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Nel prevedere le immatricolazioni del quinto mese dell’anno, i nostri amici Concessionari che danno vita al Panel di InterAutoNews sembrano aver ritrovato la strada maestra, avendo indicato una media di 144.800 immatricolazioni per il mese di maggio.Ciò significa che hanno mancato di poco il bersaglio. Infatti le 146.582 targhe consegnate a maggio e rese note ufficialmente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti,  rappresentano una differenza di appena l’1,2% rispetto a quanto indicato dal Panel, valore che rientra nei parametri di scostamento previsionali. A confermare il ritrovato intuito dei nostri Dealer, c’è anche l’indicazione della raccolta dei contratti. A fronte di una previsione di 143.000 ordini, il dato scaturito dallo scambio di informazioni fra Anfia e Unrae (ricordiamo che non si tratta di dati ufficiali, ma di semplice scambio di informazioni) ha indicato 145.000  ordini e quei 2.000 ordini in più stanno a  significare uno scarto di appena l’1,4%, anche qui valore accettabile in termini di previsione. Possiamo quindi dire che, almeno per il mese di maggio, il nostro Panel ha nuovamente centrato l’obiettivo. Ora si tratta di proseguire sulla strada maestra, avvicinandosi il più possibile alla realtà che verrà resa nota mercoledì 1 luglio alle 18.

Dando uno sguardo alla storia recente del mercato, nel 2014 le immatricolazioni del sesto mese dell’anno consuntivarono 128.272 targhe contro le 122.815 del giugno del 2013. Ora, tenuto conto che nei primi cinque mesi dell’anno le percentuali di crescita sono state tutte a doppia cifra e che il recupero (con percentuali attive) non si è più fermato dal giugno dello scorso anno, c’è da attendere con interesse il dato ufficiale che verrà comunicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ed elaborato dall’Unrae e dall’Anfia.

I Dealer aderenti al Panel hanno intanto indicato per giugno un media di 138.900 immatricolazioni, con un incremento dell’8,3%. Quanto agli ordini, la previsione formulata è di 126.966 contratti, in crescita dell’8,6%.  Un quadro tutto sommato positivo, anche se per il secondo mese consecutivo ci si aspetta una crescita a cifra singola. Decisamente contenuta, poi, l’indicazione delle Km0. Ne sono attese 5.042, pari - come quota - al 3,6% dell’immatricolato previsto. Decisamente significativo ed interessante - tanto da averne fatto argomento del nostro “Punto” del mese (vedere pagina 2) - l’esito del nostro sondaggio mensile. La domanda era stata posta in modo molto diretto: siete favorevoli o contrari ai “Porte Aperte” nei weekend? I no sono stati una valanga. Esattamente il 78% delle schede ha riportato il giudizio negativo, con particolari sottolineature per l’assurdità delle aperture domenicali, mentre del 22% che ha risposto in maniera positiva, una buona parte ha evidenziato l’opportunità di far svolgere l’evento solamente di sabato. Come a dire che anche i non contrari chiedono che sia fatta salva la giornata di riposo domenicale.


Se il food delivery consegna lezioni a domicilio

I l titolo è perentorio: “2030: il food delivery ucciderà i ristoranti. E dalle case spariranno le cucine”. L’articolo, pubblicato dal sito Business Insider, porta la firma di Valerio Mammone. Abbonda di dati e virgolettati, è molto dettagliato. Non parla del mercato delle automobili, naturalmente, ma può risultare istruttivo, se si ha voglia di uscire dalla logica “il nostro è un business unico”. 
Food delivery: consegna di cibo a domicilio. In Italia, ci dice Mammone, il fenomeno esplode nel 2015, con nuove startup (Glovo, Foodora, Deliveroo, UberEats...) venute a rompere il dominio di Just Eat. Nel 2017 il mercato vale 201 milioni di euro, +66% sul 2016. Nel primi mesi del 2018, tra piatti pronti o semplice spesa, più di 4 milioni di italiani hanno scelto la consegna a domicilio almeno una volta al mese. Utilizzatori più assidui: i Millennial, fascia d’età tra i 25 e i 34 anni. Entro il 2022 si prevede che le piattaforme di food delivery genereranno un giro d’affari da 2,5 miliardi di euro. 
Il punto centrale dell’asse che i ristoratori hanno costituito con le piattaforme di food delivery - spiega Business Insider - sono i big data. Migliaia di informazioni vengono raccolte ed elaborate ogni giorno dalle piattaforme e poi, dice Samuele Fraternali dell’Osservatorio e-commerce B2C, “i dati vengono rivenduti ai ristoratori, che così possono profilare gli utenti, sapere quali prodotti vanno di più, quali sono i servizi preferiti, quali zone e fasce orarie rendono di più... Il ristoratore non paga tanto il dato, quanto la sua rielaborazione”.

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