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Dopo l’illusione di settembre, brusco ritorno alla realtà per il mercato italiano dell’auto. La crescita del 9,6% rispetto al settembre del 2019 aveva fatto presagire, e sperare, in una ripresa del mercato, dopo un anno di forte recessione dovuta principalmente alla pandemia di Covid-19. Gli incentivi varati dal governo avevano dato la giusta spinta per la risalita, ma il mancato rinnovo per la fascia di veicoli più remunerativa dal punto di vista dei volumi ha portato il mese di ottobre, seppur di poco (-0,18%), nuovamente in zona negativa, a circa 157.000 immatricolazioni. Di conseguenza lo scarto di sette punti percentuali, pari a oltre 12.000 consegne, rispetto al pronostico formulato dal Panel è principalmente da attribuire al fatto che le previsioni vengono abitualmente formulate all’inizio di ogni mese e, in questo caso - all’inizio di ottobre - il rinnovo parziale degli incentivi era ancora in discussione. Fra i canali di vendita tengono solo i Privati (+11,4%) che però nel cumulato segnano ancora il -23,4% rispetto ai primi dieci mesi del 2019. Ritornano in fascia negativa i Noleggi (-4,8% nel mese e cumulato a -37,5%), nonostante la buona performance delle Top Breve Termine (+34,5%), mentre le vendite a Società/Business segnano un pesante -30,6% a ottobre e un cumulato a -44,8%. Discorso a parte meritano le auto ad alimentazione alternativa (particolarmente favorite dagli incentivi), e in particolare le auto elettrificate, che si sono prodotte in una performance di vendita in linea con il trend imperante un po’ in tutta Europa. Aumenti a tre cifre sia per le Ibride elettriche (+231%), sia per le Ibride elettriche plug-in (+330%) che per le Elettriche pure (+205%). In totale le Alternative (inclusi Gpl e Metano) hanno contato per il 38% delle immatricolazioni di ottobre. Adesso, però, con il Paese diviso in zone gialle, arancioni e rosse, e con lo spauracchio di un nuovo lockdown a causa del ritorno autunnale del virus, e le attività lavorative nuovamente penalizzate, il mancato rinnovo degli incentivi pesa ancora di più. Il momento di incertezza si riflette tutto nei risultati mensili comunicatici dai nostri Concessionari:  raccolta ordini positiva nel confronto anno su anno (+4,39%) ma in netto calo rispetto a settembre (-6,97%); la percentuale dei preventivi convertiti in ordini, 24,25%, è in calo di un punto rispetto al mese precedente, diminuisce la media venditore di quattro unità, numero medio dei contatti in picchiata (da 2860 a 890) e in flessione risultano anche i lead, la cui media segna 244, per una percentuale di chiusura contratto del 6,85%. E, in mancanza di ulteriori interventi mirati per il settore all’orizzonte, non c’è da stupirsi se i Concessionari del nostro Panel vedano rosso anche per il mese di novembre. Si prevede un calo degli ordini in concessionaria del 7,81%, mentre per l’intero mercato italiano, nonostante il giorno lavorativo in più rispetto a novembre 2019, la flessione prevista è dell’8,45%. Basso, come ormai succede sempre più spesso, il ricorso alle Km 0 che viene previsto al 4,83%.

 

A ottobre, aumento degli sconti su base nazionale sia per le alimentazioni a benzina (+1,22 punti) sia per quelle a gasolio (+1,24), in leggera diminuzione invece gli sconti per le auto ad alimentazione alternativa che segnano 1,72 punti in meno. E sono soltanto le Alternative a registrare segni negativi sia al Nord (-3,44 punti) sia nel Sud/Isole (-2,0), mentre tutti gli altri sconti sono in aumento al di sotto dei due punti percentuali, tranne le auto a benzina al Sud (+2,37).

 

Diesel in totale controtendenza rispetto al resto d’Europa, quantomeno nelle concessionarie del nostro Panel. L’aumento delle consegne registrato a ottobre su base nazionale è di ben 4,12 punti rispetto al mese precedente; in crescita, seppur di pochi decimali, anche gli ordini (+0,29). Più articolata è la situazione nel dettaglio delle aree geografiche. Il gasolio conferma il trend nazionale in particolare al Centro (consegne a +8,14 e ordini a +0,29 punti) e nella tradizionale roccaforte del Sud/Isole dove segna +7,33 punti di consegne e +2,55 di ordini. Crolla il Nord con -3,59 e -6,47 punti rispettivamente. 

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Barche diverse, ma il mare è uguale per tutti

In un film di qualche anno fa, Woody Allen raccontava la storiella delle due anziane signore ricoverate in una casa di cura. Sedute allo stesso tavolo, consumano un pasto. All’improvviso la prima dice: il mangiare qui è veramente orrendo. La seconda risponde: sì, e poi le porzioni sono così piccole... 
Ecco: più o meno la storia degli incentivi per l’acquisto delle auto stanziati dal Governo lo scorso anno e poi ancora nella Legge di Bilancio 2021. Si è sentito dire: sbagliata la tempistica, sbagliata la distribuzione, utili solo ad anticipare la domanda e quindi non realmente efficaci per rimettere in piedi il sistema. Eppure: perché porzioni così piccole?, si è alla fine sentito chiosare.
È vero: si poteva fare di più e si poteva fare meglio. E probabilmente sì, non hanno fatto e non faranno che anticipare la domanda, e si esauriranno troppo presto, e danneggeranno il mercato dei mesi a seguire… Tutto quel che si vuole. Ma resta il fatto che gli incentivi sono stati una conquista preziosa. Un passo avanti, e sudatissimo se si considera che una larga parte di quanti governano il Paese ritiene che l’unica auto realmente ecologica è l’auto che non esiste – non perché non è stata ancora inventata, ma perché l’auto non dovrebbe proprio esistere.
Per il settore auto italiano ci sono state cose buone anche dentro la tempesta del Covid, nell’infame 2020, ci ha ricordato il presidente di Federauto, De Stefani Cosentino. Su tutte la consapevolezza acquisita che, chiunque governi la nave, chiunque sia in sala macchine, il mare è lo stesso per tutti i naviganti. E quando si ingrossa a dismisura si fa squadra, si lavora tutti nella stessa direzione per portare la nave in porto. Le Case auto e le Reti di distribuzione, con l’eccezione di pochi casi, hanno lavorato insieme. E insieme hanno lavorato le associazioni della filiera. 
Al di là di risultati di mercato, fatturati, utili, questo è il lascito più prezioso del 2020. Non era scontato che andasse così, e lo conferma il fatto che – non appena svoltato l’angolo del 2021 – come se si fosse entrati in un’epoca altra, come se tutto fosse finito, il microcosmo di eletti che guida il Paese è subito tornato alle vecchie abitudini, nel tentativo forse di ristabilire la vecchia normalità (che invece non tornerà più), quella in cui all’improvviso c’è chi sfila una carta dal castello che fin lì si era miracolosamente tenuto in piedi e fa crollare tutto. La voglia di rissa, di menare le mani, è diffusa; la nuova normalità, gli impedimenti, i divieti generano pressioni enormi - ce lo dicono, anche, le torme di ragazzi che si danno appuntamento in questa o quella città per suonarsele di santa ragione. E ci si può spingere fino a comprendere come la costrizione possa generare desideri di rivolta. 
Ma è qualcosa che non porta da nessuna parte. Il sistema sano si salva proprio come tale, come sistema. Il settore auto in Italia ha certamente scelto questa strada. Non sarà per sempre, è certo: è stato però nel momento giusto, quando davvero serviva. 

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