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Tutto come lo scorso anno: ci si ritrova a commentare un mercato italiano estivo delle automobili nuove che ha registrato una frenata a luglio (+5,9% sullo stesso mese del 2016) e poi un ritorno alla crescita ad agosto (+15,8%). Particolarmente significativo, quest’ultimo dato, se si considera che nel 2016 il mese tradizionalmente consacrato alle ferie aveva fruttato un incredibile +20,1% su agosto 2015. Lo scorso anno fu possibile ricorrere, per spiegare le performance altalenanti e sorprendenti, alla differenza in termini di giorni lavorativi rispetto al 2015 (furono 2 in meno a luglio e 1 in più ad agosto). Ma quest’anno quella differenza non c’è stata: 21 giorni lavorativi a luglio e 12 ad agosto, esattamente come nel 2016. E allora? Allora torniamo al tema a noi (purtroppo) caro degli ultimi 3 giorni, con il mese di agosto che ha fatto segnare il record dei record: il 56,12% delle immatricolazioni è avvenuto negli ultimi 3 giorni utili del mese (46.672 targhe sulle 83.170 totali), dato che porta al 43,73% la quota sul cumulato gennaio-agosto. Complessivamente, nei primi 8 mesi 2017, tra Km0 e demo si sono già registrate circa 220.000 immatricolazioni, cioè a dire la quota fatta nell’intero 2016. Prima o dopo il mercato dovrà assorbire queste cosiddette “anomalie”: sarà già a settembre, come anticipato dal presidente di Unrae, Crisci? Tutto questo, poi, senza dimenticare l’affanno evidente del canale dei privati: -1,8% a luglio, +0,6% ad agosto (ma -9% in rappresentatività) e un complessivo -1,2% sul periodo gennaio-agosto. Ciò detto, i nudi numeri dicono che il cumulato gennaio-agosto del 2017 è di 1.366.389 immatricolazioni, che significano un incremento del 9,1% sullo stesso periodo del 2016. In questo quadro, con Fca e Volkswagen che si confermano ai primi due posti tra i Gruppi, sempre più serrata la lotta tra Renault e Psa per la terza piazza del podio: 9,73% e 9,33% le rispettive quote mercato e una crescita sul 2016 a doppia cifra in entrambi i casi.

 


Progetti e dignità, il settore torna a schierarsi

Si è levato un bel vento, tra Roma e Verona, dove l’automobile si è data convegno. Vento di programmi. Programma è una bella parola: promette impegno. 
Molto ce ne ha messo l’Unrae nel costruire la propria visione strategica della mobilità. Una visione indubbiamente lucida, sorretta da un ragionamento che, anche a prima vista, è di una logica disarmante. La natura non fa salti; l’industria (e i mercati) nemmeno, nonostante a volte le apparenze sembrano dire il contrario. L’evoluzione procede per gradi, insomma. L’industria dell’auto non si arrocca, non si chiude a riccio, tutt’altro. È disponibile al cambiamento, si è preparata. Sa e capisce. Questo è quello che ci è stato dimostrato a Verona. Insieme, in una sorta di prova generale, ci è stata mostrata l’ampia documentazione - creata anche con il contributo del Cnr e del Censis - che, facendo vera informazione, sostiene in modo solido e concreto l’impresa. Che non si annuncia semplice: per i rappresentanti delle Case estere il prossimo passo del progetto è far capire alle istituzioni italiane, ai decisori, la necessità di programmare anche (soprattutto) loro. Ma questo è il mare nel quale l’auto deve navigare in Italia. Lo sa, e anche a questo - a non mollare - si è preparata.

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