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  9 mesi 2020 9 mesi 2019 Diff. % Set. 2020 Set. 2019 Diff. %
Austria 180.639 258.272 -30,06 22.162 21.047 5,30
Belgio 333.607 439.254 -24,05 36.083 35.720 1,02
Bulgaria 17.029 26.894 -36,68 1.823 2.522 -27,72
Cipro 7.607 9.502 -19,94 908 993 -8,56
Croazia 28.246 51.375 -45,02 3.097 3.550 -12,76
Danimarca 142.164 173.613 -18,11 17.197 15.988 7,56
Estonia 14.246 20.618 -30,91 1.643 1.725 -4,75
Finlandia 73.403 87.933 -16,52 8.424 8.439 -0,18
Francia 1.166.698 1.641.367 -28,92 168.289 173.443 -2,97
Germania 2.041.831 2.740.158 -25,48 265.227 244.622 8,42
Grecia 60.046 92.772 -35,28 7.107 5.899 20,48
Irlanda 84.519 113.945 -25,82 5.669 3.418 65,86
Italia 966.017 1.468.237 -34,21 156.132 142.532 9,54
Lettonia 10.410 14.110 -26,22 1.229 1.283 -4,21
Lituania 28.260 34.537 -18,17 4.682 3.973 17,85
Lussemburgo 34.046 43.038 -20,89 4.073 3.308 23,13
Paesi Bassi 248.632 330.749 -24,83 29.434 37.706 -21,94
Polonia 295.101 410.829 -28,17 38.147 35.325 7,99
Portogallo 105.660 174.024 -39,28 13.186 14.558 -9,42
Repubblica Ceca 148.319 191.110 -22,39 16.909 15.770 7,22
Romania 84.601 124.049 -31,80 10.878 6.046 79,92
Slovacchia 55.607 76.418 -27,23 6.350 4.849 30,95
Slovenia 43.232 57.408 -24,69 4.441 5.322 -16,55
Spagna 595.435 965.286 -38,32 70.729 81.746 -13,48
Svezia 202.644 247.774 -18,21 28.719 26.758 7,33
Ungheria 90.091 115.098 -21,73 11.449 9.655 18,58
Unione Europea (UE) 7.058.090 9.908.370 -28,77 933.987 906.197 3,07
EU14* 6.235.341 8.776.422 -28,95 832.431 815.184 2,12
EU12 822.749 1.131.948 -27,32 101.556 91.013 11,58
Islanda 7.268 9.833 -26,09 1.014 717 41,42
Norvegia 95.350 110.617 -13,80 15.552 11.157 39,39
Svizzera 163.556 226.310 -27,73 21.454 24.219 -11,42
EFTA 266.174 346.760 -23,24 38.020 36.093 5,34
Gran Bretagna 1.243.656 1.862.271 -33,22 328.041 343.255 -4,43
Totale EU + EFTA + GB 8.567.920 12.117.401 -29,29 1.300.048 1.285.545 1,13
*i dati di Malta non sono attualmente disponibili      
Dati al 16/10/2020      

Barche diverse, ma il mare è uguale per tutti

In un film di qualche anno fa, Woody Allen raccontava la storiella delle due anziane signore ricoverate in una casa di cura. Sedute allo stesso tavolo, consumano un pasto. All’improvviso la prima dice: il mangiare qui è veramente orrendo. La seconda risponde: sì, e poi le porzioni sono così piccole... 
Ecco: più o meno la storia degli incentivi per l’acquisto delle auto stanziati dal Governo lo scorso anno e poi ancora nella Legge di Bilancio 2021. Si è sentito dire: sbagliata la tempistica, sbagliata la distribuzione, utili solo ad anticipare la domanda e quindi non realmente efficaci per rimettere in piedi il sistema. Eppure: perché porzioni così piccole?, si è alla fine sentito chiosare.
È vero: si poteva fare di più e si poteva fare meglio. E probabilmente sì, non hanno fatto e non faranno che anticipare la domanda, e si esauriranno troppo presto, e danneggeranno il mercato dei mesi a seguire… Tutto quel che si vuole. Ma resta il fatto che gli incentivi sono stati una conquista preziosa. Un passo avanti, e sudatissimo se si considera che una larga parte di quanti governano il Paese ritiene che l’unica auto realmente ecologica è l’auto che non esiste – non perché non è stata ancora inventata, ma perché l’auto non dovrebbe proprio esistere.
Per il settore auto italiano ci sono state cose buone anche dentro la tempesta del Covid, nell’infame 2020, ci ha ricordato il presidente di Federauto, De Stefani Cosentino. Su tutte la consapevolezza acquisita che, chiunque governi la nave, chiunque sia in sala macchine, il mare è lo stesso per tutti i naviganti. E quando si ingrossa a dismisura si fa squadra, si lavora tutti nella stessa direzione per portare la nave in porto. Le Case auto e le Reti di distribuzione, con l’eccezione di pochi casi, hanno lavorato insieme. E insieme hanno lavorato le associazioni della filiera. 
Al di là di risultati di mercato, fatturati, utili, questo è il lascito più prezioso del 2020. Non era scontato che andasse così, e lo conferma il fatto che – non appena svoltato l’angolo del 2021 – come se si fosse entrati in un’epoca altra, come se tutto fosse finito, il microcosmo di eletti che guida il Paese è subito tornato alle vecchie abitudini, nel tentativo forse di ristabilire la vecchia normalità (che invece non tornerà più), quella in cui all’improvviso c’è chi sfila una carta dal castello che fin lì si era miracolosamente tenuto in piedi e fa crollare tutto. La voglia di rissa, di menare le mani, è diffusa; la nuova normalità, gli impedimenti, i divieti generano pressioni enormi - ce lo dicono, anche, le torme di ragazzi che si danno appuntamento in questa o quella città per suonarsele di santa ragione. E ci si può spingere fino a comprendere come la costrizione possa generare desideri di rivolta. 
Ma è qualcosa che non porta da nessuna parte. Il sistema sano si salva proprio come tale, come sistema. Il settore auto in Italia ha certamente scelto questa strada. Non sarà per sempre, è certo: è stato però nel momento giusto, quando davvero serviva. 

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