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La performance previsionale del Panel di marzo si rivela l’unico aspetto positivo di un mese di mercato preoccupante che, nel confronto con lo stesso mese del 2019, perde, nonostante gli incentivi ancora in atto, il 16,9% di vendite. Tra lockdown a macchia di leopardo, istituzioni assorbite dalle vaccinazioni a singhiozzo e situazione economica critica per gran parte dei consumatori, la forchetta del Panel dunque non sbaglia, interpretando più che sufficientemente sia il confronto “impossibile” con il marzo del 2020 (+497,16%, con il Panel tra il +393% e il 498%) sia quello con lo stesso mese del 2019 (forchetta del Panel tra il -28% e il -13%). Nel paragone con marzo 2020 anche la raccolta ordini nelle concessionarie del Panel cresce, giocoforza, a tre cifre (+272,64%), mentre risulta più veritiero il raffronto con lo stesso mese del 2019 (-5,38%). Ed è ancora più preoccupante la flessione su febbraio 2021, -6,91%, che riflette in pieno il trend nazionale. “Il continuo calo delle immatricolazioni (…) preoccupa sempre più il mercato e le imprese. A fronte di questi dati, il rifinanziamento degli incentivi per consentire la rottamazione nella fascia 61-135 g/km CO2 fino a fine giugno è a nostro parere una necessità non ignorabile da parte del Governo” così Michele Crisci, Presidente di Unrae, sintetizza il momento difficile e la possibile soluzione per venirne fuori. D’altro canto il Panel vede ancora tempi di ripresa abbastanza lunghi, quantificando in 10 mesi di mercato “regolare” il tempo necessario per recuperare le vendite perse dall’inizio del lockdown. L’attività dentro le concessionarie comunque ferve: rispetto a febbraio si registra un calo dei contatti, ma raddoppiano le visite social con una media di oltre 11.000. Aumenta la media dei lead (241), mantenendo una quota di realizzo contratto quasi identica a quella di febbraio. Cala di una unità la media venditore (12) ma diminuiscono i giorni necessari per chiudere un contratto, dai 18 di febbraio ai 16 di marzo. La previsione per aprile riflette ancora il momento di transizione che il mercato dell’auto sta attraversando. La forchetta si restringe rispetto a quella di marzo, che aveva misurato un range di 30.000 unità. Per aprile si va dalle 144.000 alle 155.000 immatricolazioni per un’oscillazione, nel confronto con aprile 2020 (secondo mese afflitto dal Coronavirus, con sole 4.295 immatricolazioni) tra il +3252% e il +3254%. Più veritiero è il confronto con aprile 2019, nel quale i due possibili scenari sono il -17,2% nella peggiore delle ipotesi e una diminuzione dell’11% nella migliore. Anche la crescita prevista degli ordini in concessionaria rispetto ad aprile 2020 sembra fantascientifica (+4613%), ma bisogna tenere i piedi per terra perché il pronostico per aprile 2019 dice -4,92%. Sembra ancora molto bassa la quota di auto ad alimentazione alternativa sul totale mercato espressa dal Panel, 26,64%, a marzo hanno costituito il 44,55% del totale mercato. Perfetta è stata invece la previsione relativa al ricorso alle Km0 di marzo (3,84%) e rimane in linea il pronostico di aprile, espresso con un 3,68%.

 

Il comune denominatore nel confronto fra i mesi di marzo e febbraio nel panorama degli sconti è decisamente il segno meno. Diminuiscono, infatti, a livello nazionale, i ribassi per tutte le alimentazioni nell’ordine del mero punto percentuale. Né cambia la situazione nel dettaglio delle aree geografiche, fatta eccezione per le auto a benzina al Sud e per le auto ad alimentazione alternativa al Nord, i cui sconti registrano aumenti di pochi decimali. La diminuzione più importante si registra al Centro Italia dove le Benzina scendono di 2,12 punti.

 

Infinita l’altalena delle alimentazioni Diesel, che avevano iniziato l’anno in calo, si erano riprese a febbraio, per poi registrare una decisa flessione a marzo, ove, a livello nazionale, la diminuzione è di oltre 6 punti per le consegne e di quasi 8 punti per gli ordini. Regna il segno meno anche nelle aree geografiche con picchi negativi per gli ordini al Centro Italia (-8,37 punti) e al Nord (-5,54), mentre il segno più è rappresentato unicamente dalle consegne nel Nord Italia, ma per poco più di mezzo punto percentuale.

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Quale lezione utile si può trarre dalla brutta storia della Superlega europea di calcio? Che senza il coinvolgimento del popolo (gli utenti, nel caso) una rivoluzione non solo non è tale, ma nemmeno riesce – un colpo di Stato fallito, al più. Che ai tempi della iper-comunicazione, la linea sottile che separa il successo di un’iniziativa dal suo fallimento è costituita anche dalla giusta comunicazione (trasparente, fatta a tempo, inclusiva). Che l’utente, il consumatore, infine: il cliente, non sempre è soltanto pecora che paga e tace, e che quando si afferma che oggi guida il cliente, è necessario avere l’accortezza di capire che è davvero così, e agire quindi di conseguenza. Certo: parliamo di calcio, forse l’ultimo terreno sul quale il popolo è disposto a fare la rivoluzione; e parliamo di un’iniziativa che ha avuto la capacità di scontentare tutti, in tutto il mondo e a tutti i livelli, con l’esclusione di 12 consigli di amministrazione (e solo per qualche giorno: la retromarcia di alcuni di essi è stata pressoché immediata); e parliamo comunque di interessi miliardari in ballo che viaggiano ben al di sopra delle teste dei clienti del calcio. Ma ci piace pensare che è dal basso che sia davvero partita la spinta contro-rivoluzionaria, e che l’emorragia dei partecipanti al tentato colpo di Stato sia cominciata grazie alla reazione, di pancia e di cuore, del popolo tradito. 

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