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Il nostro Panel fa fatica a tenere il passo del mercato. Questa è la cruda verità. Per aprile aveva indicato un targato di 132.700 unità,  il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha dato una differente sentenza: 148.478 immatricolazioni con un incremento del 24,2% rispetto all’immatricolato dell’aprile dello scorso anno, che fu di 119.849 targhe.  Uno scarto di  quasi 16.000 unità e di quasi il 12% non rientra fra i canoni concessi in fase previsionale.

Ora i nostri “panelisti” sono chiamati a cimentarsi con la previsione del mercato italiano di maggio, ancora per questo mese caratterizzato dalla spinta della campagna incentivi di FCA con i suoi tre marchi Fiat, Lancia e Alfa Romeo. Il loro verdetto è 144.800 immatricolazioni. Abbiamo voluto però questa volta disaggregare le risposte dei Dealer del Gruppo FCA per verificare il livello di ottimismo espresso dai principali protagonisti del mercato di aprile. Ne è venuta fuori una previsione assai più generosa: 158.100 nuove immatricolazioni, con un incremento del 19,5% rispetto all’immatricolato del maggio 2014. Sarà molto, molto interessante verificare se alla fine l’ottimismo dei Dealer FCA sarà stato premiato o se avrà avuto la meglio il tono più cauto emerso dall’insieme dei votanti che, lo ricordiamo, sono circa 450 scelti in base alle aree geografiche e all’appartenenza ai singoli brand. In questa ottica, fra l’altro, appare interessante anche il sondaggio mensile, attraverso il quale chiedevamo in che misura era cresciuta o era diminuita l’affluenza agli showroom.  Nel complesso il 40% degli interpellati ha confermato una crescita e, nel dettaglio, l’entità della crescita è stata indicata con una media  del 17,2%, anche con punte del 45% per alcuni dei Dealer del Gruppo italo-americano. Merita ricordare che, in un comunicato diffuso all’indomani della conferma della campagna incentivi anche per maggio, il portavoce di FCA ha indicato in un 40% medio la crescita dell’affluenza alle Reti del Gruppo, con un valore analogo per quanto riguarda la raccolta dei contratti nel corso del mese di aprile. Nello scenario  previsionale del nostro Panel, emergono altre interessanti indicazioni, a cominciare dalla raccolta ordini, indicata in 145.000 contratti, con un incremento sul maggio dello scorso anno del 9,4%. A parte la prevedibile euforia dei Dealer del Gruppo FCA,  ci sono comunque alcuni altri segnali che meritano attenzione, come la percentuale delle vetture a gas (Gpl e metano) che in maggio dovrebbero avvicinarsi molto al 15% dell’immatricolato rispetto al 13% del primo quadrimestre o, ancora, delle circa 6.600 Km0 previste per l’intero mese, con una quota sulla previsione indicata al 4,5%.

Ma è evidente sin da ora che l’attesa è tutta focalizzata sull’immatricolato e sulla conferma che gli incentivi, con o senza rottamazione, se offerti in maniera chiara possono generare nei consumatori la reazione da molti attesa, visto che non è stata solo FCA  spingere sull’acceleratore degli sconti,  con la convinzione che un flusso positivo possa innescare la tanto attesa ripresa che però deve diventare stabile al più presto per restituire una vera boccata di ossigeno ad un sistema che sta soffrendo ancora molto.

Mentre il mese di aprile festeggia una clamorosa crescita dell’immatricolato, si registra - ma tutto sommato è una regola - una sia pur lieve contrazione delle indicazioni degli sconti praticati al cliente finale.  Appare molto evidente il taglio agli sconti medi praticati al Sud, mentre si mantengono più o meno inalterati con lievi spostamenti quelli riguardanti il Nord e il Centro del nostro Paese.

 

Il calo degli ordini e delle consegne di vetture Diesel si mantiene entro ambiti accettabili, anche se  - almeno numericamente - è più evidente il calo dgli ordini rispetto alle consegne. Ma in questo ragionamento va inserita anche la crescita (peraltro non clamorosa) delle vendite di vetture ibride, che incidono più sulla domanda di vetture a gasolio che non su quelle a benzina, anche - lo ripetiamo - se si tratta di valori al momento ancora molto contenuti.


Se il food delivery consegna lezioni a domicilio

I l titolo è perentorio: “2030: il food delivery ucciderà i ristoranti. E dalle case spariranno le cucine”. L’articolo, pubblicato dal sito Business Insider, porta la firma di Valerio Mammone. Abbonda di dati e virgolettati, è molto dettagliato. Non parla del mercato delle automobili, naturalmente, ma può risultare istruttivo, se si ha voglia di uscire dalla logica “il nostro è un business unico”. 
Food delivery: consegna di cibo a domicilio. In Italia, ci dice Mammone, il fenomeno esplode nel 2015, con nuove startup (Glovo, Foodora, Deliveroo, UberEats...) venute a rompere il dominio di Just Eat. Nel 2017 il mercato vale 201 milioni di euro, +66% sul 2016. Nel primi mesi del 2018, tra piatti pronti o semplice spesa, più di 4 milioni di italiani hanno scelto la consegna a domicilio almeno una volta al mese. Utilizzatori più assidui: i Millennial, fascia d’età tra i 25 e i 34 anni. Entro il 2022 si prevede che le piattaforme di food delivery genereranno un giro d’affari da 2,5 miliardi di euro. 
Il punto centrale dell’asse che i ristoratori hanno costituito con le piattaforme di food delivery - spiega Business Insider - sono i big data. Migliaia di informazioni vengono raccolte ed elaborate ogni giorno dalle piattaforme e poi, dice Samuele Fraternali dell’Osservatorio e-commerce B2C, “i dati vengono rivenduti ai ristoratori, che così possono profilare gli utenti, sapere quali prodotti vanno di più, quali sono i servizi preferiti, quali zone e fasce orarie rendono di più... Il ristoratore non paga tanto il dato, quanto la sua rielaborazione”.

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