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Dopo l’ottimo risultato di marzo che aveva portato il Panel a sole 1.600 unità di distacco dal venduto effettivo del mese, per uno scostamento compreso nel mero punto percentuale (+0,76%), la doccia fredda di aprile: a fronte di una previsione negativa, -0,93% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il mese chiude con una crescita del 6,5%, pari a 171.379 immatricolazioni rispetto alle 159.471 pronosticate dai nostri Concessionari, per una differenza di oltre 11.000 unità per difetto (-6,95%). Di certo non si è tenuto conto del giorno lavorativo in più, che attualmente vale circa 4,5 punti percentuali, né si poteva prevedere il colpo di coda del canale Privati, forse stimolato dall’imminenza della bella stagione e dalle promozioni delle Case, finalmente in positivo (+5,4% su aprile 2017) dopo una striscia negativa che durava da ottobre. C’è da dire, a discolpa dei nostri Panelisti, che ad aprile, fra Km0, demo car e auto immatricolazioni, si è sfiorato, negli ultimi tre giorni, il 48% del totale venduto. D’altro canto, le immatricolazioni degli ultimi tre giorni lavorativi del mese, è ormai opinione comune, vanno tenute in considerazione come un canale di vendita vero e proprio. Mercato quindi che scongiura, almeno momentaneamente, l’instaurarsi di un trend negativo per l’intero anno - dopo i due segni negativi di febbraio (-1,42%) e, in particolare, di marzo (-5,75%) che non lasciavano presagire nulla di buono - tanto da spingere l’Unrae a prevedere un finale d’anno simile al 2017: 1.980.000 immatricolazioni con una crescita appena sopra la parità, +0,5%. Il segnale positivo arriva quindi dal canale Privati che registra il +5,4% nel mese e riduce l’aggravio nel cumulato (-7,8% nei primi quattro mesi). L’altra performance di rilievo è dei Noleggi (+11,8% ad aprile e +12% nei quattro mesi), spinti dall’impennata del lungo termine (+23,1% ad aprile) mentre le immatricolazioni a Società rallentano la crescita mantenendo comunque il segno più, +2,3% l’aumento mensile, +10% la crescita nel cumulato. Ma i segnali positivi di aprile non influenzano particolarmente il nostro Panel che si produce in un’ulteriore previsione col segno meno: per maggio sono infatti 195.834 le consegne previste per un calo del 4,38% rispetto a maggio 2017, c’è da dirlo, questa volta a parità di giorni lavorativi. La quota dei preventivi convertiti in contratti negli showroom dei Panelisti ha perso quasi tre punti da gennaio a questa parte, probabilmente condizionando il pronostico. In calo previsti infatti anche gli ordini in concessionaria, -2,65%. Riguardava l’immarcescibile popolarità del Diesel nel nostro Paese il sondaggio rivolto agli utenti del nostro sito www.interautonews.it. Per  il 67% dei votanti la situazione rimarrà immutata nel corso del 2018, mentre per il 33% ci sarà un calo di vendite che allineerà l’Italia al trend Continentale. Nel sondaggio rivolto al Panel, i nostri Concessionari si sono espressi su come si sentano rappresentati, in questo momento, da Federauto. Risultato incerto, il 42% si sente ben tutelato, contro il 58% del fronte del No.

Più statico, rispetto al mese precedente, il panorama degli sconti. In leggera diminuzione a livello nazionale, quelli per le auto a benzina e diesel, entrambi entro il punto percentuale (-0,88 e -0,68 rispettivamente). Forbice un po’ più ampia nel dettaglio delle aree geografiche dove si passa dalla diminuzione delle auto a benzina (-3,17 punti) e delle motorizzazioni diesel (-2,36) nel Sud/Isole all’aumento per i veicoli ad alimentazione alternativa al Centro, +3,17 punti percentuali. Tutte le altre oscillazioni si risolvono entro il mero punto percentuale.

Il Diesel dà il terzo segnale negativo dell’anno, dopo quelli di gennaio e febbraio, perdendo, a livello nazionale, 5,14 punti percentuali nelle consegne e -3,48 punti anche negli ordini. Pesante la situazione al Centro Italia dove si segnano diminuzioni a doppia cifra, sia per le consegne (-16,35 punti) sia per gli ordini (-11,8). Molto più stabile la situazione nel Sud/Isole, area tradizionalmente affezionata a tale motorizzazione, ove le consegne aumentano di 1,72 punti e gli ordini diminuiscono per meno di 3 punti percentuali.

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I l titolo è perentorio: “2030: il food delivery ucciderà i ristoranti. E dalle case spariranno le cucine”. L’articolo, pubblicato dal sito Business Insider, porta la firma di Valerio Mammone. Abbonda di dati e virgolettati, è molto dettagliato. Non parla del mercato delle automobili, naturalmente, ma può risultare istruttivo, se si ha voglia di uscire dalla logica “il nostro è un business unico”. 
Food delivery: consegna di cibo a domicilio. In Italia, ci dice Mammone, il fenomeno esplode nel 2015, con nuove startup (Glovo, Foodora, Deliveroo, UberEats...) venute a rompere il dominio di Just Eat. Nel 2017 il mercato vale 201 milioni di euro, +66% sul 2016. Nel primi mesi del 2018, tra piatti pronti o semplice spesa, più di 4 milioni di italiani hanno scelto la consegna a domicilio almeno una volta al mese. Utilizzatori più assidui: i Millennial, fascia d’età tra i 25 e i 34 anni. Entro il 2022 si prevede che le piattaforme di food delivery genereranno un giro d’affari da 2,5 miliardi di euro. 
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