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Marche 8 mesi 2017 Quota % 8 mesi 2016 Quota % Diff. % Ago. 2017 Quota % Ago. 2016 Quota % Diff. %
Fiat 292.961 21,44 267.322 21,34 9,59 16.624 19,94 14.745 20,48 12,74
Volkswagen 98.087 7,18 93.369 7,45 5,05 5.911 7,09 5.333 7,41 10,84
Ford 95.216 6,97 86.770 6,93 9,73 5.278 6,33 4.916 6,83 7,36
Renault 91.565 6,70 83.054 6,63 10,25 5.496 6,59 3.883 5,39 41,54
Peugeot 71.133 5,21 64.463 5,15 10,35 4.483 5,38 3.759 5,22 19,26
Opel 70.944 5,19 65.475 5,23 8,35 4.307 5,17 4.253 5,91 1,27
Toyota 58.121 4,25 48.237 3,85 20,49 3.534 4,24 2.637 3,66 34,02
Citroën 54.341 3,98 42.708 3,41 27,24 3.623 4,35 2.751 3,82 31,70
Audi 46.542 3,41 43.882 3,50 6,06 3.252 3,90 2.360 3,28 37,80
Lancia/Chrysler 44.133 3,23 46.207 3,69 -4,49 2.834 3,40 2.478 3,44 14,37
Mercedes 43.940 3,22 42.781 3,42 2,71 2.461 2,95 2.065 2,87 19,18
Nissan 43.235 3,16 38.794 3,10 11,45 2.872 3,45 1.928 2,68 48,96
Dacia 41.441 3,03 35.741 2,85 15,95 2.467 2,96 2.519 3,50 -2,06
BMW 40.508 2,96 39.719 3,17 1,99 2.540 3,05 2.432 3,38 4,44
Hyundai 37.200 2,72 36.914 2,95 0,77 2.456 2,95 2.325 3,23 5,63
Kia 33.176 2,43 31.649 2,53 4,82 2.089 2,51 2.246 3,12 -6,99
Alfa Romeo 30.789 2,25 23.295 1,86 32,17 2.165 2,60 1.597 2,22 35,57
Jeep/Dodge 29.857 2,19 26.895 2,15 11,01 2.377 2,85 1.936 2,69 22,78
Suzuki 20.768 1,52 14.432 1,15 43,90 1.382 1,66 1.026 1,42 34,70
Smart 18.644 1,36 20.530 1,64 -9,19 739 0,89 634 0,88 16,56
Mini 15.547 1,14 16.193 1,29 -3,99 918 1,10 797 1,11 15,18
Skoda 15.521 1,14 13.009 1,04 19,31 1.007 1,21 1.009 1,40 -0,20
Land Rover 12.894 0,94 13.481 1,08 -4,35 666 0,80 704 0,98 -5,40
Seat 11.835 0,87 10.321 0,82 14,67 842 1,01 670 0,93 25,67
Volvo 11.264 0,82 11.398 0,91 -1,18 806 0,97 593 0,82 35,92
Mazda 6.872 0,50 7.492 0,60 -8,28 484 0,58 475 0,66 1,89
Honda 6.832 0,50 6.219 0,50 9,86 394 0,47 353 0,49 11,61
Porsche 3.837 0,28 3.355 0,27 14,37 177 0,21 198 0,27 -10,61
Jaguar 3.763 0,28 2.924 0,23 28,69 230 0,28 261 0,36 -11,88
Mitsubishi 2.586 0,19 2.903 0,23 -10,92 143 0,17 157 0,22 -8,92
Lexus 2.268 0,17 2.442 0,19 -7,13 126 0,15 183 0,25 -31,15
Maserati 2.086 0,15 1.050 0,08 98,67 97 0,12 97 0,13 0,00
DS 2.037 0,15 2.844 0,23 -28,38 200 0,24 129 0,18 55,04
Subaru 1.938 0,14 2.179 0,17 -11,06 111 0,13 135 0,19 -17,78
SsangYong 1.546 0,11 1.930 0,15 -19,90 81 0,10 117 0,16 -30,77
Infiniti 1.501 0,11 1.152 0,09 30,30 83 0,10 126 0,17 -34,13
DR 288 0,02 358 0,03 -19,55 19 0,02 35 0,05 -45,71
Ferrari 266 0,02 293 0,02 -9,22 16 0,02 31 0,04 -48,39
Mahindra 195 0,01 211 0,02 -7,58 28 0,03 10 0,01 180,00
Lamborghini 104 0,01 79 0,01 31,65 1 0,00 2 0,00 -50,00
Chevrolet 38 0,00 30 0,00 26,67 2 0,00 3 0,00 -33,33
Aston Martin 26 0,00 14 0,00 85,71 1 0,00 1 0,00 0,00
Lada 21 0,00 0 0,00 - 3 0,00 0 0,00 -
Great Wall 1 0,00 113 0,01 -99,12 0 0,00 55 0,08 -100,00
Altre 522 0,04 394 0,03 32,49 38 0,05 42 0,06 -9,52
Marche italiane 400.493 29,31 365.516 29,18 9,57 24.133 28,95 20.923 29,06 15,34
Marche estere 965.896 70,69 887.105 70,82 8,88 59.230 71,05 51.083 70,94 15,95
Totale mercato 1.366.389 100,00 1.252.621 100,00 9,08 83.363 100,00 72.006 100,00 15,77

Se Torino va a Milano, e la politica gioca a fare autogol

Perciò Torino va a Milano, nel senso del Salone dell’auto che cambia residenza. Lascia la città che gli era propria, lascia la dimora, il Parco Valentino, che lo ha visto rinascere e prosperare e affermarsi addirittura come standard con il quale dovranno misurarsi da qui in avanti gli show dell’auto, laddove pochi, pochissimi, avrebbero scommesso sulla sua capacità di durare oltre due, tre edizioni. Sono state invece cinque, l’ultima delle quali illuminata dalla presenza di 700mila visitatori e di 54 Marchi auto. Un trionfo di pubblico e di critica. Poi, è entrata in scena la politica – bassa, rigorosamente con la minuscola. E Torino, perciò, se ne va a Milano. Naturalmente, il fulmine a ciel sereno scagliato da Andrea Levy, presidente del Salone, che annunciando il trasloco ha insieme fornito le date del primo appuntamento milanese e quella della conferenza stampa di presentazione, qualche dubbio consistente lo ha prodotto. Si è detto: non si può improvvisare su due piedi un trasloco di questa portata; e in Italia, poi, dove la burocrazia è padrona e per ottenere permessi ci possono volere anni; e per andare a Milano, infine, che ha un’agenda degli eventi in cui, per trovare un buco libero, bisogna fare i salti mortali… E ancora, si è detto, un imprenditore che ha dimostrato di saperci fare, e Andrea Levy lo è, procede per programmi, non per improvvisazioni o colpi di testa. Quindi, si è concluso, la decisione di lasciare Torino non nasce dall’ultimo scontro con l’amministrazione locale – il vicesindaco Guido Montanari in testa, con la sua “speranza nella grandine” affinché mandasse all’aria l’ultima edizione del Salone del Parco Valentino - ma era stata già presa da tempo, si aspettava solo un casus belli per metterla in atto, e il casus belli è puntualmente arrivato.

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