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Numeri, persone e fatti di prima pagina

Mercato Europa, novembre 2020. Nei 27 Paesi dell’Unione europea, in quelli di area Efta e nel Regno Unito sono state immatricolate 1.047.409 nuove autovetture per un calo complessivo del 13,5% rispetto a novembre 2019. Sono gli effetti della seconda ondata della pandemia da Covid-19 che ha travolto i mercati continentali. In particolar modo la Spagna, che dopo il -21% di ottobre, chiude il mese di novembre a -18,7%. Poi la Francia che sconta il blocco delle attività con un -27%. La Germania replica il risultato di ottobre e con il lockdown “leggero” perde solo il 3%. Il Regno Unito, dopo il calo molto contenuto di ottobre, a novembre sprofonda a -27,4%. Un altro grave colpo per l’automotive e, nonostante le notizie positive dell’arrivo di un vaccino, le prospettive a breve termine appaiono ancora incerte, sia per lo spettro di ulteriori restrizioni, sia per un contesto economico ormai in pessime condizioni, con la fiducia dei consumatori ai minimi  in tutti i principali mercati. Negli undici mesi l’immatricolato somma 10,74 milioni di autovetture, 3,8 milioni in meno sull’analogo periodo dello scorso anno, per un calo del 26,1%. I Gruppi si muovono tra queste cifre con Volkswagen che a novembre perde il 14,1%, Psa il 12,0% e Renault il 14,2%. Nelle marche solo due i segni positivi a novembre: Audi cresce dell’1,1%, Jeep si migliora a due cifre con il 15,6%, tenendo Fca a -4,0%.
Mercato Europa - Novembre 2020 - Vendite per Paese
Mercato Europa - Novembre 2020 - Vendite per Gruppi e Marche

Con 138.405 immatricolazioni, a novembre il mercato delle auto nuove in Italia ha chiuso a -8,3% sullo stesso mese del 2019. Un mercato sostenuto ancora una volta dai privati (+12,2%) e che  poteva andare molto peggio, visto che a limitare i danni sono intervenuti il giorno lavorativo in più, l'immatricolazione nel mese di vetture vendute con incentivi prenotate prima dell'esaurimento dei fondi e la corsa dei Concessionari all'autoimmatricolazione degli stock di auto che, in base alle normative vigenti, non potranno più essere immateicolate come nuove nel 2021. Il cumulato degli 11 mesi è di 1.261.802 immatricolazioni, con un disavanzo di circa 515.000 unità (-29%) rispetto allo stesso periodo del 2019.

Allarme rosso, dunque. Oggi e in prospettiva, perché è evidente che senza interventi di sostegno efficaci, vedi il rinnovo degli incentivi che hanno dimostrato di funzionare davvero, anche in chiave di svecchiamento del parco circolante, l'orizzonte resta buio. Snodo centrale per il futuro resta la Legge di Bilancio 2021, che dovrà essere approvata entro il 31 dicembre prossimo e la cui bozza approvata dal Governo non conteneva alcun provvedimento destinato al mercato delle auto. Da metà novembre il settore, specialmente attraverso l'azione di Unrae, Federauto e Anfia, è al lavoro per porre rimedio a quella sciagurata decisione. E nel comunicato congiunto con cui hanno commentato il mercato di novembre le tre associazioni hanno continuato nella loro opera, evidenziando - ciascuna per il proprio settore specifico di competenza - i benefici degli incentivi e il danno derivante dalla loro assenza in un momento così delicato.
Così Michele Crisci, presidente di Unrae, ha sottolineato che "gli incentivi estivi hanno rappresentato certamente una boccata di ossigeno per Costruttori e indotto industriale, ma soprattutto hanno prodotto un indubbio beneficio per l’ambiente: secondo i dati resi noti da Invitalia, sono state rottamate più di 120 mila vetture delle categorie fino a Euro 4, fortemente inquinanti e poco sicure, risparmiando alle nostre città oltre 155 mila tonnellate di CO su base annua. Ambiente ed economia hanno dimostrato di poter convivere bene se le manovre sono ben fatte”. Senza dimenticare, poi, la necessità di intervenire anche sul fronte fiscale: "Auspichiamo anche una maggiore detraibilità dell’Iva per vetture aziendali, misura già in atto nei maggiori paesi europei, la cui assenza penalizza il nostro mercato perché ne riduce la competitività”.
Adolfo De Stefani Consentino, presidente di Federauto, ha richiamato l'attenzione sulla difficilissima situazione delle concessionarie che, senza un nuovo intervento di sostegno al mercato, "sono poste nella necessità di riattivare la cassa integrazione che, comunque sia, non sarà sufficiente ad arginare la perdita di fatturato oggi attestata, rispetto al 2019, su un valore medio di -25%. I dati sul ricorso alla cassa integrazione nel periodo gennaio–ottobre 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, mostrano un aumento del 6.000%, per un ammontare di ore autorizzate superiore a 60 milioni. Sono dati eclatanti che inducono a riflettere sul costo di un mancato intervento a sostegno dell’auto”.
Infine Paolo Scudieri, presidente di Anfia: "Le misure di sostegno alla domanda degli scorsi mesi oltre ad aver avuto un ruolo determinante per la ripartenza del mercato e per il rinnovo del parco circolante in chiave ecologica, hanno anche sortito effetti positivi sulla produzione di autovetture e componenti nel nostro Paese. Inoltre, con un mercato nazionale ed europeo ancora sotto pressione a causa della pandemia, negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un sensibile incremento del ricorso alla cassa integrazione da parte delle aziende automotive, una situazione che rischia di peggiorare se non verranno attivati, nel breve, interventi a supporto della domanda che prevediamo vengano ripagati dal maggior gettito fiscale generato, e, nel medio-lungo periodo, provvedimenti che accompagnino la transizione green e digitale della filiera".
Mercato Italia - Novembre 2020 - immatricolazioni per marca

 

Ottobre porta risultati deludenti per il mercato europeo. Stando a quanto comunicato da Acea, nei 27 Paesi dell’Unione, nel Regno Unito e nei Paesi Efta, sono state immatricolate 1,13 milioni di automobili per un calo del 7,1% su base tendenziale. Il cumulato dei primi 10 mesi dell’anno si porta a 9,7 milioni, per un calo del 27,3%. Con questi risultati i margini di recupero prima della fine dell’anno stanno rapidamente esaurendosi. A ottobre il rischio di una seconda ondata Covid, temuto il mese scorso, si è trasformato in reale emergenza per molti mercati europei. La Francia, entrata in lockdown a fine ottobre, ha visto il proprio immatricolato scendere del 9,5%, anche il Regno Unito, fermo dal 31 ottobre, ha perso l’1,6%. Una Spagna in stato di emergenza ha chiuso il mese a -21,0%. La Germania, che da inizio novembre ha adottato una chiusura “leggera”, ha subìto un calo del 3,6%. In questo quadro, con la fiducia dei consumatori in rapido declino, se ottobre è stato sconfortante, per novembre non si può che attendere un peggioramento del trend. Di positivo appare plausibile che la flessione di novembre possa essere meno grave di quella vista in aprile. Da un lato per il minor numero di Paesi coinvolti, poi per la relativa brevità del periodo di blocco previsto e, non ultimo, il crescente utilizzo di altri canali di vendita nel caso si dovesse sperimentare una ulteriore chiusura degli showroom.
Mercato Europa - Ottobre 2020 - Vendite per Paese
Mercato Europa - Ottobre 2020 - Vendite per Gruppi e Marche

Inevitabile: esauriti gli incentivi, esaurita la crescita. A ottobre, dicono i dati diffusi dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con un giorno lavorativo in meno il mercato delle auto ha chiuso a -0,2% sullo stesso mese del 2019, con 156.978 immatricolazioni (contro le 157.262 di 12 mesi fa), il 36,4% delle quali è stato fatto negli ultimi 3 giorni lavorativi.
Il cumulato dei 10 mesi, con un totale di 1.123.194 unità, evidenzia come le targhe andate perdute nel periodo ammontino ancora a oltre mezzo milione (-31%). Un deficit pesante, che - secondo le stime di Unrae - nella migliore delle ipotesi potrebbe ridursi a -27% in chiusura d'anno, non oltre dunque 1.400.000 immatricolazioni complessive, un calo - nelle parole di Michele Crisci, presidente Unrae - "drammatico, che ha un solo precedente nella storia moderna". Tutto questo, inoltre, al netto di eventuali  nuove misure di blocco delle attività (leggi lockdown parziale o totale) al momento purtroppo probabili.

Inevitabile, dunque, ragionare intorno alle ultime decisioni da parte del Governo, ovvero il mancato rifionanziamento degli incentivi all'acquisto. E Crisci non si sottrae: “Al di là dei dati contingenti del mercato, l’esperienza degli ultimi mesi mostra chiaramente l’insufficienza di una politica incentrata su incentivi 'mordi e fuggi'. Appare oltretutto evidente, nell’attuale fase di emergenza economica, che la scelta di non rifinanziare i fondi legati alla fascia di CO2 più importante dal punto di vista dei volumi ha immediatamente rifermato il mercato. È indispensabile, a questo punto, che nella prossima Legge di Bilancio, attualmente in fase di elaborazione, il Governo tenga conto di questa realtà, dando seguito a quanto dichiarato nelle scorse settimane di stanziare altri 400 milioni in aggiunta all'ecobonus. Non deve essere poi trascurato il fatto che ogni euro destinato al rinnovo del parco auto non è un regalo al settore ma piuttosto un investimento, che finora ha dato frutti positivi: sia in termini ambientali, con la rottamazione dei veicoli più inquinanti, sia come ritorno per le casse dello Stato in termini di gettito fiscale superiore allo stanziamento dedicato. Non trascurando, inoltre, che una ripresa del settore automotive comporterebbe anche minori aggravi sulla previdenza sociale”.

Ancora: "In parallelo - afferma Crisci - sarà necessario avviare un approccio strategico verso soluzioni strutturali che accompagnino la transizione tecnologica verso la mobilità a zero emissioni, includendo tutta la filiera produttiva e commerciale. Da una visione strategica sulle infrastrutture di ricarica per le nuove motorizzazioni ad un approccio fiscale sulle auto aziendali non più in deroga e finalmente allineato agli altri paesi europei”.

Alle parole del presidente di Unrae fanno eco quelle di Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto: "Come abbiamo più volte sostenuto in sede istituzionale, senza interventi strutturali sul nostro settore che guardino a un orizzonte temporale di lungo periodo i soli contributi spot, o comunque focalizzati sulle motorizzazioni a bassissime o zero emissioni, non servono a sostenere la ripresa della domanda e a ringiovanire il nostro parco circolante. Il trade off costi/benefici per l'acquirente medio non consente ancora di raggiungere numeri apprezzabili, sebbene in costante crescita, per un cambio di paradigma del business attuale, basato sui modelli prevalentemente endotermici. Serve una visione politica di più ampio respiro, con un occhio attento anche alla leva fiscale".

Tornando al mercato di ottobre, si registra una nuova performance positiva dei privati (+11,4%), con una quota di mercato salita al 67,8%. Le autoimmatricolazioni a -38% hanno trascinato giù le società (-40,6% nel mese). In negativo anche il noleggio, -4,8%, con il lungo termine a -7,1% e il breve termine a +19,1%. Sui 10 mesi la flessione è del 37,5%, con il breve termine che ha visto dissolversi oltre la metà dei volumi raggiunti nel 2019.
Quanto alle alimentazioni, forte la flessione della benzina (-31,5%), più contenuta quella del diesel (-14,6%), molto forte quella del metano (-45%). In positivo il Gpl, ma soprattutto - naturalmente - ibride, plug-in ed elettriche, rispettivamente giunte a una quota mercato del 24,7%, del 2,3% e dell1,8%.
Mercato Italia - Ottobre 2020 - immatricolazioni per marca

 

Dopo 8 mesi consecutivi con il segno meno, l’Europa torna a settembre con un risultato positivo. Nei 27 Paesi dell’Unione, cui si aggiungono il Regno Unito e i Paesi Efta, settembre ha portato 1,3 milioni di nuove targhe, per un non soddisfacente 1,1% in più rispetto a settembre 2019. Si raffredda quindi la fiducia in un mercato in grado di recuperare, almeno in parte, quanto perso durante il trimestre Covid. Un rallentamento evidentemente legato alla seconda ondata del virus che si sta diffondendo in parte del continente, con nuove misure di blocco che stanno influenzando i consumatori. In particolare la pandemia sta condizionando la Francia che perde il 3,0%, la Spagna scesa addirittura del 13,5%, e il Regno Unito che non fa meglio di un -4,4%. L’Unione europea, Malta esclusa,  chiude settembre a +3,1%. I 14, cioè gli Stati membri prima del 2004, si migliorano di appena il 2,1%. I nuovi membri crescono a due cifre con l’11,6% in più . Il trimestre estivo chiude così a -6,1%, con 220mila autovetture in meno sull’analogo periodo dell’anno scorso. Il cumulato dei primi 9 mesi si ferma a 8,56 milioni di immatricolazioni, pari a un calo del 29,3% e a 3,54 milioni di autovetture in meno. Nel totale continentale, a settembre, il Gruppo Volkswagen cresce del 14,1%, Psa perde il 14,1%. Renault si migliora dell’8,1% e Fca, in doppia cifra, fa +11,8%.
Mercato Europa - Settembre 2020 - Vendite per Gruppi e Marche
Mercato Europa - Settembre 2020 - Vendite per Paese

Burger King, il tweet geniale e lo spirito del 2020

Con l’approssimarsi del mese di dicembre torna in voga un classico: il gioco sociale che impegna i partecipanti a scegliere l’immagine simbolo dell’anno che si avvia a chiudersi. La nostra modesta proposta, nessuno ce ne voglia, è il volantino pubblicato il 2 novembre su Twitter da Burger King Uk. Sì, quello che implorava “Ordinate da McDonald’s”, e il cui testo cominciava così: “Non ci saremmo mai aspettati di farlo”. Nessuno, a occhio, altrettanto si sarebbe mai aspettato di leggere un simile invito, stante anche la lunga storia di feroce rivalità tra i due marchi che al confronto Senna e Prost erano Castore e Polluce, gemelli in amore. Inevitabile definire “genio” chi – tra i comunicatori di BK – ha partorito l’idea nel suo complesso, richiamo e testo, ché l’uno senza l’altro non avrebbe avuto alcun senso. Perché quell’implorazione a caratteri cubitali e dal contenuto così sconcertante ha garantito visibilità al messaggio contenuto nel testo, ancora più forte dello strillo pro-McDonald’s. Ridotto all’essenza, questo il messaggio: “Aiutate l’industria della ristorazione, che impiega migliaia di persone e in questo momento ha bisogno del vostro supporto” e perciò, era l’invito esteso, acquistate cibo (in consegna, da asporto o via “drive thru”) dal ristorante che preferite, piccolo o grande, veloce o lento, appartenente a una catena o indipendente. Non importa da chi lo fate, ma fatelo: aiuterete l’industria.

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