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Marche 5 mesi 2019 Quota % 5 mesi 2018 Quota % Diff. % Mag. 2019 Quota % Mag. 2018 Quota % Diff. %
Fiat 147.323 16,19 172.409 18,22 -14,55 34.900 17,69 35.402 17,73 -1,42
Volkswagen 82.633 9,08 80.272 8,48 2,94 18.880 9,57 17.973 9,00 5,05
Ford 57.823 6,35 65.649 6,94 -11,92 11.908 6,04 12.797 6,41 -6,95
Peugeot 54.027 5,94 53.871 5,69 0,29 10.253 5,20 10.418 5,22 -1,58
Renault 52.817 5,80 60.854 6,43 -13,21 13.000 6,59 15.176 7,60 -14,34
Opel 51.065 5,61 46.502 4,91 9,81 10.688 5,42 10.121 5,07 5,60
Citroën 44.614 4,90 43.579 4,60 2,37 8.610 4,36 8.155 4,08 5,58
Toyota 42.326 4,65 41.083 4,34 3,03 8.940 4,53 8.503 4,26 5,14
Dacia 39.973 4,39 28.447 3,01 40,52 8.956 4,54 6.304 3,16 42,07
Jeep/Dodge 38.645 4,25 40.339 4,26 -4,20 8.460 4,29 9.899 4,96 -14,54
Lancia/Chrysler 30.333 3,33 23.162 2,45 30,96 6.090 3,09 5.070 2,54 20,12
Audi 28.579 3,14 31.225 3,30 -8,47 6.738 3,41 6.497 3,25 3,71
Mercedes 27.807 3,06 29.184 3,08 -4,72 6.003 3,04 6.258 3,13 -4,07
BMW 27.216 2,99 27.238 2,88 -0,08 5.544 2,81 5.258 2,63 5,44
Nissan 21.717 2,39 29.631 3,13 -26,71 3.983 2,02 5.218 2,61 -23,67
Kia 21.337 2,34 22.789 2,41 -6,37 4.009 2,03 4.793 2,40 -16,36
Hyundai 20.773 2,28 23.774 2,51 -12,62 4.657 2,36 5.285 2,65 -11,88
Suzuki 16.650 1,83 15.236 1,61 9,28 3.485 1,77 3.222 1,61 8,16
Seat 12.439 1,37 10.557 1,12 17,83 2.865 1,45 2.154 1,08 33,01
Skoda 12.266 1,35 12.297 1,30 -0,25 2.898 1,47 2.473 1,24 17,19
Alfa Romeo 11.846 1,30 23.629 2,50 -49,87 2.348 1,19 4.789 2,40 -50,97
Smart 11.140 1,22 11.600 1,23 -3,97 2.409 1,22 2.989 1,50 -19,40
Mini 9.662 1,06 9.607 1,02 0,57 2.086 1,06 2.009 1,01 3,83
Volvo 9.235 1,01 7.482 0,79 23,43 1.764 0,89 1.680 0,84 5,00
Land Rover 7.592 0,83 9.205 0,97 -17,52 1.172 0,59 1.656 0,83 -29,23
Mazda 5.333 0,59 5.230 0,55 1,97 995 0,50 874 0,44 13,84
Honda 4.148 0,46 4.403 0,47 -5,79 848 0,43 821 0,41 3,29
Jaguar 4.071 0,45 4.385 0,46 -7,16 593 0,30 902 0,45 -34,26
Mitsubishi 3.585 0,39 2.039 0,22 75,82 921 0,47 455 0,23 102,42
Porsche 2.731 0,30 2.507 0,26 8,93 924 0,47 696 0,35 32,76
Lexus 2.522 0,28 1.774 0,19 42,16 773 0,39 507 0,25 52,47
DS 1.541 0,17 1.217 0,13 26,62 408 0,21 251 0,13 62,55
DR 1.199 0,13 463 0,05 158,96 186 0,09 137 0,07 35,77
SsangYong 1.185 0,13 1.073 0,11 10,44 215 0,11 211 0,11 1,90
Subaru 1.030 0,11 1.351 0,14 -23,76 218 0,11 309 0,15 -29,45
Maserati 923 0,10 1.244 0,13 -25,80 196 0,10 222 0,11 -11,71
Tesla 752 0,08 184 0,02 308,70 160 0,08 27 0,01 492,59
Mahindra 498 0,05 137 0,01 263,50 84 0,04 54 0,03 55,56
Ferrari 233 0,03 176 0,02 32,39 42 0,02 45 0,02 -6,67
Lamborghini 147 0,02 75 0,01 96,00 48 0,02 17 0,01 182,35
Infiniti 119 0,01 300 0,03 -60,33 17 0,01 35 0,02 -51,43
Lada 24 0,00 21 0,00 14,29 3 0,00 1 0,00 200,00
Aston Martin 21 0,00 8 0,00 162,50 4 0,00 2 0,00 100,00
Chevrolet 17 0,00 17 0,00 0,00 2 0,00 4 0,00 -50,00
Great Wall 0 0,00 1 0,00 -100,00 0 0,00 0 0,00 -
Altre 176 0,02 155 0,02 13,55 24 0,01 23 0,01 4,35
Totale mercato 910.093 100,00 946.381 100,00 -3,83 197.307 100,00 199.692 100,00 -1,19

Fonte: Unrae 


Se Torino va a Milano, e la politica gioca a fare autogol

Perciò Torino va a Milano, nel senso del Salone dell’auto che cambia residenza. Lascia la città che gli era propria, lascia la dimora, il Parco Valentino, che lo ha visto rinascere e prosperare e affermarsi addirittura come standard con il quale dovranno misurarsi da qui in avanti gli show dell’auto, laddove pochi, pochissimi, avrebbero scommesso sulla sua capacità di durare oltre due, tre edizioni. Sono state invece cinque, l’ultima delle quali illuminata dalla presenza di 700mila visitatori e di 54 Marchi auto. Un trionfo di pubblico e di critica. Poi, è entrata in scena la politica – bassa, rigorosamente con la minuscola. E Torino, perciò, se ne va a Milano. Naturalmente, il fulmine a ciel sereno scagliato da Andrea Levy, presidente del Salone, che annunciando il trasloco ha insieme fornito le date del primo appuntamento milanese e quella della conferenza stampa di presentazione, qualche dubbio consistente lo ha prodotto. Si è detto: non si può improvvisare su due piedi un trasloco di questa portata; e in Italia, poi, dove la burocrazia è padrona e per ottenere permessi ci possono volere anni; e per andare a Milano, infine, che ha un’agenda degli eventi in cui, per trovare un buco libero, bisogna fare i salti mortali… E ancora, si è detto, un imprenditore che ha dimostrato di saperci fare, e Andrea Levy lo è, procede per programmi, non per improvvisazioni o colpi di testa. Quindi, si è concluso, la decisione di lasciare Torino non nasce dall’ultimo scontro con l’amministrazione locale – il vicesindaco Guido Montanari in testa, con la sua “speranza nella grandine” affinché mandasse all’aria l’ultima edizione del Salone del Parco Valentino - ma era stata già presa da tempo, si aspettava solo un casus belli per metterla in atto, e il casus belli è puntualmente arrivato.

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