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Numeri, persone e fatti di prima pagina

L?Alleanza Renault-Nissan, guidata dal CEO Carlos Ghosn, ha totalizzato vendite mondiali di 7.276.398 vetture, superando cos? il Gruppo Volkswagen, che aveva chiuso l?anno con un record di 7,14 milioni di unit?. Il Gruppo franco-giapponese si ? cos? piazzato al terzo posto assoluto nella classifica delle vendite mondiali, dopo Toyota e General Motors. (2/2011)

Il mercato tedesco ha chiuso il mese di gennaio in attivo del 17%, con un immatricolato di 211.100 vetture, notevole anche l'immatricolato in Francia, cresxciuto dell'8,2% a 185.603 unit?, mentre la Spagna registra, per il mese iniziale dell'anno, un tracollo manifestatosi con 53.632 immatricolazioni e un calo del 23,5%.??(2/2011)

Con una crescita del 13,5%, i marchi premium tedeschi hanno chiuso con 3.818.766 vendite il 2010. In dettaglio, il Gruppo BMW ha venduto 1.461.166 fra BMW, Mini e Rolls Royce, il Gruppo Dailmer ne ha vendute 1.265.200 con i brand Mercedes e Smart e l'Audi ha superato il milione di unit?, fermandosi a 1.092.400 immatricolazioni. L'unico brand in calo rispetto al 2009 ? stato quello della Smart (-16,7%), mentre il brand in maggior crescita ? Mercedes (+15,4%), se si ignora il +170,6% delle lussuose Rolls Royce, vendute in sole 2.711 unit? contro le 1.002 del 2009.??(2/2011)

Nel mese di gennaio, la immatricolazioni a privati in Italia hanno registrato un 72%, contro l'83% del gennaio 2010. Gli altri due grandi canali hanno registrato il 15% per le societ? e il 13% per il noleggio, con forti crescite risprtto al 9 e all'8% del gennaio dello scorso anno.?(2/2011)

Continua ad avere un enorme peso l?immatricolazione in Italia di auto nuove negli ultimi tre giorni del mese, a conferma di una forte difficolt? di Case e di concessionari nel conseguire gli obiettivi prefissati. In gennaio, le vetture targate nel finale sono state 54.045, pari al 32,69% del totale di 165.336 vetture, frutto delle immatricolazioni di vetture, incluse quelle targate come autocarro. Nel quadro riassuntivo che pubblicheremo su InterAutoNews di febbraio, ?fra le generaliste con almeno 2.000 immatricolazioni mensili, nelle prime dieci posizioni troviamo Fiat (46,73%), Hyundai (40,36%), Peugeot (38,14%), BMW (34,98%), Mercedes (33,96%), Citroen (33,69%), Chevrolet (29,69%), Opel (27,57%), Alfa Romeo (27,50%) e Nissan (27,07%). Ricordiamo che nel 2010 la media degli ultimi tre giorni dell?intero anno fu del 32,84%, valore pi? elevato da quando abbiamo avviato questo specifico rilevamento, nel 2004. (2/2011)

Barche diverse, ma il mare è uguale per tutti

In un film di qualche anno fa, Woody Allen raccontava la storiella delle due anziane signore ricoverate in una casa di cura. Sedute allo stesso tavolo, consumano un pasto. All’improvviso la prima dice: il mangiare qui è veramente orrendo. La seconda risponde: sì, e poi le porzioni sono così piccole... 
Ecco: più o meno la storia degli incentivi per l’acquisto delle auto stanziati dal Governo lo scorso anno e poi ancora nella Legge di Bilancio 2021. Si è sentito dire: sbagliata la tempistica, sbagliata la distribuzione, utili solo ad anticipare la domanda e quindi non realmente efficaci per rimettere in piedi il sistema. Eppure: perché porzioni così piccole?, si è alla fine sentito chiosare.
È vero: si poteva fare di più e si poteva fare meglio. E probabilmente sì, non hanno fatto e non faranno che anticipare la domanda, e si esauriranno troppo presto, e danneggeranno il mercato dei mesi a seguire… Tutto quel che si vuole. Ma resta il fatto che gli incentivi sono stati una conquista preziosa. Un passo avanti, e sudatissimo se si considera che una larga parte di quanti governano il Paese ritiene che l’unica auto realmente ecologica è l’auto che non esiste – non perché non è stata ancora inventata, ma perché l’auto non dovrebbe proprio esistere.
Per il settore auto italiano ci sono state cose buone anche dentro la tempesta del Covid, nell’infame 2020, ci ha ricordato il presidente di Federauto, De Stefani Cosentino. Su tutte la consapevolezza acquisita che, chiunque governi la nave, chiunque sia in sala macchine, il mare è lo stesso per tutti i naviganti. E quando si ingrossa a dismisura si fa squadra, si lavora tutti nella stessa direzione per portare la nave in porto. Le Case auto e le Reti di distribuzione, con l’eccezione di pochi casi, hanno lavorato insieme. E insieme hanno lavorato le associazioni della filiera. 
Al di là di risultati di mercato, fatturati, utili, questo è il lascito più prezioso del 2020. Non era scontato che andasse così, e lo conferma il fatto che – non appena svoltato l’angolo del 2021 – come se si fosse entrati in un’epoca altra, come se tutto fosse finito, il microcosmo di eletti che guida il Paese è subito tornato alle vecchie abitudini, nel tentativo forse di ristabilire la vecchia normalità (che invece non tornerà più), quella in cui all’improvviso c’è chi sfila una carta dal castello che fin lì si era miracolosamente tenuto in piedi e fa crollare tutto. La voglia di rissa, di menare le mani, è diffusa; la nuova normalità, gli impedimenti, i divieti generano pressioni enormi - ce lo dicono, anche, le torme di ragazzi che si danno appuntamento in questa o quella città per suonarsele di santa ragione. E ci si può spingere fino a comprendere come la costrizione possa generare desideri di rivolta. 
Ma è qualcosa che non porta da nessuna parte. Il sistema sano si salva proprio come tale, come sistema. Il settore auto in Italia ha certamente scelto questa strada. Non sarà per sempre, è certo: è stato però nel momento giusto, quando davvero serviva. 

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