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Dunque Michele Crisci è stato confermato per un anno alla presidenza di Unrae, così come sono stati confermati anche tutti gli organi direttivi dell’Associazione. Per il ruolo di Direttore generale, rimasto vacante per alcuni mesi dopo l’uscita di scena di Romano Valente, è stato scelto Andrea Cardinali. Un atto-svolta significativo, considerato che il percorso professionale del nuovo Direttore, di tutto prestigio, si è snodato, con incarichi e responsabilità via via sempre più crescenti, attraverso aziende come Ge Capital Fleet Services, Hertz Rent-A-Car, Ing Car Lease Italia, Alphabet Italia, e lo ha portato anche a guidare, dapprima come vicepresidente e poi come presidente, l’Aniasa, associazione che rappresenta le imprese che svolgono attività di noleggio veicoli, car sharing e servizi collegati alla mobilità.
“La carriera di Andrea – queste le parole di Crisci - è perfettamente in linea con le nuove tendenze di mobilità dell’industria, e dunque con le esigenze di Unrae: unitamente alla storia della nostra associazione e al percorso fin qui fatto, è ancor più una garanzia per i traguardi futuri da perseguire nell’interesse delle associate e del comparto tutto”.
Non un professionista cresciuto all’interno di una o l’altra tra le Case, come era fin qui stata abitudine, ma un professionista che conosce, ed è in grado di maneggiare, la materia di cui è fatto oggi, sempre di più, il mercato. Noleggio, car sharing, servizi collegati alla mobilità: il mercato chiede, la rappresentanza delle Case estere risponde a tono – e chissà quale è il pensiero recondito di un’altra rappresentanza, quella dei Concessionari che da qualche tempo stanno dando segno di una certa insofferenza di fronte alle politiche adottate dalle Case circa le condizioni di vendita del prodotto alle società di noleggio.

Così Cardinali ha illustrato in quale direzione andrà il proprio impegno: “In piena continuità con chi mi ha preceduto intendo contribuire a consolidare il ruolo dell’Unrae quale interlocutore di riferimento degli organi istituzionali, della stampa e degli operatori di settore”. Così ha illustrato la sfida principale che attende l’Associazione, prossima – come ha ricordato – a compiere i 70 anni di attività: “Tenere il passo con i cambiamenti epocali in corso nell’era della rivoluzione digitale, in particolare quelli della mobilità come servizio, che sta trasformando il mercato a livello globale”.
Così ha illustrato, infine, quale è il compito dell’Associazione stessa: “In una fase di mercato che sconta una difficile congiuntura, Unrae deve fornire il massimo supporto a tutte le sue associate, già fortemente impegnate a perseguire ambiziosi obiettivi di sostenibilità ambientale tramite ogni tipo di innovazione tecnologica, valorizzando adeguatamente le proprie peculiarità e collaborando efficacemente con tutti gli attori della filiera automotive”.
Non c’è bisogno qui di spiegare cosa è e cosa fa Unrae. Può però tornare utile citare qualche riga direttamente dal suo sito Internet: “Oggi sono 45 le aziende associate, che fanno parte di una realtà economica che, direttamente o indirettamente, nella distribuzione e nell’assistenza, registra un fatturato di 53 miliardi di euro e 160.000 occupati nelle circa 2.600 concessionarie, 11.100 officine autorizzate e nelle Case madri presenti in Italia. Nel nostro Paese le Case automobilistiche estere investono circa 10 miliardi per acquisti di componentistica e, attraverso le sedi italiane di Ricerca, Sviluppo e Design, 10,5 miliardi di euro per beni e servizi”. La rappresentanza di una potenza, insomma. Che produce lavoro, produce reddito, versa, e contribuisce a far sì che vengano versati, soldi nelle casse dello Stato. 
Ecco, lo Stato. Il convitato non di pietra, ma di gomma. Perché non è “muta presenza inquietante e minacciosa”, ma è sorda presenza, inquietante e dannosa. “Consolidare il ruolo di Unrae quale interlocutore di riferimento degli organi istituzionali”, le parole di Cardinali. Direttamente e indirettamente, a livello locale e a livello nazionale, Unrae (e con lei lo hanno fatto Anfia, e Federauto, e tutte le associazioni più o meno attive nel settore: mal comune, gaudio di nessuno) ha energicamente cercato un dialogo con le istituzioni che, a oggi, ha prodotto poco o nulla. Perché questo è ciò che accade quando l’interlocutore risulta assente, che sia perché non è intenzionato ad ascoltare o perché pur ascoltando non è in grado di comprendere, sempre ammesso che abbia voglia di farlo. Oggi il mercato langue, il sistema Ecotassa-Ecobonus non sembra in grado di produrre i vantaggi immaginati, il parco circolante continua a invecchiare. Più che da consolidare, il ruolo di Unrae è ancora in gran parte da creare – ripetiamolo: non per mancanza di impegno o di capacità da parte dell’Associazione. Gli auguri, sinceri, sono d’obbligo.

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Governo, non politica: questo serve all’Italia (e all’auto)

Doveroso commiato, per cominciare: arrivederci e grazie (?) a Salvini. Nessuna delusione, anche se per qualche minuto è stato bello credere che l’allora vice Premier facesse sul serio, quando – sul palco di Verona, Automotive Dealer Day, maggio scorso – disse “Mi impegno a mettere tutta l’energia possibile per passare dal 40 al 100% di detrazione Iva sulle auto aziendali”. È stato bello, perché per qualche minuto si è potuto assistere a uno spettacolo assai raro: il dialogo, che implica ascolto, tra imprenditori e governanti. Nessuna delusione, però, perché alla fine nessun imprenditore è uscito da quella sala con la certezza che quella promessa sarebbe stata mantenuta. “Vedremo”, era lo stato d’animo che tutti più o meno accomunava. E infatti abbiamo visto. 
Adesso, arriva la notizia che il nuovo Governo è al lavoro sul Decreto legge detto per brevità “Clima” (“Per il contrasto dei cambiamenti climatici e la promozione dell’economia verde”). La bozza è stata preparata, e andrà al vaglio del Consiglio dei ministri. Contiene, tra gli altri, alcuni capitoli che coinvolgono il mondo dell’auto. Per cominciare, è previsto un bonus fiscale da 2.000 euro per i cittadini che risiedono nelle città metropolitane inquinate nelle zone interessate dalle procedure di infrazione comunitaria (Piemonte, Lombardia, Veneto, Lazio, Liguria, Toscana, Molise e Sicilia) e che rottamano autovetture fino alla classe Euro4. In pratica, dunque, riguarda gli automobilisti di Torino, Milano, Venezia, Roma, Genova, Firenze, Palermo, Catania e Messina. Ma, attenzione: il bonus da 2.000 euro è un credito di imposta che può essere utilizzato, entro i successivi 5 anni alla rottamazione, per abbonamenti al trasporto pubblico locale (sarà valido anche per i parenti del rottamatore) e l’utilizzo di servizi di sharing mobility con veicoli elettrici o a zero emissioni. E non verrà riconosciuto a chi, nei 2 anni successivi alla rottamazione, dovesse acquistare nuovi veicoli ad alte emissioni.

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