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Mercato Italia delle auto nuove, settembre 2018: -25,37%. Immatricolate 124.976 vetture, -42.493 rispetto allo stesso mese del 2017. Il cumulato dei 9 mesi è a quota 1.491.261 unità, -2,81% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: mancano 43.088 targhe, in pratica quelle perdute a settembre. Tutti e tre i trimestri dell’anno si sono chiusi con il segno negativo: il primo a -5,52%, il secondo a -1,32%, il terzo a -6,92%. Le ragioni del crollo di settembre sono state individuate nell’entrata in vigore, dal 1° del mese, del protocollo di omologazione Wltp, che ha spinto le immatricolazioni di luglio e soprattutto agosto salvo poi - stante anche la carenza di prodotto a norma nell’offerta di molte Case - presentare un conto salatissimo. Colpo da ko, difficile ipotizzare una ripresa nell’ultimo trimestre. Anche perché gli acquisti, soprattutto da parte dei privati, non sono incoraggiati dall’incertezza sul futuro dei motori endotermici. Né si prevede che iniziative come il blocco della circolazione nella pianura Padana per i diesel Euro3 e 4 possano effettivamente contribuire a breve allo svecchiamento del parco circolante. Tutti i canali di vendita hanno sofferto, nel mese. In maniera meno consistente lo ha fatto quello dei Privati, comunque sceso al 54,80% di quota mercato sui 9 mesi (si sono perdute circa 40mila unità), in modo più evidente Noleggio (con il Breve termine a -66,60%) e Società. Giù anche le auto-immatricolazioni dei Dealer (-16,64%) e delle Case (-88%). Tra le alimentazioni, segno positivo solo per elettriche (+168,7%) e ibride (+28,2%): il diesel ha fatto -38,3%, la benzina -6,2%, il Gpl -24,2%, il metano -62,7%. Il brusco stop di settembre ha evidentemente risparmiato pochi Costruttori, se perfino Jeep, dopo 8 mesi eccezionali, ha pagato dazio (-14,66%). Nella graduatoria per volumi, della Top 10 la sola Toyota ha chiuso in positivo (+5,21%); tra le altre, bene o molto bene hanno fatto Kia (+11,19%), Volvo (+38,9%), Mazda (1,08%), Jaguar (+180,26%).

 

Di Claudio,  Marcello, la passione: parliamo un po’ di noi

Cose che non si dovrebbero mai fare in un articolo: cominciarlo con una citazione, parlare di sé. Su questo punto i maestri erano inflessibili, ai tempi in cui a essere giornalisti lo si insegnava ancora dentro le redazioni. Ma adesso i maestri non ci sono più, al massimo ci sono i professori. E poi questo forse non è un articolo in senso stretto. Quindi, intanto, ecco una citazione - non esattamente all’inizio, i maestri saranno clementi.
“I giornalisti... ah! Un branco di analfabeti con la forfora sul collo e le pezze al sedere, che spiano dai buchi delle serrature e svegliano le persone nel cuore della notte per domandare se hanno visto passare un bruto in mutande, che rubano alle vecchie madri le fotografie delle figlie violentate in Oak Park e tutto perché? Perché un milione di commesse e di mogli di camionisti ci piangono sopra. E poi... il giorno dopo la prima pagina serve per incartare un chilo di trippa”. 
Fine della citazione (da “Prima Pagina”, Billy Wilder, 1974).
E adesso parliamo di noi.

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