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2014

29 agosto – La Fiat comunica che il limite dei 500 milioni non è ancora stato superato nell'esercizio del diritto di recesso per la fusione con Chrysler da parte dei soci della Fiat e non c'è nessun rischio che possa saltare la fusione; l’ad Sergio Marchionne dice: "Mi rassicura il fatto che la stragrande maggioranza dei nostri azionisti abbia scelto di continuare nel proprio impegno di azionisti fedeli", il presidente John Elkann commenta "sono lieto di questo risultato, attendiamo ora il completamento di questo progetto”. Il presidente della Regione Piemonte Chiamparino auspica l’organizzazione a Torino di un Salone dell'Automotive. L'AvtoVAZ ha presentato al Salone di Mosca la Niva 2016, prodotta in joint con la Gm, che sarà venduta tra due anni.

26 agosto – Il gruppo Volkswagen tra gennaio e luglio ha venduto oltre 5,78 milioni di auto, il 6% in più. La Fiat Automobili Srbija (Fas) nei primi sette mesi si è confermata prima esportatrice della Serbia con 921,6 milioni di euro, in aumento del 9,8%.

20 agosto - Il presidente della Fiat John Elkann sul calo di Borsa dice:"siamo comunque ottimisti, l'importante è arrivare all'obiettivo" della fusione, il  Wall Street Journal, sottolinea che ''se anche gli azionisti bloccheranno la riorganizzazione'', Marchionne ''non è tipo da mollare”.

19 agosto - Un report di Credit Suisse ha abbassato il prezzo obiettivo dei titoli Fiat a 6 euro e avverte che la quotazione negli Usa potrebbe essere "il primo passo per un aumento di capitale", alla Borsa di Milano le azioni perdono il 3,11%. La Norges Bank è risalita al 2,016% del capitale Fiat.

18 agosto - Reid Bigland è stato nominato responsabile del marchio Alfa Romeo per l'area Nafta.

12 agosto – La Fiat intende completare la fusione con Chrysler "come approvata", in una nota precisa che se il limite dei 500 milioni per il recesso fosse superato e la “Società decidesse di convocare una nuova assemblea straordinaria l'assemblea potrebbe semplicemente approvare un nuovo progetto di fusione”.

8 agosto – Il premier Renzi, che in occasione del viaggio in Oriente avrebbe avviato contatti con una casa automobilistica cinese, legata alla Bmw, che potrebbe essere interessata a investire, visiterà la Fiat di Termini Imerese.

7 agosto – Alla Borsa di Milano il titolo Fiat ha guadagnato il 5%. Secondo il verbale dell’assemblea del primo agosto la fusione tra Fiat e Crysler è stata approvata con il voto favorevole del 44,1% del capitale, quello contrario dell'8%, l'astensione dello 0,25% e la mancata partecipazione del restante 48% delle azioni, tra i favorevoli la People Bank of China, tra i contrari il Governo della Norvegia. Nel secondo trimestre la Chrysler ha avuto ricavi per 20,5 miliardi di dollari (+14%) e utile netto di 619 milioni in aumento del 22%, nel semestre i ricavi sono stati 39,4 miliardi e gli utili 1,1 miliardi rispetto a 696 milioni.

6 agosto – In Borsa la Fiat ha avuto un ribasso fino all'8,5% ; l’ad Sergio Marchionne dice che quello del recesso sulla fusione Fiat-Chrysler "è uno scenario esagerato", "le informazioni che arrivano dall'Italia generano un sentimento negativo” e “noi siamo trascinati dentro come parte” e aggiunge "se avessimo potuto scegliere avremmo scelto tempi migliori per annunciare la fusione".

5 agosto - La Fiat comunica che "non ha ricevuto alcuna dichiarazione di esercizio del diritto di recesso", in Borsa il titolo è stato congelato dopo un calo fino al 7,15%. La Bloomberg riporta che la Commissione sviluppo e il Dipartimento prezzi della provincia cinese di Hubei stanno concludendo le indagini su Chrysler e Audi riconoscendole colpevoli di pratiche monopolistiche.

1 agosto – Gli azionisti Fiat hanno approvato a maggioranza la fusione con la Chrysler; l’ad Sergio Marchionne in assemblea ha detto che "grazie all'intenso lavoro degli ultimi cinque anni, ora siamo pronti a compiere il salto di qualità", di non avere  "il minimo dubbio che il piano sia fattibile e possa essere finanziato da risorse interne" e che la fusione “rappresenta un salto epocale”, che un “rischio insuccesso fusione c'e' ma gestibile”e “l'impegno in Italia resta immutato, non ridurremo le attività industriali in Italia"; l’obiettivo è di avere in cinque anni ricavi superiori a 130 miliardi di euro, utile operativo di circa 9 miliardi e utile netto di circa 5 miliardi con vendita di 7 milioni di veicoli; Marchionne aggiunge "Vendere Fca ai tedeschi ? Mai” e di sperare "che il governo non decida incentivi per il settore auto". Il presidente John Elkann assicura “l’ impegno personale e della mia famiglia per continuare a sostenere Fca” e “in Italia, dove la nostra storia è iniziata e dove vogliamo continuare a essere protagonisti attivi”, Elkann specifica "Noi non andiamo all'estero” ma solo “Abbiamo molto ampliato il perimetro delle nostre attività". Il consiglio di amministrazione di Fca quando la fusione sarà operativa sarà composto da John Elkann, Sergio Marchionne, Andrea Agnelli, Tiberto Brandolino D'Adda, Glenn Earle, Valerie A. Mars, Ruth J. Simmons, Ronald L. Thompson, Patience Wheatcroft, Stephen M. Wolf, Ermenegildo Zegna; esce il presidente della Ferrari Luca di Montezemolo. L’ad della Fiat Sergio Marchionne dice "stiamo attrezzando Mirafiori per produrre il suv Maserati Levante. Dovrà uscire a fine 2015”. Per il Centro Studi Promotor le agevolazioni  fiscali promesse dal governo saranno utili solo se immediate.

Di speranza e di passione, ammissioni di colpa dovute

Ammissione di colpa, paragrafo 1. Su queste pagine si è molto scritto a proposito del disinteresse delle istituzioni italiane nei confronti del settore Automotive italiano. Si è scritto di disinformazione, non ascolto, non comprensione, ostilità, sfruttamento (del settore, come fosse un bancomat o una bestia da latte), eccetera. Lo si è fatto in passato, lo si è fatto con l’attuale Governo e le attuali istituzioni, perché – pur passando il tempo e i Governi – nel tempo è parso di intravedere una certa continuità di atteggiamento. D’altronde, fresco è ancora il ricordo di Salvini che si spende compiaciuto per l’Automotive italiano dal palco di Verona, ancora fresco – andando più indietro - è il ricordo della prima volta in cui si sentì parlare della necessità di istituire una cabina di regia, per coordinare e promuovere “la nuova cultura della mobilità, attenta alla coincidenza tra interessi individuali e collettivi”, perché la nuova mobilità “non accadrà girando una chiave, ma passerà attraverso un lungo periodo di transizione, dove sarà fondamentale la nostra capacità di fare sistema utilizzando al meglio le tecnologie disponibili, pianificando le necessarie infrastrutture e orientando le scelte di politica della mobilità verso l’equazione più efficiente per la collettività” (visione d’insieme, Massimo Nordio allora presidente di Unrae, luglio 2016). 
Ora. Appena qualche settimana fa, spettatori di una delle videoconferenze organizzate da #ADD20, l’Automotive Dealer Day in versione virtual-digitale, abbiamo appreso di essere in torto. E grandemente. Perché, ci è stato rivelato dal presidente di Unrae, Michele Crisci, e dal presidente di Federauto, Adolfo De Stefani Cosentino, Governo e istituzioni che oggi ci regolano e guidano, hanno più volte dimostrato disponibilità, interesse, perfino comprensione delle necessità, ragioni e argomentazioni del mondo dell’auto. Eravamo perciò pronti a rivedere la nostra posizione, ad accogliere con gioia il cambiamento epocale, quasi anche a fare ammenda e a riconoscere la nostra colpa. Senonché, quel giorno lì era l’8 ottobre e via mail ci è arrivato il comunicato congiunto Unrae-Federauto, che recava il titolo “Il mancato rifinanziamento dei fondi per il corrente anno vanifica…”, eccetera. 

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