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  12 mesi 2019 12 mesi 2018 Diff. % Dic. 2019 Dic. 2018 Diff. %
Austria 329.363 341.068 -3,43 22.682 19.193 18,18
Belgio 550.003 549.632 0,07 33.467 23.197 44,27
Bulgaria 35.371 34.332 3,03 2.860 2.559 11,76
Cipro 12.220 12.956 -5,68 838 675 24,15
Croazia 62.975 59.856 5,21 4.061 2.349 72,88
Danimarca 225.594 218.483 3,25 15.495 13.908 11,41
Estonia 26.589 25.387 4,73 1.886 1.113 69,45
Finlandia 114.199 120.505 -5,23 8.213 6.164 33,24
Francia 2.214.279 2.173.481 1,88 211.194 165.390 27,69
Germania 3.607.258 3.435.778 4,99 283.380 237.058 19,54
Gran Bretagna 2.311.140 2.367.147 -2,37 148.997 144.089 3,41
Grecia 114.110 103.431 10,32 6.598 5.337 23,63
Irlanda 117.100 125.671 -6,82 224 142 57,75
Italia 1.916.320 1.910.701 0,29 140.075 124.535 12,48
Lettonia 18.235 16.879 8,03 1.260 1.071 17,65
Lituania 46.461 32.441 43,22 3.268 2.449 33,44
Lussemburgo 55.008 52.811 4,16 3.127 2.615 19,58
Paesi Bassi 446.114 443.530 0,58 42.436 19.842 113,87
Polonia 555.598 531.889 4,46 52.499 45.390 15,66
Portogallo 223.799 228.327 -1,98 17.726 16.181 9,55
Repubblica Ceca 249.915 261.437 -4,41 18.707 14.666 27,55
Romania 161.562 130.919 23,41 13.773 9.285 48,34
Slovacchia 101.568 98.080 3,56 7.714 5.965 29,32
Slovenia 73.211 72.835 0,52 4.475 3.643 22,84
Spagna 1.258.260 1.321.437 -4,78 105.853 99.290 6,61
Svezia 356.036 353.729 0,65 48.129 23.000 109,26
Ungheria 157.900 136.594 15,60 16.139 9.685 66,64
EU28* 15.340.188 15.159.336 1,19 1.215.076 998.791 21,65
EU15 13.838.583 13.745.731 0,68 1.087.596 899.941 20,85
EU13 1.501.605 1.413.605 6,23 127.480 98.850 28,96
Islanda 11.717 17.967 -34,79 587 481 22,04
Norvegia 142.381 147.929 -3,75 11.254 12.461 -9,69
Svizzera 311.466 299.716 3,92 34.825 27.539 26,46
EFTA 465.564 465.612 -0,01 46.666 40.481 15,28
Totale EU + EFTA 15.805.752 15.624.948 1,16 1.261.742 1.039.272 21,41
             
*i dati di Malta non sono attualmente disponibili            
Dati al 16/01/2019            

Barche diverse, ma il mare è uguale per tutti

In un film di qualche anno fa, Woody Allen raccontava la storiella delle due anziane signore ricoverate in una casa di cura. Sedute allo stesso tavolo, consumano un pasto. All’improvviso la prima dice: il mangiare qui è veramente orrendo. La seconda risponde: sì, e poi le porzioni sono così piccole... 
Ecco: più o meno la storia degli incentivi per l’acquisto delle auto stanziati dal Governo lo scorso anno e poi ancora nella Legge di Bilancio 2021. Si è sentito dire: sbagliata la tempistica, sbagliata la distribuzione, utili solo ad anticipare la domanda e quindi non realmente efficaci per rimettere in piedi il sistema. Eppure: perché porzioni così piccole?, si è alla fine sentito chiosare.
È vero: si poteva fare di più e si poteva fare meglio. E probabilmente sì, non hanno fatto e non faranno che anticipare la domanda, e si esauriranno troppo presto, e danneggeranno il mercato dei mesi a seguire… Tutto quel che si vuole. Ma resta il fatto che gli incentivi sono stati una conquista preziosa. Un passo avanti, e sudatissimo se si considera che una larga parte di quanti governano il Paese ritiene che l’unica auto realmente ecologica è l’auto che non esiste – non perché non è stata ancora inventata, ma perché l’auto non dovrebbe proprio esistere.
Per il settore auto italiano ci sono state cose buone anche dentro la tempesta del Covid, nell’infame 2020, ci ha ricordato il presidente di Federauto, De Stefani Cosentino. Su tutte la consapevolezza acquisita che, chiunque governi la nave, chiunque sia in sala macchine, il mare è lo stesso per tutti i naviganti. E quando si ingrossa a dismisura si fa squadra, si lavora tutti nella stessa direzione per portare la nave in porto. Le Case auto e le Reti di distribuzione, con l’eccezione di pochi casi, hanno lavorato insieme. E insieme hanno lavorato le associazioni della filiera. 
Al di là di risultati di mercato, fatturati, utili, questo è il lascito più prezioso del 2020. Non era scontato che andasse così, e lo conferma il fatto che – non appena svoltato l’angolo del 2021 – come se si fosse entrati in un’epoca altra, come se tutto fosse finito, il microcosmo di eletti che guida il Paese è subito tornato alle vecchie abitudini, nel tentativo forse di ristabilire la vecchia normalità (che invece non tornerà più), quella in cui all’improvviso c’è chi sfila una carta dal castello che fin lì si era miracolosamente tenuto in piedi e fa crollare tutto. La voglia di rissa, di menare le mani, è diffusa; la nuova normalità, gli impedimenti, i divieti generano pressioni enormi - ce lo dicono, anche, le torme di ragazzi che si danno appuntamento in questa o quella città per suonarsele di santa ragione. E ci si può spingere fino a comprendere come la costrizione possa generare desideri di rivolta. 
Ma è qualcosa che non porta da nessuna parte. Il sistema sano si salva proprio come tale, come sistema. Il settore auto in Italia ha certamente scelto questa strada. Non sarà per sempre, è certo: è stato però nel momento giusto, quando davvero serviva. 

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