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La certezza che si sia trattato soltanto di una bolla, alla luce dell’esaurimento prima e del mancato rinnovo poi degli incentivi governativi all’acquisto delle auto più vendute in Italia (fascia di emissioni di CO2 91-110 g/km), ha finito per rendere amaro il risultato positivo del mercato del nuovo di settembre, unico mese dell’anno – sui 9 fin qui in archivio – a chiudere in segno positivo. La crescita (+9,54%) comportata dalle 156.132 immatricolazioni segnalate dal Mit ha concluso un 3° trimestre che per distacco è risultato essere il migliore dell’anno, in grado di limitare a un disavanzo minimo (-0,85%) l’handicap sullo stesso periodo del 2019 – il che conferma una volta di più la necessità imprescindibile della spinta all’acquisto e alla rottamazione, nonché la follia (anche autolesionista) del mancato immediato rinnovo del provvedimento. A conferma di questo, come ampiamente segnalato e da Unrae e da Federauto, l’andamento dell’attività nel mese: a metà settembre la crescita si era spinta fino al +60%, per poi declinare rapidamente, con l’estinzione dei fondi destinati alla IV fascia di emissioni, fino al risultato finale. Che comunque un segno positivo lo ha lasciato anche sul cumulato 2020: i 9 mesi hanno chiuso con 966.017 immatricolazioni (-34,21% la differenza sul 2019), con la perdita in volumi “limitata” a 500mila automobili, praticamente la stessa registrata nel 1° semestre (498.964).

Ulteriore conferma di quanto detto sugli stimoli all’acquisto è stato il risultato prodotto nel mese dai Privati: +25% (con oltre 21mila acquisti in più) e una crescita di punti percentuali in quota. Bene anche il noleggio, risvegliato dal Breve termine (+14,43%, ma con le sole Top a performare) e, nel Lungo termine (+5%), dalle Captive (+14,17). In netta discesa le autoimmatricolazioni (-35,79%) che, proprio insieme al Noleggio, tanta parte avevano avuto, negli ultimi mesi del 2019, nella costruzione del risultato positivo, sia pur contenuto, con cui l’anno si era concluso.

 

Non è male se il futuro non è più quello di una volta

Un anno e passa dentro lo sconvolgimento da Coronavirus, e ci ritroviamo sempre lì, a fare la conta di ciò che si è perduto, dalle vite umane alle abitudini quotidiane più elementari, passando naturalmente – per chi è dentro il settore – attraverso il numero delle auto vendute, con tutto quello che questo comporta (altre perdite, naturalmente). Tale è la condizione imposta dalla pandemia a questa porzione della nostra vita, assimilabile a quella vissuta da chi è stato dentro un tempo di guerra. Ma poi questa è anche la natura umana, sempre propensa alla nostalgia: il pane come lo si faceva una volta, le nevi di una volta, il futuro non è più quello di una volta, perfino si stava meglio quando si stava peggio. Il passato è un macigno, perché – citazione libera-tutti da Enzo Biagi – “ha sempre il culo più roseo”: tutti i nostri ieri nel ricordo trascolorano e finiscono per perdere ombre e toni cupi, quando ne abbiano avuti. Difficile immaginare che questo possa avvenire domani, quando (ma quando?) dalla pandemia torneremo fuori, anche se qualcuno a qualcosa ripenserà con un sospiro – l’assenza di traffico nei lockdown?, i figli finalmente a casa per più del tempo necessario a consumare un pasto veloce?, la tenuta ormai ufficiale da videoconferenza (pullover a collo alto e pantaloni della tuta, se non addirittura del pigiama)?: qualcosa da rimpiangere certamente qualcuno lo troverà, mettendo da parte il deserto desolato nel quale è sbocciato il fiore che la sua memoria ha scelto di cogliere e conservare.

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