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Il secondo trimestre 2017 non proprio brillante per il mercato delle auto nuove si è chiuso con una scossa. A giugno le immatricolazioni sono state 187.642, la crescita sullo stesso mese 2016 è stata del 12,88%. Così il primo semestre 2017 ha registrato 1.136.331 immatricolazioni, con un +8,91% sullo stesso periodo 2016. È possibile allora immaginare una chiusura d’anno intorno ai 2 milioni di immatricolazioni? Dipenderà da due fattori. Il primo sarà l’andamento del canale dei privati. Dopo le sofferenze di aprile e maggio, giugno ha registrato un -3,10%, terzo segno negativo in 6 mesi, chiusi con un -1,50% rispetto allo stesso periodo 2016. Difficile immaginare una svolta importante a luglio, più facile ipotizzare un intervento forte di Case e Dealer da settembre in avanti. Ma certo i numeri del canale privati mancano. E - secondo fattore: le forzature del mercato - fino a oggi sono stati evidentemente ammortizzati con il ricorso smodato a Km0 e demo. A giugno la quota di auto-immatricolazioni da parte di Case e Dealer è stata del 18,9% sul totale, con un enorme 82,24% negli ultimi 3 giorni. A proposito dei quali, nel mese si è registrato il 2° risultato più alto del semestre: 45,86%. Da aprile (record con il 50%) non si è più scesi sotto la soglia del 40%: sui 6 mesi la quota di immatricolazioni negli ultimi 3 giorni è stata del 43,10%. Fino a quando sarà possibile forzare così? Intanto, giugno ha potuto contare anche sulla spinta dei canali speciali. Il noleggio (+24,70% di quota) ha realizzato un +17,10% su giugno 2016, con il lungo termine a +18,40% e il breve termine a +15,50%. Le vendite a società hanno chiuso con una quota del 19,60% e un incremento di +36% su giugno 2016. Per quanto riguarda i Costruttori, alle spalle di Fiat (+21,46% di quota e +15,82% di crescita) eccellente la prova di Renault, seconda con una quota del 7,65% (+13% su giugno 2016). In termini di sola crescita, invece, il primato è stato di Citroën (+54,12%) davanti a Skoda (+52,27%) e Suzuki (+39,51%).

 


Degli stock e dei Km0: se la soluzione diventa il problema

Facilitare, parola magica. Che sia l’acquisto dell’automobile e insieme il lavoro (nel senso di vendere auto) del Concessionario, che sia l’utilizzo dell’automobile in condivisione: basta un clic, basta un’app, basta muovere le dita su una tastiera, del pc o dello smartphone, ed è tutto fatto. Nei dintorni della fine del primo semestre del mercato dell’auto, è stato tutto un proliferare - dentro Internet, prime tra tutte le pagine dei siti dei maggiori quotidiani - di notizie relative alla nascita di due nuovi “facilitatori”. Il primo è stato definito, nel presentarlo ai Dealer, come il portale che tende loro una mano, poiché offre la possibilità di smaltire l’overstock formato da nuovo più usato (la piattaforma si chiama MiaCar, ed è stata creata da Lorenzo Sistino, manager automotive doc, visti i trascorsi in Fiat e non solo). Il secondo, che si materializzerà a gennaio 2018, è già stato definito “l’Airbnb delle auto” (un innovativo progetto di car-sharing privato creato dalla start-up milanese Y.Share).
Due novità che facilitano, appunto, l’accesso all’condivisione dell’automobile da parte dei privati (e ci sta tutto), all’acquisto da parte dei clienti e alla vendita da parte dei Dealer di vetture nuove e Km0. Il che, detto così su due piedi, suona non proprio benissimo. Non per MiaCar e chi ne ha avuto l’idea - dove ci sono margini per fare business si fa giustamente business - quanto piuttosto per i Dealer stessi. Il cui lavoro, a occhio, dovrebbe essere esattamente quello: facilitare l’acquisto di auto facilitandone, a sé stessi, la vendita. E farlo direttamente, tramite la propria organizzazione, senza appoggiarsi a strutture esterne. Gestendo in proprio il primo contatto, e poi tutti quelli che seguiranno. Anche e soprattutto in considerazione del fatto che, se il futuro del ruolo è quello di fornitori di soluzioni (e servizi) per la mobilità, in uno schema portale di accesso esterno-Dealer, sarà sempre il primo ad essere identificato, dal potenziale cliente, come il fornitore di soluzioni. Non chi possiede la struttura con una porta di accesso, ma chi apre quella porta.

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