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Numeri, persone e fatti di prima pagina

Le auto nuove immatricolate in Italia nel mese di gennaio sono state 164.356, come reso noto dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con una flessione del 20,7% rispetto alle 207.266 unit? del gennaio dello scorso anno. Gli ordini raccolti sono stati 159.000, circa il 27% in pi? rispetto ai 125.000 raccolti nel gennaio del 2010. Una partenza modesta del mercato, cosa peraltro ampiamente attesa e resa meno dura dall?ampio utilizzo delle km0, specie nella giornata di luned?. La classifica delle vetture pi? vendute vede in vetta la Fiat Punto con 13.159 unit?, seguita da Fiat Panda (9.966) e Ford Fiesta (6.951). Nella graduatoria delle vendite Diesel ancora la Fiat Punto al primo posto con 5.693 unit?, seguita dall?Alfa Romeo Giulietta (3.072) e dalla Volkswagen Golf (3.009). I dati di gennaio (2/2011)

Nel corso del 2010, General Motors ha venduto pi? veicoli in Cina che nel mercato casalingo statunitense: 2.351.610 unit? sul nuovo gigantesco mercato asiatico e 2.215.227 unit? in USA. GM, con un totale di 8.389.769 consegne conserva cos? la seconda posizione mondiale delle vendite, dietro alla Toyota, che? ha totalizzato 8.418.151 consegne. Il distacco fra i due colossi dell?auto ? di appena 28.382 unit?. (1/2011)

Grazie ad un forte aumento delle forniture verso i Paesi emergenti nel settore auto motive, la Bosch ha annunciato di avere in programma l?assunzione di 16.500 lavoratori, dopo i 12.800 assunti nel corso del 2010, portando cos? quest?anno a 300.000 dipendenti il totale delle forze di lavoro. Bosch, nel corso del 2010, ha fatturato 47,3 miliardi di euro, con un incremento di circa il 25% rispetto al 2009. (1/2011)

La Toyota ha avviato il richiamo di 1.700.000 veicoli (1,280.000 in Giappone, 421.000 negli Stati Uniti e in Europa).? In termini di dimensioni, il costruttore giapponese aveva gi? effettuato due maxi-richiami nel gennaio del 2009 (1.400.000) e nel gennaio del 2010 (3.400.000).? L?enorme quantit? di vetture richiamate ? conseguenza dell?elevato numero di componenti in comune. (1/2011)

Secondo quanto ha affermato Ralph Nader, l?avvocato dei consumatori statunitensi, autore del famoso libro ?Unsafe at any speed? che ha obbligato la General Motors a ritirare dal mercato una vettura di larga produzione,? negli Stati Uniti c?? un problema di sicurezza riguardante la Jeep Grand Cherokee, protagonista di 184 incidenti con incendio che sono costati la vita a 269????? persone. Negli Stati Uniti circolano 2 milioni di esemplari con difetti al serbatoio carburante. ?Fiat non ha nessuna colpa ? ha affermato? Nader ? ma un richiamo potrebbe contribuire a migliorare negli USA l?immagine dell?azienda italiana?. L?intervento da 200 dollari, comporterebbe per la Chrysler una spesa di 400 milioni di dollari. (1/2011)

Barche diverse, ma il mare è uguale per tutti

In un film di qualche anno fa, Woody Allen raccontava la storiella delle due anziane signore ricoverate in una casa di cura. Sedute allo stesso tavolo, consumano un pasto. All’improvviso la prima dice: il mangiare qui è veramente orrendo. La seconda risponde: sì, e poi le porzioni sono così piccole... 
Ecco: più o meno la storia degli incentivi per l’acquisto delle auto stanziati dal Governo lo scorso anno e poi ancora nella Legge di Bilancio 2021. Si è sentito dire: sbagliata la tempistica, sbagliata la distribuzione, utili solo ad anticipare la domanda e quindi non realmente efficaci per rimettere in piedi il sistema. Eppure: perché porzioni così piccole?, si è alla fine sentito chiosare.
È vero: si poteva fare di più e si poteva fare meglio. E probabilmente sì, non hanno fatto e non faranno che anticipare la domanda, e si esauriranno troppo presto, e danneggeranno il mercato dei mesi a seguire… Tutto quel che si vuole. Ma resta il fatto che gli incentivi sono stati una conquista preziosa. Un passo avanti, e sudatissimo se si considera che una larga parte di quanti governano il Paese ritiene che l’unica auto realmente ecologica è l’auto che non esiste – non perché non è stata ancora inventata, ma perché l’auto non dovrebbe proprio esistere.
Per il settore auto italiano ci sono state cose buone anche dentro la tempesta del Covid, nell’infame 2020, ci ha ricordato il presidente di Federauto, De Stefani Cosentino. Su tutte la consapevolezza acquisita che, chiunque governi la nave, chiunque sia in sala macchine, il mare è lo stesso per tutti i naviganti. E quando si ingrossa a dismisura si fa squadra, si lavora tutti nella stessa direzione per portare la nave in porto. Le Case auto e le Reti di distribuzione, con l’eccezione di pochi casi, hanno lavorato insieme. E insieme hanno lavorato le associazioni della filiera. 
Al di là di risultati di mercato, fatturati, utili, questo è il lascito più prezioso del 2020. Non era scontato che andasse così, e lo conferma il fatto che – non appena svoltato l’angolo del 2021 – come se si fosse entrati in un’epoca altra, come se tutto fosse finito, il microcosmo di eletti che guida il Paese è subito tornato alle vecchie abitudini, nel tentativo forse di ristabilire la vecchia normalità (che invece non tornerà più), quella in cui all’improvviso c’è chi sfila una carta dal castello che fin lì si era miracolosamente tenuto in piedi e fa crollare tutto. La voglia di rissa, di menare le mani, è diffusa; la nuova normalità, gli impedimenti, i divieti generano pressioni enormi - ce lo dicono, anche, le torme di ragazzi che si danno appuntamento in questa o quella città per suonarsele di santa ragione. E ci si può spingere fino a comprendere come la costrizione possa generare desideri di rivolta. 
Ma è qualcosa che non porta da nessuna parte. Il sistema sano si salva proprio come tale, come sistema. Il settore auto in Italia ha certamente scelto questa strada. Non sarà per sempre, è certo: è stato però nel momento giusto, quando davvero serviva. 

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