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Con le 140.075 immatricolazioni (+12,48%) di dicembre, il mercato 2019 ha chiuso a quota 1.916.320, sostanzialmente quindi in pareggio rispetto al 2018 (+0,29%). L’ultimo mese dell’anno ha concluso con coerenza la volata cominciata già in estate per far quadrare i conti in vista dell’arrivo del 2020, con la spinta molto forte del noleggio a lungo termine e soprattutto delle auto-immatricolazioni da parte delle Case che, a differenza dei Concessionari, per buoni 6 mesi sono rimaste abbastanza calme (e infatti il saldo annuale del canale è di circa 22.000 unità in meno). Un mercato fatto con il bilancino, con adeguati anticipi e slittamenti delle immatricolazioni, dettate da quello che è a tutti gli effetti il suo nuovo leader indiscusso: lo spettro delle multe per lo sforamento dei target sulle emissioni di CO2 che incombono sui Costruttori. A fare le spese di questo mercato misurato sono stati certamente i privati: i numeri finali dicono che hanno chiuso con un -0,05% sul 2018 (circa 600 auto in meno) e una quota del 56,80%, ma tra ottobre e dicembre si sono praticamente fermati.

Sul piano delle alimentazioni, il 2019 verrà ricordato come l’anno del crollo del diesel, passato dal 51,5% di quota mercato del 2018 al 40% dello scorso anno (-22,2% in volumi): il paradosso è che, nonostante tutto, è destinato a giocare un ruolo decisivo per i Costruttori sempre in tema di CO2. Le ibride sono complessivamente salite al 6% di quota, le elettriche allo 0,5%.

Per quanto riguarda i Gruppi, alle spalle di Fca (-9,58% in volumi e quota al 23,72%) ma pur sempre titolare di due terzi del podio della Top 10 del mercato 2019 (Fiat Panda e Lancia Ypsilon), anche nel 2019 si è piazzata Psa, il cui vantaggio sul Gruppo Volkswagen (brillantissimi i 12 mesi di Dacia, in crescita del +36,44%, e molto bene anche Seat) si è però di molto ridotto rispetto al 2018: Peugeot il più performante dei Marchi del Gruppo francese, davanti a Opel.

 


Manifesto per chi vuole resistere

Nulla sarà più come prima, è il mantra che ci stiamo ripetendo davanti all’ignoto e ai relativi interrogativi – quando finirà? E come sarà quella che allora chiameremo “normalità”? – generati dalla pandemia di Coronavirus. E la storia del mondo domani o dopo potrà essere datata a.C. (avanti Coronavirus) e d.C. (dopo Coronavirus).
Non sfugge, né sfuggirà, a tale destino il mondo automotive a livello globale, ben dentro la tempesta perfetta. Sorpreso, travolto, molto preoccupato. Fabbriche chiuse, concessionarie chiuse, tutto fermo, immobile. Scenario di guerra. 
Il dramma – che è molto vicino a essere una tragedia – non è uguale per tutti. Soffrono tutti, ma qualcuno di più: per restare all’Italia, il comparto della distribuzione auto. Il colpo subìto lo ha messo in ginocchio, la terra non è mai stata tanto vicina. Nell’intervista che pubblichiamo, Adolfo De Stefani Cosentino, presidente dei Concessionari, dice tra l’altro: “Tra il 10% e il 20% delle aziende è a rischio chiusura”. Il Governo ha varato provvedimenti per le imprese ritenuti inadeguati dai Dealer, non idonei alla loro realtà: con fermezza e chiarezza gli è stato fatto notare, si aspettano risposte. Il Governo anche su questo tavolo si gioca la faccia, ma i Concessionari ci si giocano la vita. Non è lo stesso gioco. Insistere, e resistere: è ciò che la Federazione farà, e si spera che lo facciano anche le Case auto. Se davvero si è partner, alla guerra si va insieme.
Ma poi non c’è a.C. senza d.C. E il dopo, quella “normalità” per nulla somigliante alla normalità che fino a ieri abbiamo praticato, forse non è immaginabile, ma desiderabile certo lo è. Può bastare, per resistere. Per conservare o ritrovare la voglia di combattere. Esploratori dell’ignoto, forse in numero ridotto, ma sul pezzo, con rabbia e per amore (del proprio lavoro, dell’impresa che hanno ereditato o creato dal nulla): i Concessionari ci saranno.
Come tutti noi, oggi sono reclusi ma non per forza esclusi. Dal domani, quando verrà.
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