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Settembre ha dato 153.617 immatricolazioni e +17,4% sullo stesso mese del 2015 (e a parità di giorni lavorativi), che hanno portato il terzo trimestre ad un totale di 362.665 auto nuove vendute (+12,3% sul 2015, nonostante un giorno lavorativo in meno). Il cumulato dei primi 9 mesi del 2016 è arrivato a quota 1.406.035 targhe: 208.761 in più rispetto allo stesso periodo del 2015 (+17,4%). Siamo in presenza del volume più alto realizzato dai primi 9 mesi del 2011.

Detto che il tasso degli ultimi 3 giorni è stato del 41,8%, il terzo più alto dall’inizio dell’anno, il dato più significativo sui 9 mesi lo offre l’analisi della struttura del mercato fatta per modalità di acquisto. Che evidenzia il rallentamento della quota delle vendite ai privati, definito anomalo da Fca, che non ha nascosto la sua sorpresa.

Non tragga in inganno il (modesto) +4,8% dei volumi sullo stesso mese 2015, che comunque ha allineato settembre al trend manifestatosi a partire da giugno, quando la crescita a due cifre (ininterrotta da marzo 2015 fino a maggio 2016) subì un imprevisto stop. L’andamento della decrescita diventa evidente quando si mette a confronto la quota delle vendite ai privati sul mercato totale 2016 con quella del 2015. Nei nove mesi del 2016 ad un gennaio positivo (quota privati a +3,3% su gennaio 2015) sono seguiti febbraio, marzo e aprile ancora buoni, rispettivamente a +4,5%, +4,2% e +3,4% sulla quota dei tre mesi del 2015. Poi è cominciata la discesa: maggio a -3,2%, giugno a -4%, luglio a -6,1%, agosto a -1%, e infine settembre, con un sorprendente -7,1%. Tutto l’opposto di ciò che accadde nel 2015: buona partenza a gennaio, flessione nei tre mesi successivi, poi da maggio la quota dei privati cominciò a crescere e continuò a farlo fino a fine anno. Questo quadro illustra l’anomalia riscontrata da Fca, che probabilmente sull’andamento del 2015 ha tarato la propria strategia di promozioni, scegliendo di puntellare i mesi che si erano dimostrati meno forti lo scorso anno.

 

Tornando a settembre e alla struttura del mercato, molto bene sono andate, nel mese, le vendite a società. Merito del superammortamento? Probabile, vista la crescita complessiva del 46,5%. Ma siamo in presenza di un fenomeno a due facce: il rovescio della medaglia è rappresentato dall’annunciata riduzione del superammortamento dall’attuale 140% al 120% prevista dal 1° gennaio, che secondo le Case potrebbe portare a una corsa all’acquisto esasperata in questi ultimi mesi dell’anno e a un successivo calo da gennaio in avanti.


Mercato, stock, Km0: chi vince al gioco dell’oca?

Ci risiamo. Il mercato ha dato numeri buoni a luglio, eccellenti ad agosto, il solito mese jolly. Un’estate apparentemente a gonfie vele, in Italia - in Europa  è stata addirittura clamorosa.  L’effetto Wltp, si è subito detto, ben sapendo quello che si diceva. Ovvero: la spinta delle campagne promosse da Concessionari e Case per smaltire gli stock di auto non conformi alle nuove procedure di omologazione in vigore dal 1° settembre ha prodotto quei volumi e quelle percentuali di crescita. Il punto è che, una volta di più, c’è da chiedersi se immatricolazione sia sinonimo di vendita. A occhio, non lo è, specie se si parla di vendita al cliente privato - che continua a tenersi abbastanza lontano dal mercato. Dunque, il giro appare essere il solito: si sono smaltiti gli stock rimpinguando altri stock. Che, in un modo o nell’altro, vanno a rimpinguare la flotta delle Km0, in carico ai Concessionari. Ad agosto, le Case non hanno praticamente fatto auto-immatricolazioni (e Fiat ha sacrificato così il 1° posto di Panda nella classifica dei modelli più venduti). I Dealer ne hanno fatto il 44,28% in più rispetto al 2017 - senza contare le 1.835 immatricolazioni intestate alle proprie società di noleggio a breve termine. Negli 8 mesi del 2018, sono arrivati a quota 160mila (+22.000 circa sul 2017), a fronte del -25,6% di quelle delle Case (-19.000 unità). I dati sono di Data Force e dicono che i vasi continuano a comunicare: da una parte le auto-immatricolazioni calano, dall’altra crescono. Che si tratti di forzature, lo lasciamo dire a chi le fa e poi se ne lamenta. Che il mercato finirà per pagare questo gioco è fuor di dubbio. Resta da capire quando. La speranza è che non sia necessario sedere sulla riva del fiume, per capire quando accadrà.

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Nessuna nuova sul fronte delle rappresentanze dei Dealer. Il che non è una buona nuova. Le strade, tra Federauto e i promotori della nuova associazione, si sono definitivamente separate con lo scambio di lettere di inzio estate. Posizioni inconciliabili, dialogo inesistente. Fine della possibile collaborazione. Che era la strada auspicata da qualcuno, all’interno della compagnia dei “fuoriusciti”: la Federauto a fare la propria politica, il nuovo gruppo con funzione di task force e l’incarico di occuparsi di uno dei tanti temi che incombono sul business e sugli imprenditori che lo portano avanti. Oggi lo spettro dell’aumento dell’Iva, domani quello del Regolamento europeo - solo per citare due delle aree di intervento in cui il lavoro di lobby potrebbe (avrebbe potuto?) risultare più che utile. Ma no: separati nella stessa casa, si procederà così.

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