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L’inatteso risultato delle immatricolazioni nel mese di dicembre ha preso in contropiede non solo gli analisti più accreditati, ma anche gli altrettanto accreditati protagonisti del nostro Panel mensile, come noto composto dai Concessionari italiani, cioè da professionisti che sono in prima linea nel mercato dell’auto. Eppure,  rispetto alle 105.300 immatricolazioni da loro indicate come media (qualcuno si era effettivamente spinto molto oltre, ma si trattava di una sparuta minoranza mentre la maggioranza dei “panelisti” si è tenuta sul bordo delle 100.000 unità) il dato ufficiale diffuso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha preso tutti di sorpresa con le 109.395 immatricolazioni. La differenza in termini percentuali non è clamorosa, nel senso che si è trattato di uno scarto del 3,9%, ma quel che ha forse spiazzato chi formulava le previsioni è stato il pregresso: negli ultimi  tre anni, infatti, la cifra assoluta delle targhe consegnate non era mai andata oltre le 92.200 unità del dicembre 2014 (87.480 nel dicembre 2012, 89.415 nel dicembre 2013), anche se poi per ritrovare un saldo inferiore alle 100.000 immatricolazioni occorreva risalire al 1995 (98.947 targhe). Per farla breve, insomma, i nostri “panelisti” pur animati da un cauto ottimismo non si sono avventurati in un terreno poi frequentato nella realtà dei fatti, anche se - seguendo la nostra filosofia analitica che si basa su tutti gli aspetti del mercato - le immatricolazioni degli ultimi tre giorni hanno generato il solito “mostro”, con il 26,4% delle targhe (stiamo parlando di oltre un quarto del totale!) consegnate nel finale del mese di dicembre, cosa che in parte può trovare la sua spiegazione nel raggiungimento forzato degli obiettivi che ai Dealer portano come conseguenza i preziosi contributi variabili delle Case. In questa ottica, merita la segnalazione delle 8.653 immatricolazioni di Km0 previste dal nostro Panel per il mese di gennaio, valore che rappresenta il 5,7% di quelle 151.800 targhe che dovrebbero essere l’immatricolato che il nostro Panel prevede per il primo mese di quest’anno. Ciò detto, ecco per gennaio un inatteso ma comprensibile scatto in avanti. Il Panel indica, come media per la chiusura del primo mese del nuovo anno,  151.800 targhe. Se la previsione dovesse trovare conferma nei dati del Ministero, torneremmo a valori registrati per l’ultima volta nel 2011, quando le targhe consegnate furono 165.172. L’ottimismo manifestato dagli aderenti al nostro Panel è confermato anche dall’indicazione del numero degli ordini: 147.800, in aumento del 14,6%,  valore lievemente inferiore al +14,9% delle immatricolazioni. Interessante, poi, la valutazione sul futuro delle motorizzazioni Diesel. Al quesito se ci si aspetti un calo della domanda di vetture a gasolio, il 25% dei “panelisti” ha risposto di sì, indicando una flessione media dell’11,5%. E qui, al contrario di quanto manifestato per le immatricolazioni di gennaio, serpeggia un pessimismo forse eccessivo.  Comunque a noi non resta che attendere le indicazioni ufficiali, in agenda per lunedì 1° febbraio.

Scorrendo le cifre emerse dalle indicazioni del nostro Panel, si rileva una linea di continuità senza significative variazioni per gli sconti medi applicati alle vetture a benzina e a gasolio, mentre la flessione delle vendite di vetture con alimentazione bifuel benzina-Gpl trova conferma nel lieve aumento sulla relativa scontistica, manifestatasi con una crescita dello 0,7% in un mese. Certo, con la nuova campagna promozionale di FCA, forse i concorrenti dovranno fare ricorso a qualche significativa contromossa.

Sempre basandoci sui dati espressi dal nostro Panel,  emerge uno strano andamento del mercato delle Diesel, con gli ordini in significativa crescita fra novembre e dicembre, ma con le consegne in lieve contrazione. In effetti, la spiegazione può essere individuata nella mancanza di prodotto disponibile presso i Concessionari, con conseguente lista di attesa in aumento. Quanto alla dimensione dei valori, si verifica una lieve discrepanza con quanto indicato come media annua dai dati ufficiali, che nei conteggi di Unrae indicano la quota Diesel in Italia per l’intero 2015 in un 55,6% (56,9% nel solo mese di dicembre).


Mercato, stock, Km0: chi vince al gioco dell’oca?

Ci risiamo. Il mercato ha dato numeri buoni a luglio, eccellenti ad agosto, il solito mese jolly. Un’estate apparentemente a gonfie vele, in Italia - in Europa  è stata addirittura clamorosa.  L’effetto Wltp, si è subito detto, ben sapendo quello che si diceva. Ovvero: la spinta delle campagne promosse da Concessionari e Case per smaltire gli stock di auto non conformi alle nuove procedure di omologazione in vigore dal 1° settembre ha prodotto quei volumi e quelle percentuali di crescita. Il punto è che, una volta di più, c’è da chiedersi se immatricolazione sia sinonimo di vendita. A occhio, non lo è, specie se si parla di vendita al cliente privato - che continua a tenersi abbastanza lontano dal mercato. Dunque, il giro appare essere il solito: si sono smaltiti gli stock rimpinguando altri stock. Che, in un modo o nell’altro, vanno a rimpinguare la flotta delle Km0, in carico ai Concessionari. Ad agosto, le Case non hanno praticamente fatto auto-immatricolazioni (e Fiat ha sacrificato così il 1° posto di Panda nella classifica dei modelli più venduti). I Dealer ne hanno fatto il 44,28% in più rispetto al 2017 - senza contare le 1.835 immatricolazioni intestate alle proprie società di noleggio a breve termine. Negli 8 mesi del 2018, sono arrivati a quota 160mila (+22.000 circa sul 2017), a fronte del -25,6% di quelle delle Case (-19.000 unità). I dati sono di Data Force e dicono che i vasi continuano a comunicare: da una parte le auto-immatricolazioni calano, dall’altra crescono. Che si tratti di forzature, lo lasciamo dire a chi le fa e poi se ne lamenta. Che il mercato finirà per pagare questo gioco è fuor di dubbio. Resta da capire quando. La speranza è che non sia necessario sedere sulla riva del fiume, per capire quando accadrà.

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Nessuna nuova sul fronte delle rappresentanze dei Dealer. Il che non è una buona nuova. Le strade, tra Federauto e i promotori della nuova associazione, si sono definitivamente separate con lo scambio di lettere di inzio estate. Posizioni inconciliabili, dialogo inesistente. Fine della possibile collaborazione. Che era la strada auspicata da qualcuno, all’interno della compagnia dei “fuoriusciti”: la Federauto a fare la propria politica, il nuovo gruppo con funzione di task force e l’incarico di occuparsi di uno dei tanti temi che incombono sul business e sugli imprenditori che lo portano avanti. Oggi lo spettro dell’aumento dell’Iva, domani quello del Regolamento europeo - solo per citare due delle aree di intervento in cui il lavoro di lobby potrebbe (avrebbe potuto?) risultare più che utile. Ma no: separati nella stessa casa, si procederà così.

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