difficilmente interpretabile come quello che stiamo attraversando non è poca cosa. Vuol dire che il nostro Panel si sta abituando a destreggiarsi tra incentivi proposti dalle Case, vetture a Km0, immatricolazioni negli ultimi tre giorni del mese e tutti gli altri fattori che influenzano il mercato italiano dell’auto. Anche per il mese di aprile il nostro Panel vede un mercato al rialzo e proietta 170.600 targhe, il che costituirebbe una crescita del 14% rispetto alle 149.700 immatricolazioni dell’aprile del 2015. I Concessionari che partecipano mensilmente alla nostra indagine vedono quindi un proseguimento del trend positivo che ha già caratterizzato il primo trimestre del 2016. Uno dei fattori che spinge all’ottimismo è probabilmente il progressivo irrobustimento di tutti i settori, in particolare quello delle vendite a Privati che sul trimestre cresce quasi del 30% ma anche di quelli del Noleggio (+8,8%) e delle Società (+8,9%). Il miglioramento concreto di tutti gli attori del mercato fa quindi credere in un cielo sereno per ancora un bel po’ di tempo, considerando che un mercato così, secondo anche quanto confermato dall’Unrae “non lo vedevamo da 6 anni, dal 2010, periodo nel quale scadevano gli ultimi incentivi alla rottamazione”. Sono in positivo, infatti, anche le previsioni degli ordini che, sempre relativamente al mese di aprile, vengono visti in crescita del 6,5% sullo stesso mese del 2015. Un altro dato interessante è costituito dal calo di quota percentuale che i nostri Concessionari attribuiscono alla presenza di vetture a Km0 che, secondo le loro proiezioni relative ad aprile costituiranno solo il 4% del totale immatricolato. Un mercato più sano quindi, rispetto a quello del periodo pre-crisi, scevro da incentivi statali e solo parzialmente influenzato dalle promozioni proposte dalle Case, un mercato che si va forse stabilizzando verso i suoi valori reali. Molto interessanti i risultati del sondaggio mediante il quale abbiamo coinvolto sia i nostri Concessionari sia chi viene a cliccare sul nostro sito www.interautonews.it. Abbiamo chiesto, e questa volta ci siamo rivolti in particolare a quei Concessionari che hanno implementato il loro business operando sui social network, se la loro presenza su Facebook o Twitter avesse migliorato la propria attività. Bene, mentre i Concessionari del nostro Panel hanno risposto con un deciso sì (60%), sul sito i risultati sono in perfetta parità, 37,5% i sì mentre un altro 35,7% ritiene che l’utilizzo di un profilo Facebook o Twitter non abbia migliorato il proprio business. Piuttosto alta la percentuale (28,6%) di chi non è presente con la propria concessionaria sul social network, ma non per quanto riguarda i Concessionari del nostro Panel (7%).

Solo le auto a benzina hanno visto, nel mese di marzo, un leggero aumento degli sconti, ma solo al Centro e al Nord Italia, mentre nel Sud e nelle Isole c’è una diminuzione di quasi mezzo punto percentuale. Stabile il diesel a livello nazionale, in questo caso è il Nord a perdere quasi un punto. Ancora più consistente la riduzione dello sconto sulle auto a Gpl, la cui media degli sconti passa dal 13,28% al 12,24%, con Nord, Centro e Sud/Isole che perdono tutte intorno a un punto percentuale.

 

Consistente diminuzione sia di ordini che di consegne di vetture diesel in particolare al Centro Italia con un calo, nelle consegne, di 10 punti percentuali, e ancora di più negli ordini che precipitano dal 60% di febbraio al 44,1% di marzo. Nonostante il progresso delle immatricolazioni di autovetture alimentate a gasolio registrato nel primo trimestre di quest’anno (+22,07%), va osservata l’avanzata dell’alimentazione ibrida che, sempre nel primo quarto, ha fatto registrare un rialzo del 48% nel suo complesso e di oltre il 50% per l’alimentazione benzina+elettrica.


Mercato, stock, Km0: chi vince al gioco dell’oca?

Ci risiamo. Il mercato ha dato numeri buoni a luglio, eccellenti ad agosto, il solito mese jolly. Un’estate apparentemente a gonfie vele, in Italia - in Europa  è stata addirittura clamorosa.  L’effetto Wltp, si è subito detto, ben sapendo quello che si diceva. Ovvero: la spinta delle campagne promosse da Concessionari e Case per smaltire gli stock di auto non conformi alle nuove procedure di omologazione in vigore dal 1° settembre ha prodotto quei volumi e quelle percentuali di crescita. Il punto è che, una volta di più, c’è da chiedersi se immatricolazione sia sinonimo di vendita. A occhio, non lo è, specie se si parla di vendita al cliente privato - che continua a tenersi abbastanza lontano dal mercato. Dunque, il giro appare essere il solito: si sono smaltiti gli stock rimpinguando altri stock. Che, in un modo o nell’altro, vanno a rimpinguare la flotta delle Km0, in carico ai Concessionari. Ad agosto, le Case non hanno praticamente fatto auto-immatricolazioni (e Fiat ha sacrificato così il 1° posto di Panda nella classifica dei modelli più venduti). I Dealer ne hanno fatto il 44,28% in più rispetto al 2017 - senza contare le 1.835 immatricolazioni intestate alle proprie società di noleggio a breve termine. Negli 8 mesi del 2018, sono arrivati a quota 160mila (+22.000 circa sul 2017), a fronte del -25,6% di quelle delle Case (-19.000 unità). I dati sono di Data Force e dicono che i vasi continuano a comunicare: da una parte le auto-immatricolazioni calano, dall’altra crescono. Che si tratti di forzature, lo lasciamo dire a chi le fa e poi se ne lamenta. Che il mercato finirà per pagare questo gioco è fuor di dubbio. Resta da capire quando. La speranza è che non sia necessario sedere sulla riva del fiume, per capire quando accadrà.

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Nessuna nuova sul fronte delle rappresentanze dei Dealer. Il che non è una buona nuova. Le strade, tra Federauto e i promotori della nuova associazione, si sono definitivamente separate con lo scambio di lettere di inzio estate. Posizioni inconciliabili, dialogo inesistente. Fine della possibile collaborazione. Che era la strada auspicata da qualcuno, all’interno della compagnia dei “fuoriusciti”: la Federauto a fare la propria politica, il nuovo gruppo con funzione di task force e l’incarico di occuparsi di uno dei tanti temi che incombono sul business e sugli imprenditori che lo portano avanti. Oggi lo spettro dell’aumento dell’Iva, domani quello del Regolamento europeo - solo per citare due delle aree di intervento in cui il lavoro di lobby potrebbe (avrebbe potuto?) risultare più che utile. Ma no: separati nella stessa casa, si procederà così.

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