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La falla non si è chiusa, le perdite si fanno sempre più copiose: il mercato Italia delle auto nuove ha chiuso il mese di marzo a -9,61%, e dunque mancano all’appello oltre 20mila immatricolazioni rispetto allo stesso mese del 2018 – quest’anno sono state complessivamente 193.662, allora furono 214.250 (ma con un giorno lavorativo in più, 22 contro 21). Il 1° trimestre dell’anno, periodo che generalmente produce circa il 29% del totale dei 12 mesi, ha così perso per strada oltre 37mila auto (-6,53%), chiudendo a quota 537.289. Come segnala Unrae, il solo canale ad aver chiuso marzo con segno positivo (+4,08%) è stato quello dell’NLT, anche se poi complessivamente il noleggio ha chiuso a -13,04% (complice il -19,17% del Breve Termine). Lieve la flessione dei privati (-1,61%), forti quelle delle società (-25,33%) e delle auto-immatricolazioni (-30,8%, con le Case a -78,73%). Nel trimestre, soltanto i privati restano in attivo (+4,42%), con una quota di mercato salita al 58,71%. Tutto questo, nel mese d’esordio di Ecobonus ed Ecotassa. Le vetture incentivate – rileva Dataforce –, ovvero quelle comprese tra 0 e 70 g/km di CO2 - sono state poco più di 1.000, lo 0,5% del mercato e il 20% in meno rispetto allo stesso mese del 2018. Quelle colpite dalla Ecotassa, per contro, sono aumentate: circa 8.000 a fronte delle quasi 5.000 di marzo 2018. E intanto, con il diesel a -26,1% nel trimestre (quota del 43,9%) e la benzina a +21,6% (quota del 42,9%), la media ponderata delle emissioni di CO2 sull’immatricolato è ulteriormente cresciuta: +5,50% a marzo, + 6,94% nel trimestre (a quota 120,69). E intanto il parco circolante resta tale e quale era: vecchissimo, cioè. Per quanto riguarda le Marche, della Top 10 di marzo solo Dacia (+80,80%) ha segnato un risultato positivo; tra i Gruppi, in attivo solo Renault, Toyota e BMW (nel trimestre, a questi tre va aggiunta Psa). A fronte del calo della quota di Fca (-3 punti percentuali) in crescita quelle di Psa e Volkswagen, soprattutto.

Pragmatismo contro ideologia, sfida vitale per l’auto

Come guardare al materializzarsi parziale del Governo a Verona, durante Automotive Dealer Day, se non con sentimenti contrastanti? L’impegno assunto da Salvini – non solo circa la detrazione al 100% dell’Iva sulle auto aziendali – contiene in sé pragmatismo e una promessa generale di attenzione per il settore che hanno scaldato il cuore della platea. Al tempo stesso, in sottofondo ma abbastanza forte da farsi sentire, striscia il timore che al pragmatismo enunciato dalle parole possa seguire il nulla – volendo così escludere, intanto per il rispetto dovuto a chi lì lo ha portato per mano, che il vice Premier sia venuto a Verona per fare mera campagna elettorale. 

In Italia abbiamo un Governo bicefalo. Potrebbe non essere un male: due teste possono ragionare meglio di una soltanto. Il punto, però, è che i rapporti con chi ci governa ci sono stati rappresentati nel modo seguente. Si parla con l’esponente di una delle due anime (teste) dell’entità che guida il Paese. Gli si spiega la situazione e come siano necessari gli interventi A, B, C. La risposta è: “Hai ragione su tutto, noi vorremmo fare quello che chiedi, ma il problema è che gli altri…”.  Allora si va a cercare l’esponente degli “altri”. Gli si spiega la situazione e come siano necessari gli interventi A, B, C. La risposta è: “Non posso che darti ragione, bisognerebbe fare come dici, ma il problema è che gli altri…”. E così via, ad libitum – con i tecnici, quelli che conoscono la realtà e sanno come i problemi vadano affrontati, bloccati nel mezzo della contesa, terrorizzati. 

Suona per quello che è: una presa in giro. Ed è una pratica, a quanto pare, alla quale si attengono entrambe le teste del Governo bicefalo. Su questo banco di sabbia, per restare a Salvini e all’auto, sembra sia andata ad arenarsi la faccenda delle accise sulla benzina: “Ne taglieremo 7 appena saremo al Governo”, aveva detto il leader leghista il 1° marzo 2018, prima delle elezioni politiche; tutte e 7 le accise sono ancora lì.

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