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Il mercato Italia di febbraio ha archiviato 181.734 immatricolazioni di auto nuove, e così anche il primo segno negativo del 2018 (-1,42% rispetto a febbraio 2017). Il cumulato gennaio-febbraio somma 359.907 unità e +0,99% sullo stesso periodo dello scorso anno. Il 30% circa dei volumi del mese è stato fatto con le autoimmatricolazione di Case e Dealer; il 45% circa negli ultimi 3 giorni, il che ha portato la media del periodo al 44,35%, in linea con quello che è stato il risultato dell’intero 2017. Febbraio ha anche confermato il trend negativo del canale dei privati: con il fragoroso -13% rispetto a febbraio 2016 (quinto mese consecutivo in discesa) la quota mercato è crollata al 50,5%: rispetto a gennaio si sono persi 6,5 punti percentuali. Nel cumulato del bimestre la quota è al 53,7%, il disavanzo rispetto allo stesso periodo del 2017 è al 9,5%. Tra il proliferare del fenomeno Km0 da un lato e quello delle nuove forme di utilizzo dall’altro si cerca, e forse si trova anche, la risposta all’emorragia dei privati. Intanto a guadagnare in volumi e quote di mercato sono il noleggio (30% circa del totale mercato) e le vendite a società (19,9%). Marzo è chiamato a dare risposte, non soltanto sul tema dei privati: nel 2017 è stato il mese più prolifico, con 226.780 immatricolazioni in 23 giorni lavorativi, uno in più del mese in corso. Il test è probante. Al risultato negativo di febbraio ha certamente contribuito la performance del Gruppo Fca: -10,75% nei volumi e quota scesa al 26,55% (-2,7%), nonostante l’eccezionale +79,85% di Jeep e il buon +18,60% di Alfa Romeo. Sempre tra i Gruppi, segno negativo per Daimler (-10,62%), BMW (-6,08%) e Toyota (-3,89%). La miglior prestazione di febbraio è stata di Psa (+63,69% e quota mercato quasi raddoppiata nel bimestre), davanti a Volkswagen (+13,33%) e Renault (+11,73%). Tra i Marchi, detto di Jeep e Alfa Romeo, bene Volkswagen (+19,94%), benissimo Citroën (+23,80%), ancora meglio Dacia (+48,37%) che ha bilanciato il calo Renault (-4,65%).

 

Progetti e dignità, il settore torna a schierarsi

Si è levato un bel vento, tra Roma e Verona, dove l’automobile si è data convegno. Vento di programmi. Programma è una bella parola: promette impegno. 
Molto ce ne ha messo l’Unrae nel costruire la propria visione strategica della mobilità. Una visione indubbiamente lucida, sorretta da un ragionamento che, anche a prima vista, è di una logica disarmante. La natura non fa salti; l’industria (e i mercati) nemmeno, nonostante a volte le apparenze sembrano dire il contrario. L’evoluzione procede per gradi, insomma. L’industria dell’auto non si arrocca, non si chiude a riccio, tutt’altro. È disponibile al cambiamento, si è preparata. Sa e capisce. Questo è quello che ci è stato dimostrato a Verona. Insieme, in una sorta di prova generale, ci è stata mostrata l’ampia documentazione - creata anche con il contributo del Cnr e del Censis - che, facendo vera informazione, sostiene in modo solido e concreto l’impresa. Che non si annuncia semplice: per i rappresentanti delle Case estere il prossimo passo del progetto è far capire alle istituzioni italiane, ai decisori, la necessità di programmare anche (soprattutto) loro. Ma questo è il mare nel quale l’auto deve navigare in Italia. Lo sa, e anche a questo - a non mollare - si è preparata.

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