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Con 145.835 immatricolazioni novembre ha fatto dunque registrare +8,19% sullo stesso mese 2015. In termini di volumi il mese di novembre del mercato Italia non arrivava così in alto dal 2010, se è vero che nel quinquennio 2010-2015 la media del mese è stata di 125.000 nuove targhe. Il cumulato dell’anno si è attestato a quota 1.699.944 immatricolazioni, che significa +16,51% sullo stesso periodo 2015, con 240.195 unità in più.

Come anticipato dalle Case, novembre ha visto il ritorno all’acquisto da parte dei privati e quindi a un segno positivo (+5,20%) dopo il drastico calo di settembre (-4%). Ma non è stato un ritorno così deciso e significativo: nonostante tutto, siamo su numeri assai contenuti, molto lontani da quelli che hanno contraddistinto i primi 5 mesi dell’anno, in crescita a due cifre costante fino a maggio (una striscia che proseguiva ininterrotta da marzo 2015) prima che, da giugno, il flusso si interrompesse.  A bilanciare il fenomeno c’è stata naturalmente la crescita del noleggio e delle vendite a società, rispettivamente a +16,70% e +26,60% sugli 11 mesi 2015. Ma si è trattato di un exploit frutto principalmente della spinta impressa dal super-ammortamento. E nel 2017 il provvedimento non verrà rinnovato. Come reagirà allora il mercato? Riusciranno le Case a imprimere una nuova spinta al settore dei privati, che soddisfa pur sempre la domanda dei due terzi del mercato? È intorno a questo tema che si giocherà la partita dei prossimi 12 mesi, e non solo.

 

Uno sguardo, infine, alle performance dei costruttori. Novembre ha visto la tradizionale crescita oltre il mercato del Gruppo Fca (+10,78%), anche se i risultati più significativi nel mese sono stati del Gruppo Hyundai (+18,27%) e del Gruppo Volkswagen (+15,54%). Nel cumulato degli 11 mesi, in un quadro generale che vede Fca sempre vicina al 30% e Volkswagen superare il 13%, si distingue il Gruppo Renault, terzo in classifica (9,11%) grazie ad una crescita record del 21,35%.


Se il food delivery consegna lezioni a domicilio

I l titolo è perentorio: “2030: il food delivery ucciderà i ristoranti. E dalle case spariranno le cucine”. L’articolo, pubblicato dal sito Business Insider, porta la firma di Valerio Mammone. Abbonda di dati e virgolettati, è molto dettagliato. Non parla del mercato delle automobili, naturalmente, ma può risultare istruttivo, se si ha voglia di uscire dalla logica “il nostro è un business unico”. 
Food delivery: consegna di cibo a domicilio. In Italia, ci dice Mammone, il fenomeno esplode nel 2015, con nuove startup (Glovo, Foodora, Deliveroo, UberEats...) venute a rompere il dominio di Just Eat. Nel 2017 il mercato vale 201 milioni di euro, +66% sul 2016. Nel primi mesi del 2018, tra piatti pronti o semplice spesa, più di 4 milioni di italiani hanno scelto la consegna a domicilio almeno una volta al mese. Utilizzatori più assidui: i Millennial, fascia d’età tra i 25 e i 34 anni. Entro il 2022 si prevede che le piattaforme di food delivery genereranno un giro d’affari da 2,5 miliardi di euro. 
Il punto centrale dell’asse che i ristoratori hanno costituito con le piattaforme di food delivery - spiega Business Insider - sono i big data. Migliaia di informazioni vengono raccolte ed elaborate ogni giorno dalle piattaforme e poi, dice Samuele Fraternali dell’Osservatorio e-commerce B2C, “i dati vengono rivenduti ai ristoratori, che così possono profilare gli utenti, sapere quali prodotti vanno di più, quali sono i servizi preferiti, quali zone e fasce orarie rendono di più... Il ristoratore non paga tanto il dato, quanto la sua rielaborazione”.

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