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Incertezza dominante e indicatore fisso sul rosso anche per il mercato di febbraio: 177.825 le vetture immatricolate, secondo i dati diffusi dal Ministero, con flessione del 2,4% sulle 182.228 unità registrate nel febbraio 2018. Il primo bimestre dell’anno ha chiuso dunque a -4,9%, accusando la mancanza di 17.500 immatricolazioni rispetto al periodo gennaio-febbraio 2018. Come puntualmente segnalato da Dataforce, a febbraio sono rallentate anche le autoimmatricolazioni complessive: -72,03% per le Case, -14,44% per i Dealer. Ancora elevata l’attività negli ultimi 3 giorni, quando è stato fatto il 44,43% del mercato. Febbraio è stato l’ultimo mese del mercato pre-ecotassa ed ecobonus, in vigore dal 1° marzo. In altra parte del giornale abbiamo approfondito il tema delle emissioni di CO2. Qui è d’uopo notare che, molto probabilmente, è a quella scadenza che deve farsi risalire il ritorno all’acquisto da parte dei privati: +11,4% nel mese, con quota al 58,2% (nel bimestre +7,5% e quota al 61,1%), come segnala Unrae. Per gli altri canali di vendita il segno è stato negativo: -17,3% il noleggio (breve termine a -21,7%, lungo a -16,3%), -19,4% le società. Tra le alimentazioni, emorragia senza soluzione di continuità per il diesel (-22,6% e quota al 45,1% dal 56,4% del febbraio 2018) a cui ha fatto da contraltare l’ulteriore forte crescita della benzina (+29,3% e quota al 42,6% dal 31,9% del febbraio 2018). Le ibride elettriche totali sono salite al 5,3% del mercato (dal 3,6%), il metano si è dimezzato, il Gpl ha tenuto, le elettriche sono rimaste stabili (queste sì, certamente in attesa dell’Ecobonus). Alla discesa a rotta di collo del diesel è corrisposta la crescita della CO2 media ponderata delle nuove immatricolazioni nel mese, salita di quasi 10 punti (122,2 g/km) rispetto ai 112,7 di febbraio 2018.
Jeep, Opel, Toyota e Citroën i soli Marchi della Top 10 a chiudere il mese in segno positivo. Nel bimestre, rallentamento diffuso per i Gruppi della Top 5 con la sola eccezione di Psa.

 

Dealer, quando la lotta fa bene alla pace

Dentro la sollevazione pronta e unitaria del settore auto italiano seguita all’introduzione dell’Ecotassa – sollevazione che è stata fin qui il solo e unico benefico effetto sortito dalla non comprensibile decisione del Governo – sono scomparsi d’incanto le turbolenze e il progetto di scissione all’interno del mondo delle rappresentanze dei Concessionari italiani. Una conquista enorme, considerato il clima dello scorso anno e i toni forti della diatriba.

Della nuova associazione dei Dealer non si parla più. Il che non significa che i grandi Gruppi abbiano perso la voglia (la forza non la perderanno certo) di essere attivi e pure rappresentativi: una delle richieste avanzate a Federauto prima dell’avvio della procedura di scissione di inizio estate 2018, all’epoca non accolta dal presidente De Stefani Cosentino, ovvero l’adesione diretta dei Concessionari alla Federazione, senza quindi l’obbligo di passare attraverso le associazioni di marca, è adesso argomento di pacata discussione (in corso) e le probabilità che ottenga il via libera sono più che alte – per non scontentare nessuno si potrà aderire alla Federazione sia tramite associazione di marca sia liberamente, l’una possibilità non escluderà l’altra. Un’apertura di dialogo concreta, sui fatti: buona notizia.

Ma c’è altro. In sede di Unione europea, dove si è almeno abituati, per cultura, ad ascoltare, è stata rappresentata da Federauto la delicata questione della vendita dei veicoli alle flotte da parte delle Case – a prezzi e condizioni che i Concessionari nemmeno si sognano, e soprattutto vendita diretta. E sempre per rimanere alla Ue, un intervento in quella sede per rappresentare le problematiche legate ai contratti tra Case e Concessionari (sul nodo del recesso, in particolare) era stata indicata tra le possibili azioni da intraprendere al più presto dai promotori della nuova Associazione, quando ancora sembrava che questa dovesse realizzarsi. 

Nel nuovo scenario di collaborazione che sembra aprirsi per il settore, potrebbe realizzarsi così compiutamente l’idea di quanti – tra i fondatori della nuova Associazione – non erano del tutto propensi alla scissione da Federauto né allo scontro, e immaginavano il nascente soggetto più come una task force cui affidare questo o quel compito particolare da portare a termine. Fiancheggiando la Rappresentanza ufficiale e non entrando con la stessa in rotta di collisione: ciascuno porta le proprie competenze, le proprie conoscenza e capacità e le mette a disposizione della collettività.

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