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Numeri, persone e fatti di prima pagina

Secondo quanto diffuso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, le immatricolazioni di luglio sono state 136.455 rispetto alle 153.335 del luglio 2019. Nel cumulato dei sette mesi, l’immatricolato di 720.620 unità contro le 1.236.520 di un anno fa porta a una perdita del 42%, con 516.000 unità in meno.
Un buon risultato, ottenuto grazie agli sforzi fatti dalle Case e dalle loro Reti di vendita con offerte promozionali attraenti. Un buon risultato, se si considera il periodo e l’attesa dell’avvio - dal 1° agosto - degli incentivi previsti dalla Legge Rilancio. Ed è proprio su questo tema che il Presidente di Unrae, Michele Crisci, afferma che i risultati dei primi 3 giorni, con quasi 12 milioni di euro già richiesti, dimostrano che il mercato ne aveva assoluta necessità”.
“Queste risorse destinate all’auto, accogliendo parte delle richieste della nostra Associazione - prosegue Crisci - sono un importante riconoscimento della necessità di svecchiare un parco circolante molto anziano, senza discriminare le più moderne vetture a benzina e diesel Euro6 che possono dare un contributo rilevante sul contenimento delle emissioni e in termini di sicurezza stradale”.
Mercato Italia - Luglio 2020 - immatricolazioni per marca

Secondo quanto comunicato da Acea, a giugno il mercato europeo dell’auto ha fatto segnare un calo del 24,1%. Comportamenti analoghi per la maggior parte dei Paesi, che dopo aver dimezzato le vendite in maggio, provano a ripartire dopo il lockdown causato dalla pandemia. Poche le eccezioni, fra queste si fa notare il calo del Belgio che chiude il mese a - 1,8%. Ma è la crescita della Francia a fare notizia: il mercato transalpino a giugno ha contato oltre 233mila nuove targhe con un incremento dell’1,2% su giugno dello scorso anno. Nei dati del primo semestre, l’immatricolato di oltre 5,1 milioni di veicoli equivale a una perdita del 39,5%, con 3,3 milioni di auto in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Sempre nel semestre, sono di Spagna (-50,9%) e di Italia (-46,1%) le prestazioni peggiori. Nell’analisi dell’andamento delle singole Marche, a giugno cali in doppia cifra per tutti. Fanno eccezione Porsche, che cresce del 7,5%, Volvo in positivo dello 0,2%, e Lexus che limita il disavanzo a -1,0%.  Più uniformi i dati del semestre, che vanno dal picco negativo di Smart, in perdita dell’87,5%, fino al -15,2% di Porsche. Quanto ai Gruppi, nel periodo gennaio-giugno, Vokswagen segna un -36,1%, Psa -45,4%, Renault -42,0%, Fca -46,3% e Toyota -27,9%.
Mercato Europa - Giugno 2020 - Vendite per Gruppi e Marche
Mercato Europa - Giugno 2020 - Vendite per Paese

Il mercato Italia delle auto nuove ha chiuso il mese di giugno a -23,1% rispetto allo stesso mese del 2019: 132.457 le immatricolazioni complessive (pur con un giorno lavorativo in più, che vale all'incirca 4,5 punti percentuli). Un ulteriore chiusura in perdita pesante, dopo il -85,4% di marzo, il -97,6% di aprile e il -49,6% di maggio, che porta il consuntivo del 1° semestre 2020 a 583.960 unità, con una perdita secca di circa 500 mila auto (-46,1%).
Ma non basta: anche il futuro prossimo non promette bene, se è vero che i Concessionari segnalano livelli assai bassi di acquisizione di ordini e di affluenza negli show-room, senza poi tralasciare la questione delle giacenze (circa 500 mila vetture) e della situazione finanziaria di numerose concessionarie, molto critica. Nel 1° semestre, il settore ha registrato una perdita di fatturato di circa 9 miliardi di lire, che ha comportato una perdita di 2 miliardi di solo gettito Iva per lo Stato. L'immobilismo del Governo italiano continua dunque a fare a danni. E questo mentre la Francia ha addirittura chiuso il mese in attivo (+1,24% su giugno 2019), grazie alla spinta del piano di rilancio per l'auto varato dal Governo Macron (un piano da 8 miliardi di euro), e mentre Germania e Spagna, perfino la Spagna, hanno risposto con prontezza e chiarezza alle necessità dei rispettivi settori auto.
Brande, dunque, l'amarezza nelle parole di Michele Crisci, presidente di Unrae: "Proprio il piano spagnolo, da 3,75 miliardi di euro, è da notare sia per l’ambizione degli obiettivi che si pone sia per il principio di neutralità tecnologica che afferma. Ma l'assordante silenzio del Governo italiano prosegue. E come previsto, la semplice ripartenza delle attività economiche non basta a riavviare la domanda di autovetture da parte di famiglie e imprese, fiaccate dalla lunga chiusura e dalle fortissime preoccupazioni per un futuro altamente incerto. Proiettando il dato di giugno sul 2° semestre, il mercato perderebbe altre 200.000 immatricolazioni, per un crollo complessivo della domanda nel 2020 a 1.200.000 unità, un'incombente débâcle denunciata da Unrae già 4 mesi fa”. Queste invece le parole di Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto: "Il fatto che siamo passati dal -50% circa di maggio al -23,1% di giugno non deve assolutam,ente far pensare a un miglioramento del mercato: il risultato è attribuibile esclusivamente al recupero di immatricolazioni di auto nuove ordinate prima della chiusura delle attività in Italia e non prodotte a causa della mancanza di parti e componenti determinata dal lockdown nei paesi asiatici, in anticipo rispetto a quello europeo. Senza la correzione delle Km0 prodotta a fine mese, il risultato di giugno sarebbe stato ancor più deficitario". Stando alle rilevazioni di Dataforce, le auto-immatricolazioni sono state nel mese circa 11.800, effettuate soprattutto dai Concessionari, e hanno costituito l'8,9% dei volumi totali. Ancora il Presidente di Federauto: "Il mercato non può riprendersi con le sole offerte promozionali che i vari Brand hanno messo in campo, e si avvicina a grandi passi la gelata autunnale. Diciamo basta all'incomprensibile atteggiamento di indifferenza del Governo e di parte della classe politica rispetto alla situazione dell'automotive: il rischio di chiusura nei prossimi mesi di centinaia di imprese della filiera della distribuzione auto è sempre più concreto, e si accompagnerebbe drammaticamente alla scomparsa di 40 mila posti di lavoro".
Mercato Italia - Giugno 2020 - immatricolazioni per marca

Secondo i dati comunicati da Acea relativi ai 27 mercati dell’Unione Europea, Malta esclusa, a maggio le immatricolazioni di autovetture hanno subìto un ulteriore brusco calo, con il targato che segna una contrazione del 52,3%. Sebbene in molti Paesi le misure restrittive imposte dalla pandemia siano state rese meno severe, il numero di auto nuove vendute in tutta l’Unione Europea è passato dalle 1.217.259 unità di maggio 2019 alle 581.161 autovetture attuali. Cali a due cifre per ciascuno dei 27 mercati dell’Unione, ma di certo più contenuti rispetto all’aprile più oscuro che la storia dell’auto ricordi. Scendendo nel dettaglio dei singoli Paesi, la Spagna è risultata il mercato con il peggior esito mensile (‐72,7%), per la Francia vendite dimezzate (‐50,3%), così come per Italia (‐49,6%) e Germania (‐49,5%). Nei risultati dei primi 5 mesi di quest’anno si sommano, nell’intera Europa, perdite per quasi 3 milioni di automobili con un disavanzo del 42,8%. Sempre nel cumulato, situazione con risultati mediamente dimezzati anche per i Gruppi. Volkswagen si difende bene nella pandemia: porta la propria quota al 26,2%, scontando un -38,4% nel cumulato. Psa perde il 48,7% e oltre 550mila targhe; identica decrescita per Renault ma con 350mila unità al passivo; Fca accusa un -49,9% con 224mila auto in meno.
Mercato Europa - Maggio 2020 - Vendite per Gruppi e Marche
Mercato Europa - Maggio 2020 - Vendite per Paese

Sono state 99.711 le immatricolazioni di maggio, che significa -49,6% sullo stesso mese del 2019. Il cumulato dei primi 5 mesi dell'anno riporta 451.366 targhe (-50%).
Il tracollo di maggio è figlio del crollo di tutti i canali: -35% i privati, -69% il noleggio (breve termine -96%, lungo termine -50%) e -57% le società. Sul fronte delle alimentazioni spiccano segni positivi per le ibride (+18% e quota del 12,5%) e le elettriche (+55%). Decisamente male le alimentazioni tradizionali, che insieme rappresentano il 77% del mercato: benzina -52%, diesel -56%. 
Un quadro drammatico, l'ennesimo. Che Michele Crisci, presidente di Unrae, commenta così. "Il dato delle immatricolazioni di maggio, per la maggior parte consegne di ordini sottoscritti prima dell’inizio dell’emergenza da COVID-19, conferma la gravità della crisi senza precedenti che sta attraversando il settore auto. Il sistema della distribuzione auto resta attanagliato da una grave crisi di liquidità, appesantito da centinaia di migliaia di veicoli fermi nei piazzali e con le risorse messe a disposizione dal Decreto Liquidità ancora impigliate nella burocrazia e bloccate all’interno del sistema bancario. D’altra parte, la mera riapertura dei Concessionari non basta a far ripartire la domanda, con famiglie e imprese prostrate dal crollo dell’attività economica e con un futuro quanto mai incerto e fosco. Testimonianza ne sono i dati raccolti a fine maggio, che parlano di un calo degli ordinativi di circa il 60% rispetto a maggio 2019 scorso anno”. Prosegue Crisci: "Nell’assoluta, incomprensibile sordità e indifferenza della classe politica è sempre più grande il rischio di chiusura nei prossimi mesi di centinaia di imprese della filiera della distribuzione auto, che si accompagnerebbe drammaticamente alla scomparsa di decine di migliaia di posti di lavoro. E' sempre più urgente, quindi, la necessità di immediati e concreti provvedimenti che siano di efficace sostegno al settore auto, per la sua importanza strategica nazionale e il suo grande contributo all’economia, non solo in termini di generazione di valore e di occupazione, ma anche di gettito erariale (pari a circa 80 miliardi di euro annui incluso tutto l’indotto), come pure per il ruolo ancora più centrale che avrà nella mobilità. E’ ancora utile sottolineare l’importanza della velocità di azione richiesta: i lavoratori e le loro famiglie, le imprese, l’intero settore auto e il Paese non possono aspettare i tempi dell’European Recovery Fund, ora presentato come la panacea di tutti i mali.”
Ancora: "Chiediamo nuovamente al Governo l’adozione di un intervento “verticale”, con misure specifiche per il settore automotive, che includa un programma strutturale teso a facilitare il ricambio del vetusto parco circolante, pericoloso sia per l’ambiente sia per la sicurezza dei cittadini. Chiediamo un regime fiscale pari a quello degli altri Paesi europei a partire dalla detrazione dell’IVA sulle auto aziendali al 100%. Chiediamo inoltre che il sistema bancario trovi forme e modi di accelerare l’erogazione alle imprese della filiera distributiva automotive delle sempre più vitali risorse rese disponibili dal Decreto Liquidità”. Non meno allarmato, anzi, il commento di Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto: ""Abbiamo riaperto le aziende il 4 maggio gestendo pressoché esclusivamente l'immatricolazione delle auto ordinate prima del blocco delle attività di vendita e che non avevamo potuto consegnare ai clienti: solo questo ha determinato la flessione più contenuta del canale privati. E non facciamoci illudere dalla crescita delle immatricolazioni di auto elettriche o ibride, perché non possono che rappresentare una marginalità del mercato. Nel complesso, maggio ci dà la fotografia di un mercato drammaticamente fermo, situazione confermata dal fatto che i nuovi ordini sono più che dimezzati rispetto a maggio dello scorso anno e lo stock di veicoli invenduti ammonta a 900.000 unità sui piazzali di Case e Concessionari: 18 miliardi di euro, un costo enorme per il sistema automotive".
Ancora: "I dati di mercato stanno purtroppo confermando che il recupero sarà molto lento. Ogni settimana che passa, aumenta la probabilità che gli operatori più fragili della nostra filiera chiudano i battenti, generando una spirale negativa dalla quale il sistema automotive rischierebbe di non riprendersi più, con nefaste ripercussioni economiche, sociali e fiscali. Appare quasi superfluo sottolineare l'urgenza di intervento da parte del Governo con un piano di incentivazione di tutti i segmenti e motorizzazioni del mercato: a giugno la situazione non cambierà e così nei prossimi mesi".
Mercato Italia - Maggio 2020 - immatricolazioni per marca

 

 

Burger King, il tweet geniale e lo spirito del 2020

Con l’approssimarsi del mese di dicembre torna in voga un classico: il gioco sociale che impegna i partecipanti a scegliere l’immagine simbolo dell’anno che si avvia a chiudersi. La nostra modesta proposta, nessuno ce ne voglia, è il volantino pubblicato il 2 novembre su Twitter da Burger King Uk. Sì, quello che implorava “Ordinate da McDonald’s”, e il cui testo cominciava così: “Non ci saremmo mai aspettati di farlo”. Nessuno, a occhio, altrettanto si sarebbe mai aspettato di leggere un simile invito, stante anche la lunga storia di feroce rivalità tra i due marchi che al confronto Senna e Prost erano Castore e Polluce, gemelli in amore. Inevitabile definire “genio” chi – tra i comunicatori di BK – ha partorito l’idea nel suo complesso, richiamo e testo, ché l’uno senza l’altro non avrebbe avuto alcun senso. Perché quell’implorazione a caratteri cubitali e dal contenuto così sconcertante ha garantito visibilità al messaggio contenuto nel testo, ancora più forte dello strillo pro-McDonald’s. Ridotto all’essenza, questo il messaggio: “Aiutate l’industria della ristorazione, che impiega migliaia di persone e in questo momento ha bisogno del vostro supporto” e perciò, era l’invito esteso, acquistate cibo (in consegna, da asporto o via “drive thru”) dal ristorante che preferite, piccolo o grande, veloce o lento, appartenente a una catena o indipendente. Non importa da chi lo fate, ma fatelo: aiuterete l’industria.

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