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  3 mesi 2020 3 mesi 2019 Diff. % Mar. 2020 Mar. 2019 Diff. %
Austria 54.680 80.855 -32,37 10.654 31.958 -66,66
Belgio 127.416 155.865 -18,25 28.801 54.872 -47,51
Bulgaria 5.927 8.419 -29,60 1.609 3.266 -50,73
Cipro 2.941 2.800 5,04 742 888 -16,44
Croazia 10.001 12.173 -17,84 2.716 5.049 -46,21
Danimarca 48.859 66.266 -26,27 15.183 26.316 -42,31
Estonia 5.647 6.174 -8,54 1.685 2.233 -24,54
Finlandia 28.266 29.102 -2,87 9.194 9.279 -0,92
Francia 364.679 553.335 -34,09 62.668 225.818 -72,25
Germania 701.362 880.092 -20,31 215.119 345.523 -37,74
Grecia 21.390 26.289 -18,64 3.743 9.518 -60,67
Irlanda 50.700 64.126 -20,94 6.152 16.687 -63,13
Italia 347.193 538.067 -35,47 28.326 194.302 -85,42
Lettonia 3.870 4.461 -13,25 1.067 1.618 -34,05
Lituania 10.728 10.200 5,18 2.236 3.957 -43,49
Lussemburgo 11.912 14.867 -19,88 2.798 5.621 -50,22
Paesi Bassi 103.203 115.451 -10,61 29.496 38.507 -23,40
Polonia 107.636 139.809 -23,01 29.657 50.118 -40,83
Portogallo 45.282 59.445 -23,83 10.596 24.900 -57,45
Repubblica Ceca 50.194 59.616 -15,80 13.685 21.491 -36,32
Romania 27.979 35.836 -21,92 6.654 9.813 -32,19
Slovacchia 18.966 23.897 -20,63 5.013 9.222 -45,64
Slovenia 14.508 20.262 -28,40 2.743 7.304 -62,45
Spagna 218.705 316.890 -30,98 37.644 122.659 -69,31
Svezia 66.141 73.880 -10,48 27.649 30.256 -8,62
Ungheria 32.670 34.338 -4,86 11.478 13.394 -14,30
Unione Europea (UE) 2.480.855 3.332.515 -25,56 567.308 1.264.569 -55,14
EU14*** 2.189.788 2.974.530 -26,38 488.023 1.136.216 -57,05
EU12 291.067 357.985 -18,69 79.285 128.353 -38,23
Islanda 2.481 2.721 -8,82 1.078 1.074 0,37
Norvegia 32.358 38.485 -15,92 12.451 18.375 -32,24
Svizzera 55.452 72.065 -23,05 17.556 28.958 -39,37
EFTA 90.291 113.271 -20,29 31.085 48.407 -35,78
Gran Bretagna** 483.557 701.036 -31,02 254.684 458.054 -44,40
Totale EU + EFTA + GB 3.054.703 4.146.822 -26,34 853.077 1.771.030 -135
             
*i dati di Malta non sono attualmente disponibili            
**la Gran Bretagna è fuori dalla Ue a partire dal 2020            
Dati al 17/04/2020            

Barche diverse, ma il mare è uguale per tutti

In un film di qualche anno fa, Woody Allen raccontava la storiella delle due anziane signore ricoverate in una casa di cura. Sedute allo stesso tavolo, consumano un pasto. All’improvviso la prima dice: il mangiare qui è veramente orrendo. La seconda risponde: sì, e poi le porzioni sono così piccole... 
Ecco: più o meno la storia degli incentivi per l’acquisto delle auto stanziati dal Governo lo scorso anno e poi ancora nella Legge di Bilancio 2021. Si è sentito dire: sbagliata la tempistica, sbagliata la distribuzione, utili solo ad anticipare la domanda e quindi non realmente efficaci per rimettere in piedi il sistema. Eppure: perché porzioni così piccole?, si è alla fine sentito chiosare.
È vero: si poteva fare di più e si poteva fare meglio. E probabilmente sì, non hanno fatto e non faranno che anticipare la domanda, e si esauriranno troppo presto, e danneggeranno il mercato dei mesi a seguire… Tutto quel che si vuole. Ma resta il fatto che gli incentivi sono stati una conquista preziosa. Un passo avanti, e sudatissimo se si considera che una larga parte di quanti governano il Paese ritiene che l’unica auto realmente ecologica è l’auto che non esiste – non perché non è stata ancora inventata, ma perché l’auto non dovrebbe proprio esistere.
Per il settore auto italiano ci sono state cose buone anche dentro la tempesta del Covid, nell’infame 2020, ci ha ricordato il presidente di Federauto, De Stefani Cosentino. Su tutte la consapevolezza acquisita che, chiunque governi la nave, chiunque sia in sala macchine, il mare è lo stesso per tutti i naviganti. E quando si ingrossa a dismisura si fa squadra, si lavora tutti nella stessa direzione per portare la nave in porto. Le Case auto e le Reti di distribuzione, con l’eccezione di pochi casi, hanno lavorato insieme. E insieme hanno lavorato le associazioni della filiera. 
Al di là di risultati di mercato, fatturati, utili, questo è il lascito più prezioso del 2020. Non era scontato che andasse così, e lo conferma il fatto che – non appena svoltato l’angolo del 2021 – come se si fosse entrati in un’epoca altra, come se tutto fosse finito, il microcosmo di eletti che guida il Paese è subito tornato alle vecchie abitudini, nel tentativo forse di ristabilire la vecchia normalità (che invece non tornerà più), quella in cui all’improvviso c’è chi sfila una carta dal castello che fin lì si era miracolosamente tenuto in piedi e fa crollare tutto. La voglia di rissa, di menare le mani, è diffusa; la nuova normalità, gli impedimenti, i divieti generano pressioni enormi - ce lo dicono, anche, le torme di ragazzi che si danno appuntamento in questa o quella città per suonarsele di santa ragione. E ci si può spingere fino a comprendere come la costrizione possa generare desideri di rivolta. 
Ma è qualcosa che non porta da nessuna parte. Il sistema sano si salva proprio come tale, come sistema. Il settore auto in Italia ha certamente scelto questa strada. Non sarà per sempre, è certo: è stato però nel momento giusto, quando davvero serviva. 

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