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La buona notizia, perché ce ne sono anche in questo periodo. Per sostenere il mercato dell’auto collassato a causa della pandemia di Covid-19, il Governo ha preparato una serie di misure volte a rilanciare la domanda che langue. Ovvero: immediata proroga di altri due anni dei sussidi e degli incentivi fiscali all’acquisto di veicoli elettrici; poi: a partire dal 1° maggio e fino a fine 2023 riduzione dell’imposta sul valore aggiunto sulle vetture usate allo 0,5% dei volumi di vendita degli operatori del settore; poi: allentamento delle restrizioni all’acquisto di automobili in alcune città. Dichiarazione del ministro del Commercio: “L’auto è un pilastro dell’economia nazionale e l’industria automobilistica svolge un ruolo cruciale nell’incrementare i consumi interni e nell’agevolare la modernizzazione della domanda”.
La cattiva notizia è che questo non avviene in Italia (e probabilmente tutti lo avranno capito leggendo la dichiarazione del ministro del Commercio sopra citata), ma in Cina. Dove, dopo 2 anni di contrazione, il mercato per gli effetti del virus è crollato nel 1° bimestre dell’anno.
Qui in Italia, il mercato è andato contraendosi nei primi 2 mesi, poi è crollato a marzo, poi è stato fermato. Il Governo – comprensibilmente dedito a lavorare contro il diffondersi del contagio – ha preso nota delle richieste e delle indicazioni provenienti dagli esperti in materia, cioè diversi e numerosi rappresentanti, con ruoli differenti, del settore, e sta. Il settore, mai così unito, oltre ad essere encomiabilmente attivo sul fronte dell’impegno nella lotta al Covid-19, lo è anche sul fronte della pubblica esposizione. In tv, sui giornali, via web, via radio. Porta alla luce la propria realtà, ricorda al colto e all’inclita il proprio peso nella composizione del Pil nazionale, intesse relazioni come mai aveva fatto prima, incassa una quantità di ampi e ripetuti cenni del capo (vedi Renzi, mentre Michele Crisci, presidente di Unrae, parlava nel corso di Quarta Repubblica, il 13 aprile) a significare ampio e ripetuto sostegno, ma poi finisce lì. Ed è costretto a stare. Immobilizzato – come le auto che giacciono sui piazzali dei Concessionari - in una claustrofobica e oltremodo frustrante anticamera del nulla (fino ad ora, almeno). La linea di condotta scelta è la pazienza, la perseveranza, il dialogo. Encomiabile, anche questa. Nessuna responsabilità da addebitare al settore e a chi lo rappresenta, ovunque lo rappresenti. Anche se poi, forse, una piccola “colpa” la si può individuare, guardando alla notizia che viene dalla Cina. Non commessa oggi, ma ieri e l’altroieri. Perché forse ci volevano due anni di mercato in rosso alle spalle, per avere attenzione adesso; forse evitare di auto-sostenere le immatricolazioni avrebbe potuto essere la scelta da adottare nel 2018 e ancora nel 2019? Guardando alla Cina adesso, il dubbio è lecito.

Guardando ancora alla Cina adesso. È di marzo la notizia che, secondo un sondaggio effettuato da Ipsoa per capire come il virus abbia cambiato l’atteggiamento dei cinesi nei confronti dell’auto di proprietà, il desiderio di possedere una vettura privata è salito dal 34% al 66%; che è calata drasticamente la propensione a utilizzare i trasporti pubblici; che l’acquisto di un’auto nuova è fortemente desiderato dagli abitanti delle zone che più sono state colpite dall’epidemia (il 72% degli intervistati, di cui il 77% perché l’auto di proprietà riduce il rischio di contagio); che la maggior parte degli intervistati è interessato a esperienze di acquisto prive di contatto umano – ma qui questo poco importa.
In Italia, successivamente, si è molto parlato del sicuro riscatto post-virus dell’auto come mezzo di trasporto, e del certo declino di treni autobus metropolitane per muoversi dentro e fuori le città. Con toni trionfalistici, a volte, perfino. Probabilmente è vero, (anche) in Italia l’auto tornerà in auge. Ma il punto intorno al quale ruota il destino del settore non è questo. Perché le auto gli italiani le hanno già. E aspettano solo il via libera dal Governo per tornare a usarle. Nella maggior parte dei casi vecchie, troppo vecchie, inquinanti, non sicure. Non è questo l’obiettivo al quale guardare, ma a smuovere il mercato, a rimetterlo in movimento. Velocemente. Costruendo uno schema di incentivazione all’acquisto buono per subito, per svuotare i piazzali dei Concessionari, per mettere in tasca agli italiani l’aiuto necessario a comprare ciò che possono permettersi di comprare (bello, come convergano qui il pensiero e la visione dei due esponenti del settore che abbiamo intervistato). Una volta che avranno acquistato, e reso più giovane e sostenibile il parco circolante, saremo tutti felici di soffermarci sul riscatto certo dell’auto come mezzo di trasporto. Prima, per favore, no. @


Non è male se il futuro non è più quello di una volta

Un anno e passa dentro lo sconvolgimento da Coronavirus, e ci ritroviamo sempre lì, a fare la conta di ciò che si è perduto, dalle vite umane alle abitudini quotidiane più elementari, passando naturalmente – per chi è dentro il settore – attraverso il numero delle auto vendute, con tutto quello che questo comporta (altre perdite, naturalmente). Tale è la condizione imposta dalla pandemia a questa porzione della nostra vita, assimilabile a quella vissuta da chi è stato dentro un tempo di guerra. Ma poi questa è anche la natura umana, sempre propensa alla nostalgia: il pane come lo si faceva una volta, le nevi di una volta, il futuro non è più quello di una volta, perfino si stava meglio quando si stava peggio. Il passato è un macigno, perché – citazione libera-tutti da Enzo Biagi – “ha sempre il culo più roseo”: tutti i nostri ieri nel ricordo trascolorano e finiscono per perdere ombre e toni cupi, quando ne abbiano avuti. Difficile immaginare che questo possa avvenire domani, quando (ma quando?) dalla pandemia torneremo fuori, anche se qualcuno a qualcosa ripenserà con un sospiro – l’assenza di traffico nei lockdown?, i figli finalmente a casa per più del tempo necessario a consumare un pasto veloce?, la tenuta ormai ufficiale da videoconferenza (pullover a collo alto e pantaloni della tuta, se non addirittura del pigiama)?: qualcosa da rimpiangere certamente qualcuno lo troverà, mettendo da parte il deserto desolato nel quale è sbocciato il fiore che la sua memoria ha scelto di cogliere e conservare.

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