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Con 1.042.742 immatricolazioni, l?Europa dei 27 accusa una flessione del 5,9% che si va ad aggiungere alle 40.688 targhe dell?Efta, in caduta anch?essa del 6,7%. La Germania ormai ? entrata a vele spiegate nella crisi, avendo perso il 9,9% nel solo mese di maggio e poco meno di 118.000 vendite nei primi 5 mesi. Insomma, nulla di nuovo sotto il cielo della crisi dell?euro, visto le perdite a doppia cifra della Francia, con la Spagna che ha ormai ridotto la flessione per mancanza di materia prima e con l?Italia che non sembra orientata nemmeno ad una pallida inversione di tendenza, malgrado i falsi segnali arrivati dalla raccolta degli ordini. D?altronde, cosa ci si pu? aspettare da un area economica che continua a discutere solo? di conti, di bilanci, di sforamenti del Pil, che continua a discutere del crescente problema del lavoro giovanile e che per? non va oltre la solita serie di buone intenzioni. Nel bilancio dei primi 5 mesi Italia e Francia sono appaiate con un -11%, la Germania sfiora il -9% e la Spagna, come si suol, dire, non ha nemmeno pi? occhi per piangere e comunque ? vicina all?ennesimo calo del 7%. La Gran Bretagna, unico dei 5 grandi mercati ad avere registrato risultati positivi (+11% in maggio, +9,3% nei 5 mesi) guarda tutti dall?alto delle sue sterline. Dagli altri mercati arrivano segnali altalenanti, che ribadiscono comunque uno stato di nervosismo generale, poich? i Paesi dove la domanda ha dimensioni di un certo rilievo, giungono indicazioni comunque poco incoraggianti (Olanda -37%, Polonia -5,8%). Mentre nel solo mese di maggio le vendite perse ammontano a poco pi? di 68.000, nei primi 5 mesi il consuntivo ? pi? allarmante: le vetture lasciate sui piazzali dei Dealer sono gi? 390.000! (06/2013) Clicca qui per consultare i dati

Progetti e dignità, il settore torna a schierarsi

Si è levato un bel vento, tra Roma e Verona, dove l’automobile si è data convegno. Vento di programmi. Programma è una bella parola: promette impegno. 
Molto ce ne ha messo l’Unrae nel costruire la propria visione strategica della mobilità. Una visione indubbiamente lucida, sorretta da un ragionamento che, anche a prima vista, è di una logica disarmante. La natura non fa salti; l’industria (e i mercati) nemmeno, nonostante a volte le apparenze sembrano dire il contrario. L’evoluzione procede per gradi, insomma. L’industria dell’auto non si arrocca, non si chiude a riccio, tutt’altro. È disponibile al cambiamento, si è preparata. Sa e capisce. Questo è quello che ci è stato dimostrato a Verona. Insieme, in una sorta di prova generale, ci è stata mostrata l’ampia documentazione - creata anche con il contributo del Cnr e del Censis - che, facendo vera informazione, sostiene in modo solido e concreto l’impresa. Che non si annuncia semplice: per i rappresentanti delle Case estere il prossimo passo del progetto è far capire alle istituzioni italiane, ai decisori, la necessità di programmare anche (soprattutto) loro. Ma questo è il mare nel quale l’auto deve navigare in Italia. Lo sa, e anche a questo - a non mollare - si è preparata.

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