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  2 mesi 2020 2 mesi 2019 Diff. % Feb. 2020 Feb. 2019 Diff. %
Austria 44.026 48.897 -9,96 21.067 23.640 -10,88
Belgio 98.615 100.993 -2,35 46.775 49.919 -6,30
Bulgaria 4.318 5.153 -16,20 1.988 2.809 -29,23
Cipro 2.199 1.912 15,01 1.033 891 15,94
Croazia 7.285 7.124 2,26 3.576 3.559 0,48
Danimarca 33.676 39.950 -15,70 15.005 18.638 -19,49
Estonia 3.962 3.941 0,53 1.691 1.755 -3,65
Finlandia 19.072 19.823 -3,79 8.271 8.085 2,30
Francia 302.011 327.517 -7,79 167.782 172.438 -2,70
Germania 486.243 534.569 -9,04 239.943 268.867 -10,76
Grecia 17.647 16.771 5,22 7.862 7.561 3,98
Irlanda 45.061 47.439 -5,01 13.884 15.069 -7,86
Italia 318.545 343.764 -7,34 162.793 178.493 -8,80
Lettonia 2.803 2.843 -1,41 1.319 1.303 1,23
Lituania 8.492 6.243 36,02 4.254 3.107 36,92
Lussemburgo 9.114 9.246 -1,43 4.795 5.041 -4,88
Paesi Bassi 73.898 76.944 -3,96 29.868 29.780 0,30
Polonia 77.979 89.691 -13,06 38.508 43.764 -12,01
Portogallo 34.686 34.545 0,41 20.263 18.861 7,43
Repubblica Ceca 36.509 38.125 -4,24 17.377 19.132 -9,17
Romania 21.325 26.023 -18,05 8.836 12.071 -26,80
Slovacchia 13.953 14.675 -4,92 7.220 7.579 -4,74
Slovenia 11.765 12.958 -9,21 5.550 6.180 -10,19
Spagna 181.063 194.231 -6,78 94.620 100.693 -6,03
Svezia 38.492 43.624 -11,76 21.694 23.146 -6,27
Ungheria 21.192 20.944 1,18 11.078 11.227 -1,33
Unione Europea (UE)* 1.913.931 2.067.945 -7,45 957.052 1.033.608 -7,41
EU14 1.702.149 1.838.313 -7,41 854.622 920.231 -7,13
EU12 211.782 229.632 -7,77 102.430 113.377 -9,66
Islanda 1.403 1.647 -14,81 694 800 -13,25
Norvegia 19.907 20.110 -1,01 10.346 11.106 -6,84
Svizzera 37.896 43.107 -12,09 19.108 22.176 -13,83
EFTA 59.206 64.864 -8,72 30.148 34.082 -11,54
Gran Bretagna** 228.873 242.982 -5,81 79.594 81.969 -2,90
Totale EU + EFTA + GB 2.202.010 2.375.791 -7,31 1.066.794 1.149.659 -21,85
             
*i dati di Malta non sono attualmente disponibili            
**la Gran Bretagna è fuori dalla Ue a partire dal 2020            
Dati al 18/03/2020            

Barche diverse, ma il mare è uguale per tutti

In un film di qualche anno fa, Woody Allen raccontava la storiella delle due anziane signore ricoverate in una casa di cura. Sedute allo stesso tavolo, consumano un pasto. All’improvviso la prima dice: il mangiare qui è veramente orrendo. La seconda risponde: sì, e poi le porzioni sono così piccole... 
Ecco: più o meno la storia degli incentivi per l’acquisto delle auto stanziati dal Governo lo scorso anno e poi ancora nella Legge di Bilancio 2021. Si è sentito dire: sbagliata la tempistica, sbagliata la distribuzione, utili solo ad anticipare la domanda e quindi non realmente efficaci per rimettere in piedi il sistema. Eppure: perché porzioni così piccole?, si è alla fine sentito chiosare.
È vero: si poteva fare di più e si poteva fare meglio. E probabilmente sì, non hanno fatto e non faranno che anticipare la domanda, e si esauriranno troppo presto, e danneggeranno il mercato dei mesi a seguire… Tutto quel che si vuole. Ma resta il fatto che gli incentivi sono stati una conquista preziosa. Un passo avanti, e sudatissimo se si considera che una larga parte di quanti governano il Paese ritiene che l’unica auto realmente ecologica è l’auto che non esiste – non perché non è stata ancora inventata, ma perché l’auto non dovrebbe proprio esistere.
Per il settore auto italiano ci sono state cose buone anche dentro la tempesta del Covid, nell’infame 2020, ci ha ricordato il presidente di Federauto, De Stefani Cosentino. Su tutte la consapevolezza acquisita che, chiunque governi la nave, chiunque sia in sala macchine, il mare è lo stesso per tutti i naviganti. E quando si ingrossa a dismisura si fa squadra, si lavora tutti nella stessa direzione per portare la nave in porto. Le Case auto e le Reti di distribuzione, con l’eccezione di pochi casi, hanno lavorato insieme. E insieme hanno lavorato le associazioni della filiera. 
Al di là di risultati di mercato, fatturati, utili, questo è il lascito più prezioso del 2020. Non era scontato che andasse così, e lo conferma il fatto che – non appena svoltato l’angolo del 2021 – come se si fosse entrati in un’epoca altra, come se tutto fosse finito, il microcosmo di eletti che guida il Paese è subito tornato alle vecchie abitudini, nel tentativo forse di ristabilire la vecchia normalità (che invece non tornerà più), quella in cui all’improvviso c’è chi sfila una carta dal castello che fin lì si era miracolosamente tenuto in piedi e fa crollare tutto. La voglia di rissa, di menare le mani, è diffusa; la nuova normalità, gli impedimenti, i divieti generano pressioni enormi - ce lo dicono, anche, le torme di ragazzi che si danno appuntamento in questa o quella città per suonarsele di santa ragione. E ci si può spingere fino a comprendere come la costrizione possa generare desideri di rivolta. 
Ma è qualcosa che non porta da nessuna parte. Il sistema sano si salva proprio come tale, come sistema. Il settore auto in Italia ha certamente scelto questa strada. Non sarà per sempre, è certo: è stato però nel momento giusto, quando davvero serviva. 

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