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C?? un solo segnale positivo (forse solo apparente, vedremo perch?) nella gran parata delle indicazioni negative che arrivano dal mercato delle nuove auto. Sono gli ordini, che dal mese di aprile in poi hanno fatto registrare per tre volte consecutive un bilancio mensile in attivo: aprile +4,26%, maggio +3,08%, giugno +6,29%. Ed ? a questo lumicino che chi ha una maggiore carica di ottimismo, pu? attaccarsi? per immaginare se non una ripresa, almeno un segnale che il fondo ? stato toccato. E gi? sarebbe una gran cosa.

Tuttavia,? i dati riferiti alla raccolta degli ordini non arrivano da fonti indipendenti, ma sono frutto dello scambio di informazioni fra Anfia e Unrae. Se l?associazione delle Case estere ha un filo diretto con le associate ed ? quindi in grado di raccogliere tutte le informazioni necessarie, c?? da immaginare che l?Anfia, pur non avendo pi? la Fiat come associata, riesca in ogni caso a raccogliere anch?essa informazioni di prima mano dal Gruppo nazionale. Ma non ? tutto. La massa di immatricolazioni registrate negli ultimi tre giorni comprendono, ? cosa nota e indiscussa, anche una ricca dose di Km0. Orbene, questo tipo di immatricolazione riferita a vetture non vendute a cliente finale notoriamente vanno ad incidere su tre fronti: valgono come contributo alla formazione del numero di auto immatricolate nel mese, devono ovviamente figurare anche come vetture ordinate (quanto meno per un problema numerico di dare - avere) e infine diventano delle usate nel momento in cui vengono vendute al cliente finale.

Conveniamo che tutto ci? interessa solo chi con l?auto fa business, cio? la gran parte dei nostri lettori, ma poich? sono costoro ad aver bisogno di dati certi e affidabili, riteniamo che la nostra riflessione abbia un senso.? E siamo anche aperti, come nostro costume ampiamente praticato in altre occasioni, ad ospitare sulla pagine del nostro mensile le opinioni di chi ci legge. Tutto ci? detto,? riteniamo meritevoli di segnalazione? alcune indicazioni presenti nell?Osservatorio mensile Findomestic sul clima di fiducia e sulle intenzioni di acquisto degli italiani del mese di luglio e quindi praticamente al giro di boa dell?anno. Secondo Findomestic,? per quanto riguarda le intenzioni di acquisto,? l?auto nuova, dopo un pallido recupero nel mese di maggio, in giugno ha? perso nuovamente terreno scendendo dall?8% al 7,6%, mentre per l?usato quello scostamento di 0,4 punti risulta in positivo, salendo dal 6,2% al 6,6%. Con l?occasione Findomestic indica anche l?importo medio che ? disposto a spendere il consumatore: 18.098 euro per l?auto nuova, 6.853 per l?auto di seconda mano. (07/2013)

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Se il food delivery consegna lezioni a domicilio

I l titolo è perentorio: “2030: il food delivery ucciderà i ristoranti. E dalle case spariranno le cucine”. L’articolo, pubblicato dal sito Business Insider, porta la firma di Valerio Mammone. Abbonda di dati e virgolettati, è molto dettagliato. Non parla del mercato delle automobili, naturalmente, ma può risultare istruttivo, se si ha voglia di uscire dalla logica “il nostro è un business unico”. 
Food delivery: consegna di cibo a domicilio. In Italia, ci dice Mammone, il fenomeno esplode nel 2015, con nuove startup (Glovo, Foodora, Deliveroo, UberEats...) venute a rompere il dominio di Just Eat. Nel 2017 il mercato vale 201 milioni di euro, +66% sul 2016. Nel primi mesi del 2018, tra piatti pronti o semplice spesa, più di 4 milioni di italiani hanno scelto la consegna a domicilio almeno una volta al mese. Utilizzatori più assidui: i Millennial, fascia d’età tra i 25 e i 34 anni. Entro il 2022 si prevede che le piattaforme di food delivery genereranno un giro d’affari da 2,5 miliardi di euro. 
Il punto centrale dell’asse che i ristoratori hanno costituito con le piattaforme di food delivery - spiega Business Insider - sono i big data. Migliaia di informazioni vengono raccolte ed elaborate ogni giorno dalle piattaforme e poi, dice Samuele Fraternali dell’Osservatorio e-commerce B2C, “i dati vengono rivenduti ai ristoratori, che così possono profilare gli utenti, sapere quali prodotti vanno di più, quali sono i servizi preferiti, quali zone e fasce orarie rendono di più... Il ristoratore non paga tanto il dato, quanto la sua rielaborazione”.

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