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I numeri del mese della ripartenza sono noti: con 99.799 immatricolazioni, il mercato delle auto nuove di maggio 2020 ha chiuso a -49,62% rispetto a maggio 2019 – all’appello mancano 98.278 unità. Il cumulato dei primi 5 mesi dell’anno è a quota 451.774 targhe, contro le 911.797 dello stesso periodo del 2019: la flessione è del 50,45%, con 460.023 targhe rimaste sul terreno. Maggio è stato il quinto mese su cinque del 2020 a chiudere con il segno negativo, e alle viste non c’è alcun segnale di ripresa, con gli ordini segnalati in forte calo (tra il -50% e il -60%). Il tutto, nella continuità del silenzio assurdo del Governo, che oltretutto non smentendo né confermando le voci che si sono rincorse nel periodo sulla possibile introduzione di un piano di incentivi ha offerto al consumatore una ragione in più (come se ce ne fosse bisogno) per rinviare l’acquisto di auto. Resta sempre aperta la possibilità che il balletto dell’approvazione agli emendamenti al Decreto Rilancio porti novità, è vero, ma intanto il danno è stato fatto, e il costo da pagare non sarà né leggero né di breve durata. Tornando ai dati di maggio, tutti i canali hanno chiuso in perdita, ma con differenze notevoli: se i privati hanno infatti “tenuto su” il mercato attestandosi a un -35,20% (quota del 67,72%), il noleggio a breve termine ha registrato un quasi totale azzeramento dell’attività (-95,78% in volumi). Tra i due estremi, ci sono noleggio a lungo termine a -49,65% (il che ha portato il noleggio a un complessivo -69,15%) e società a -57,46% (praticamente fermi nelle autoimmatricolazioni i Dealer, più attive le Case: nel complesso, -64,82%). Per quanti riguarda le alimentazioni, in segno positivo soltanto ibride a +18% (con le plug-in che hanno quasi triplicato i volumi, che pure restano ancora bassi) e le elettriche a +54,9%. Complessivamente, la quota delle auto con batterie non ha comunque superato la soglia del 15% di quota; al 41,2% la quota della benzina, in flessione di 2,5 punti percentuali, e al 36,1% quella del diesel (-5,8 p.p.).

 


La risorsa della storia personale, un valore inalienabile

Abbiamo coinvolto i Concessionari italiani in un sondaggio, il resoconto si trova nelle pagine interne, accompagnato da un nostro modesto suggerimento rivolto al lettore: fare oggetto di riflessione costruttiva degli spunti offerti dalle risposte che abbiamo ricevuto.
Qui facciamo, intanto, facciamo nostro quel suggerimento. La scelta non si presentava facile, molti i possibili temi intorno ai quali ragionare. Alla fine tutto si è ridotto a un dilemma, per risolvere il quale si è imposto il romanticismo. La domanda era, con riferimento all’attuale drammatica situazione: quale ritiene essere la risorsa più consistente sulla quale la sua azienda può fare affidamento? La prima risposta diceva: “Nessuna”. La seconda diceva: “55 anni di storia”. Disperazione che sa di fine corsa contro baldanza che sa di voglia di vivere, in apparenza una scelta facile. Ma poi si è fatta strada l’idea (romantica, appunto) di non scegliere, di considerare le due risposte come le due facce della stessa moneta, la risposta di pancia (le emozioni) e la risposta di cuore e di testa (il sentimento che trova fondamento nella logica) che un singolo individuo, sempre lui, può dare alla stessa domanda perfino in due momenti diversi di una stessa giornata – d’altronde, quante volte si è sentito i Concessionari maledire il mestiere salvo poi vederli riabbracciarlo con ardore (e mica solo per mero interesse) il giorno dopo? Tutte le volte, più o meno.

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