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  4 mesi 2020 4 mesi 2019 Diff. % Apr. 2020 Apr. 2019 Diff. %
Austria 65.900 112.806 -41,58 11.220 31.951 -64,88
Belgio 132.712 209.363 -36,61 5.296 53.498 -90,10
Bulgaria 6.751 11.427 -40,92 824 3.008 -72,61
Cipro 3.175 4.275 -25,73 234 1.475 -84,14
Croazia 11.078 20.823 -46,80 1.077 8.650 -87,55
Danimarca 59.057 82.444 -28,37 10.199 16.178 -36,96
Estonia 6.471 8.708 -25,69 824 2.534 -67,48
Finlandia 34.252 38.850 -11,84 5.981 9.748 -38,64
Francia 385.676 741.530 -47,99 20.997 188.195 -88,84
Germania 822.202 1.190.807 -30,95 120.840 310.715 -61,11
Grecia 23.824 38.592 -38,27 2.434 12.303 -80,22
Irlanda 50.328 73.030 -31,09 344 8.904 -96,14
Italia 351.611 712.991 -50,69 4.279 174.924 -97,55
Lettonia 4.553 6.105 -25,42 683 1.644 -58,45
Lituania 12.106 14.636 -17,29 1.378 4.436 -68,94
Lussemburgo 13.104 20.509 -36,11 1.192 5.642 -78,87
Paesi Bassi 118.458 148.152 -20,04 15.373 32.701 -52,99
Polonia 122.875 186.188 -34,00 15.239 46.379 -67,14
Portogallo 48.031 80.566 -40,38 2.749 21.121 -86,98
Repubblica Ceca 60.873 82.537 -26,25 10.679 22.921 -53,41
Romania 32.300 44.527 -27,46 4.321 8.691 -50,28
Slovacchia 22.390 32.791 -31,72 3.424 8.894 -61,50
Slovenia 16.354 26.708 -38,77 1.846 6.446 -71,36
Spagna 222.866 436.307 -48,92 4.163 119.417 -96,51
Svezia 85.057 104.133 -18,32 18.916 30.253 -37,47
Ungheria 38.841 46.756 -16,93 6.170 12.418 -50,31
Unione Europea (UE) 2.750.845 4.475.561 -38,54 270.682 1.143.046 -76,32
EU14*** 2.413.078 3.990.080 -39,52 223.983 1.015.550 -77,94
EU12 337.767 485.481 -30,43 46.699 127.496 -63,37
Islanda 2.853 3.917 -27,16 372 1.196 -68,90
Norvegia 39.783 49.740 -20,02 7.425 11.255 -34,03
Svizzera 64.834 100.685 -35,61 9.382 28.620 -67,22
EFTA 107.470 154.342 -30,37 17.179 41.071 -58,17
Gran Bretagna 487.878 862.100 -43,41 4.321 161.064 -97,32
Totale EU + EFTA + GB 3.346.193 5.492.003 -39,07 292.182 1.345.181 -78,28
             
*i dati di Malta non sono attualmente disponibili      
Dati al 19/05/2020            

Barche diverse, ma il mare è uguale per tutti

In un film di qualche anno fa, Woody Allen raccontava la storiella delle due anziane signore ricoverate in una casa di cura. Sedute allo stesso tavolo, consumano un pasto. All’improvviso la prima dice: il mangiare qui è veramente orrendo. La seconda risponde: sì, e poi le porzioni sono così piccole... 
Ecco: più o meno la storia degli incentivi per l’acquisto delle auto stanziati dal Governo lo scorso anno e poi ancora nella Legge di Bilancio 2021. Si è sentito dire: sbagliata la tempistica, sbagliata la distribuzione, utili solo ad anticipare la domanda e quindi non realmente efficaci per rimettere in piedi il sistema. Eppure: perché porzioni così piccole?, si è alla fine sentito chiosare.
È vero: si poteva fare di più e si poteva fare meglio. E probabilmente sì, non hanno fatto e non faranno che anticipare la domanda, e si esauriranno troppo presto, e danneggeranno il mercato dei mesi a seguire… Tutto quel che si vuole. Ma resta il fatto che gli incentivi sono stati una conquista preziosa. Un passo avanti, e sudatissimo se si considera che una larga parte di quanti governano il Paese ritiene che l’unica auto realmente ecologica è l’auto che non esiste – non perché non è stata ancora inventata, ma perché l’auto non dovrebbe proprio esistere.
Per il settore auto italiano ci sono state cose buone anche dentro la tempesta del Covid, nell’infame 2020, ci ha ricordato il presidente di Federauto, De Stefani Cosentino. Su tutte la consapevolezza acquisita che, chiunque governi la nave, chiunque sia in sala macchine, il mare è lo stesso per tutti i naviganti. E quando si ingrossa a dismisura si fa squadra, si lavora tutti nella stessa direzione per portare la nave in porto. Le Case auto e le Reti di distribuzione, con l’eccezione di pochi casi, hanno lavorato insieme. E insieme hanno lavorato le associazioni della filiera. 
Al di là di risultati di mercato, fatturati, utili, questo è il lascito più prezioso del 2020. Non era scontato che andasse così, e lo conferma il fatto che – non appena svoltato l’angolo del 2021 – come se si fosse entrati in un’epoca altra, come se tutto fosse finito, il microcosmo di eletti che guida il Paese è subito tornato alle vecchie abitudini, nel tentativo forse di ristabilire la vecchia normalità (che invece non tornerà più), quella in cui all’improvviso c’è chi sfila una carta dal castello che fin lì si era miracolosamente tenuto in piedi e fa crollare tutto. La voglia di rissa, di menare le mani, è diffusa; la nuova normalità, gli impedimenti, i divieti generano pressioni enormi - ce lo dicono, anche, le torme di ragazzi che si danno appuntamento in questa o quella città per suonarsele di santa ragione. E ci si può spingere fino a comprendere come la costrizione possa generare desideri di rivolta. 
Ma è qualcosa che non porta da nessuna parte. Il sistema sano si salva proprio come tale, come sistema. Il settore auto in Italia ha certamente scelto questa strada. Non sarà per sempre, è certo: è stato però nel momento giusto, quando davvero serviva. 

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