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14.403 immatricolazioni in più separano la previsione per il mese di marzo del nostro Panel dei Concessionari rispetto al dato ufficiale diffuso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti:  161.303 le targhe consegnate nel terzo mese dell’anno, 146.900 quelle previste dalla media delle risposte dei Concessionari del nostro Panel. Non possiamo che prendere atto dell’ulteriore previsione sbagliata (tutte per difetto)  che fa impallidire la serie positiva inanellata nella seconda parte dello scorso anno. Quel che è successo lo sanno benissimo tutti coloro che seguono con attenzione il mercato. Quel mercato dell’auto che è passato nelle mani di noleggiatori e si sa che l’intero settore è un affare privato fra Case e imprese del noleggio. Ed è forse questa una delle ragioni che incide sulle capacità previsionali di un Panel che in tempi recenti ha saputo cogliere quasi all’unità  il risultato effettivo, al punto di far “ingelosire” chi di previsioni vive tutto l’anno. Ora, entrando nel secondo trimestre del 2015, riceviamo dai nostri Dealer una indicazione che potrebbe risultare più vicina alla realtà: 132.700 immatricolazioni, con un incremento del 10,7% sull’immatricolato dell’aprile dello scorso anno.  C’è da immaginare che  i Concessionari stiano lentamente allineandosi nelle loro elaborazioni a quanto va accadendo nel settore del noleggio a breve e a lungo termine, che continua a  dare vita a valori molto significativi in termini di immatricolato e di business (+28,6% a marzo, +25,7% nel primo trimestre). Spostando la nostra attenzione sul sondaggio che ogni mese proponiamo agli aderenti al Panel di InterAutoNews, c’è da registrare la risposta dell’82,8% degli interpellati che ha come media indicato una giacenza ad inizio mese di 17 vetture a Km0, cosa che evidentemente incide in maniera assai diversa secondo le dimensioni del business del singolo Dealer. Di certo, non sono bruscolini, visto che il valore medio delle giacenze è, vuoto per pieno, di 15.385 euro. Il che, incrociando il valore medio e le giacenze, fa la non trascurabile somma di 261.500 euro. Anche qui vale il discorso della correlazione della cifra al business complessivo e quindi al peso più o meno sostenuto che il business delle Km0 finisce per avere sul giro d’affari di un grande Dealer da 2.000 macchine e sul  piccolo Dealer da 200 pezzi. Come dire: tutto è relativo. E sul fronte delle Km0,  il nostro Panel indica 9.985 unità, pari al 9,9% dell’intero immatricolato del mese di marzo (quindi a consuntivo) e 6.635 unità per il mese di aprile (quindi una previsione) pari al 5% di quota. Mette conto, infine, evidenziare come le vetture a bifuel a Gpl o a metano abbiano ormai stabilmente superato - almeno nelle previsioni del nostro Panel - il 15% di quota, valore però decisamente lontano da quanto nei fatti registrato lo scorso mese di marzo, quando le Gpl chiusero al 7,5% di quota e quelle a metano al 3,8%, consuntivando un valore cumulato dell’ 11,3%.

L’indicazione del nostro Panel sul fronte degli sconti è parzialmente opinabile, poiché vi è poca chiarezza sul conteggio della dimensione dello sconto. Se questo ha efficacia in termini di valore indicato, non ne ha se consideriamo solo le differenze esistenti fra le fasce del mercato italiano, dove lo spartiacque fra Nord e Sud supera ampiamente i 4 punti percentuali, conferma che il mercato dell’auto, al Sud e nelle Isole è una roba molto più dura da gestire.

Non è di certo un fatto nuovo, il fatto che ormai  le motorizzazioni Diesel hanno saldamente preso il comando delle vendite. Nessuna novità, quindi,  anche se i dati ufficiali diffusi dall’Unrae dicono che le vetture a gasolio in marzo hanno totalizzato il 56% delle vendite, ottenendo un risultato anche superiore a quanto emerge di dati del nostro Panel, che - sempre per marzo - indicava una media per le consegne di poco superiore al 54%, ma con variazioni anche molto sensibili fra Nord, Centro, Sud e Isole.


Se il food delivery consegna lezioni a domicilio

I l titolo è perentorio: “2030: il food delivery ucciderà i ristoranti. E dalle case spariranno le cucine”. L’articolo, pubblicato dal sito Business Insider, porta la firma di Valerio Mammone. Abbonda di dati e virgolettati, è molto dettagliato. Non parla del mercato delle automobili, naturalmente, ma può risultare istruttivo, se si ha voglia di uscire dalla logica “il nostro è un business unico”. 
Food delivery: consegna di cibo a domicilio. In Italia, ci dice Mammone, il fenomeno esplode nel 2015, con nuove startup (Glovo, Foodora, Deliveroo, UberEats...) venute a rompere il dominio di Just Eat. Nel 2017 il mercato vale 201 milioni di euro, +66% sul 2016. Nel primi mesi del 2018, tra piatti pronti o semplice spesa, più di 4 milioni di italiani hanno scelto la consegna a domicilio almeno una volta al mese. Utilizzatori più assidui: i Millennial, fascia d’età tra i 25 e i 34 anni. Entro il 2022 si prevede che le piattaforme di food delivery genereranno un giro d’affari da 2,5 miliardi di euro. 
Il punto centrale dell’asse che i ristoratori hanno costituito con le piattaforme di food delivery - spiega Business Insider - sono i big data. Migliaia di informazioni vengono raccolte ed elaborate ogni giorno dalle piattaforme e poi, dice Samuele Fraternali dell’Osservatorio e-commerce B2C, “i dati vengono rivenduti ai ristoratori, che così possono profilare gli utenti, sapere quali prodotti vanno di più, quali sono i servizi preferiti, quali zone e fasce orarie rendono di più... Il ristoratore non paga tanto il dato, quanto la sua rielaborazione”.

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