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Dopo la boccata d’aria di aprile (+1,47%), ritorno al segno meno per il mercato dell’auto anche se in dimensioni più contenute rispetto a quanto preventivato dal Panel. I nostri Concessionari si erano espressi con un non leggero -6,79% per il mese di maggio, ma il mercato ha retto perdendo circa 2.500 unità per un -1,19% rispetto allo stesso mese dello scorso anno che forse fa meno paura, ma non allevia completamente l’amarezza per il rientro in territorio negativo dopo l’unico segno più del 2019. Pur mantenendo il segno positivo nel cumulato dei cinque mesi (+1,5%), anche le immatricolazioni a Privati ritornano sotto la parità, e non di poco, -7,6% a maggio, dopo il +2,2% di aprile che aveva fatto ben sperare. Fra gli altri canali di vendita sono soltanto i noleggi a registrare un maggio positivo (+22,1%) migliorando anche l’esito del cumulato (-1,1%). Tardano ancora a farsi sentire gli effetti dell’introduzione del Bonus/Malus: nelle vendite del mese, le auto che beneficiano del Bonus, quelle fino a 70 g/Km di emissioni di CO2 hanno segnato un incremento del 63,5%, in linea con quanto si registrava prima dell’entrata in vigore del provvedimento. Analogamente, le auto soggette al Malus, quelle oltre i 160 g/Km di CO2, continuano ad aumentare, +107% quelle nella fascia da 161 a 175 g/km, +10,6% quelle dai 176 ai 200 g/Km, +103,6% per le auto dai 201 ai 250 g/Km e +21% per quelle oltre i 250 g/Km. D’altro canto, finché i consuntivi mensili risentiranno dell’influenza delle immatricolazioni effettuate in data antecedente al 1° marzo, non sarà possibile verificare con chiarezza la reale efficacia della nuova normativa. Per il mese di giugno, che presenta un giorno lavorativo in meno rispetto allo stesso mese dello scorso anno, il Panel prevede un risultato quasi identico a quello di giugno 2018, 175.186 consegne, per uno scarto dello 0,05% per difetto, meno di 100 unità di differenza. Sul filo della parità anche gli ordini in concessionaria previsti per il mese, +0,62% mentre l’acquisizione di maggio ha segnato -5,62%. Tendente al ribasso la percentuale dei preventivi convertiti in ordini, 23,97%. Impennata nella previsione delle Km0 che andrebbero a costituire l’11,39% del mercato di giugno, quasi 20.000 unità, dopo aver contato per il solo 7,60% del totale vendite di maggio. Inspiegabilmente bassa ci sembra la media del pronostico di giugno relativo alle auto ad alimentazione alternativa, 6,80%, una quota che generalmente viene coperta dal solo Gpl. Per i sondaggi del mese, al momento di andare in stampa, è perfetta parità per gli utenti del nostro sito www.interautonews.it fra chi ritiene che a fine 2019 le vendite di piccoli Suv avranno superato le consegne di utilitarie e fra chi pensa invece che l’auto preferita dagli italiani continuerà a primeggiare. Rivolto al volume totale di vendite di passenger car per l’intero anno è il pronostico che è stato richiesto ai Concessionari del nostro Panel, i quali hanno espresso 1.791.343 unità, un dato sensibilmente inferiore a quanto comunicato da Unrae lo scorso mese, 1.850.000 consegne totali. Vedremo.

 

Poco dinamico il panorama degli sconti. A livello nazionale rientra tutto nell’ambito del punto percentuale o poco più. Salgono gli sconti per le benzina (+0,45 punti) e diesel (+1,17), scendono invece le alternative (0,99 punti) rispetto ad aprile. Più movimento nelle aree geografiche dai -2,53 punti per le alternative al Centro ai +3,64 punti per le diesel al Sud. Diminuiscono gli sconti per le alternative anche al Nord (-0,57 punti) e per le benzina al Centro Italia (-1,66). In sostanziale aumento gli sconti per le benzina al Nord (+2,14) e al Sud (+2,20%).

 

Ennesimo colpo di coda del diesel a maggio, almeno relativamente alle consegne che, trascinate dalla performance del Centro (+14,17 punti), segnano a livello nazionale un aumento di ben 6,11 punti rispetto al mese precedente. Centro Italia protagonista, questa volta in negativo, anche riguardo gli ordini che perdono -4,50 punti, proprio a causa del crollo degli ordinativi al Centro, -18,75 punti su aprile, unico segno negativo del mese, solo parzialmente bilanciato dagli aumenti registrati al Nord (+4,01 punti) e al Sud (+0,73).

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Se Torino va a Milano, e la politica gioca a fare autogol

Perciò Torino va a Milano, nel senso del Salone dell’auto che cambia residenza. Lascia la città che gli era propria, lascia la dimora, il Parco Valentino, che lo ha visto rinascere e prosperare e affermarsi addirittura come standard con il quale dovranno misurarsi da qui in avanti gli show dell’auto, laddove pochi, pochissimi, avrebbero scommesso sulla sua capacità di durare oltre due, tre edizioni. Sono state invece cinque, l’ultima delle quali illuminata dalla presenza di 700mila visitatori e di 54 Marchi auto. Un trionfo di pubblico e di critica. Poi, è entrata in scena la politica – bassa, rigorosamente con la minuscola. E Torino, perciò, se ne va a Milano. Naturalmente, il fulmine a ciel sereno scagliato da Andrea Levy, presidente del Salone, che annunciando il trasloco ha insieme fornito le date del primo appuntamento milanese e quella della conferenza stampa di presentazione, qualche dubbio consistente lo ha prodotto. Si è detto: non si può improvvisare su due piedi un trasloco di questa portata; e in Italia, poi, dove la burocrazia è padrona e per ottenere permessi ci possono volere anni; e per andare a Milano, infine, che ha un’agenda degli eventi in cui, per trovare un buco libero, bisogna fare i salti mortali… E ancora, si è detto, un imprenditore che ha dimostrato di saperci fare, e Andrea Levy lo è, procede per programmi, non per improvvisazioni o colpi di testa. Quindi, si è concluso, la decisione di lasciare Torino non nasce dall’ultimo scontro con l’amministrazione locale – il vicesindaco Guido Montanari in testa, con la sua “speranza nella grandine” affinché mandasse all’aria l’ultima edizione del Salone del Parco Valentino - ma era stata già presa da tempo, si aspettava solo un casus belli per metterla in atto, e il casus belli è puntualmente arrivato.

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