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Ottobre è stato il sesto mese su 10 con segno negativo per il mercato Italia 2018. Nonostante il giorno lavorativo in più (23 contro 22) la chiusura è stata a -7,42% su ottobre 2017, in virtù delle 146.655 immatricolazioni registrate dal Mit (un anno prima erano state 158.417). Il cumulato dei 10 mesi si è portato così a quota 1.638.364 immatricolazioni: all’appello, rispetto allo stesso periodo del 2017, mancano 54.403 unità. La flessione è del 3,21%. Meno frenetica del solito è stata l’attività degli ultimi tre giorni (39,99% del volume globale, ai livelli del 2013), così come quella di Case (soprattutto) e Dealer in materia di auto-immatricolazioni. In questo contesto, le previsioni per la chiusura del 2018 parlano, da parte di Unrae, di 1.930.000 immatricolazioni, quindi con una ulteriore contrazione (stimata al 2,1%) sui volumi del 2017. E negativo, a oggi, si vede anche il saldo del 2019 (0,1%). Tra i canali di vendita a ottobre il solo a chiudere con segno positivo è stato quello dei privati (+3,6%), che nel periodo gennaio-ottobre riporta comunque un -4%. E questo fotografa bene l’andamento negativo del mese, che ha visto crollare a -16,6% il noleggio (breve a -15,8%, lungo a -19,8%) e a -29,7% le società. Sul fronte delle alimentazioni, inevitabile il crollo del diesel (-27%) e il conseguente rilancio della benzina (+22,5%). In flessione metano e Gpl, molto forte sono andate le ibride (al 5,9% di quota mercato) e le elettriche, cresciute nel mese del 150% - ma la quota mercato sui 10 mesi, pur se in crescita, resta ampiamente sotto l’1% (0,3%).

La flessione di ottobre ha risparmiato poche Marche. Sono stati soltanto 4 i segni positivi nella Top 10 generale, e 6 quelli nella Top 20: nell’ordine, si tratta di Volkswagen (+5,12% e +11,59% nel cumulato), Ford (+4,14%), Toyota (+5,27%), Jeep (+7,30% e +76,61% nel cumulato), Suzuki (+20,71%), Skoda (+7,39). Ancora: bene Volvo (+47,34% e +10,73% nel cumulato), molto bene Jaguar (+97,77% e +72,82% nel cumulato).

Di Claudio,  Marcello, la passione: parliamo un po’ di noi

Cose che non si dovrebbero mai fare in un articolo: cominciarlo con una citazione, parlare di sé. Su questo punto i maestri erano inflessibili, ai tempi in cui a essere giornalisti lo si insegnava ancora dentro le redazioni. Ma adesso i maestri non ci sono più, al massimo ci sono i professori. E poi questo forse non è un articolo in senso stretto. Quindi, intanto, ecco una citazione - non esattamente all’inizio, i maestri saranno clementi.
“I giornalisti... ah! Un branco di analfabeti con la forfora sul collo e le pezze al sedere, che spiano dai buchi delle serrature e svegliano le persone nel cuore della notte per domandare se hanno visto passare un bruto in mutande, che rubano alle vecchie madri le fotografie delle figlie violentate in Oak Park e tutto perché? Perché un milione di commesse e di mogli di camionisti ci piangono sopra. E poi... il giorno dopo la prima pagina serve per incartare un chilo di trippa”. 
Fine della citazione (da “Prima Pagina”, Billy Wilder, 1974).
E adesso parliamo di noi.

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