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Numeri, persone e fatti di prima pagina

Sul fronte delle alimentazioni, aprile vede crescere a doppia cifra le immatricolazioni di autovetture a benzina (+28,1%, che significa il raggiungimento del 35,4% della quota di mercato) e diesel (+10,9%). Su questo risultato ha indubbiamente inciso il basso costo dei carburanti tradizionali che caratterizza questo periodo. Trend negativo, invece, per le vetture a basso impatto ambientale, con riduzioni a doppia cifra: Gpl -25,3%, metano -21,9% ed elettriche -12%. Unica eccezione, le autovetture ibride, che mantengono la considerevole crescita in volume: +41,2% ad aprile. con una crescita della quota di mercato all'1,8%. (05/2016)

Le immatricolazioni a noleggio si stabilizzano ad aprile, facendo segnare una lieve crescita: +2,9%, con una quota del 22,8%. Il dato complessivo del quadrimestre dice che la crescita è del 7,4% e la rappresentatività del 23%. Si evidenziano però dinamiche contrapposte tra lungo e breve termine. In aprile, infatti, il lungo termine vede crescere i propri volumi del 26,1%, mentre il breve termine registra un calo del 17,1% in termini di unità vendute, confrontandosi con lo stesso periodo del 2015 in aumento del 25% circa. (05/2016)

Audi, Volkswagen, Mercedes, Porsche e Opel dovranno richiamare 630.000 automobili. Lo ha annunciato il Governo tedesco, che ha spiegato come la decisione è stata presa per consentire alle Case di "sistemare" il software di gestione delle emissioni diesel. Un nuovo capitolo all'interno del cosiddetto "dieselgate", che negli ultimi giorni si era già arricchito prima dall'ammissione di parte di Mitsubishi di aver manipolato alcuni test svolti in Giappone e poi dal coinvolgimento di Daimler nella vicenda sul fronte degli Usa. L'annuncio del Governo tedesco arriva poche ore dopo quello fatto dal ministro dei Trasporti britannico, che ha annunciato i risultati dei test svolti su 37 modelli con motore diesel: nessuna delle auto sottoposte a prova - svolte non in laboratorio ma "nella vita reale" - ha rilasciato emissioni contenute nei limiti previsti dalla legge. 

Mitsubishi nella bufera. L'azienda giapponese ha ufficialmente ammesso di aver "eseguito impropriamente test sui consumi di carburante per presentare tassi migliori di quelli effettivamente realizzati". Una manipolazione sulle prove di omologazione di emissioni anti-smog e consumi che riguarda 625.000 vetture e che ha avuto un'immediata disastrosa ricaduta sul titolo del Gruppo a Tokyo: 1,2 miliardi di capitalizzazione andati in fumo in poche ore.

Al centro dell'inganno quattro modelli di mini-car: eK Wagon ed eK Space (157.000 unità) e Dayz e Dayz Roox (468.000 unità) - questi ultimi sono stati prodotti dalla Mitsubishi e forniti alla Nissan dal giugno 2013. Tutto è nato quando la Nissan ha avanzato dubbi circa i valori espressi dai test effettuati sui due modelli di cui aveva preso in carico la commercializzazione.

"Ci scusiamo con i nostri clienti e con tutte le altre parti coinvolte - ha dichiarato Tetsuro Aikawa, numero uno di Mitsubishi Motors Company - Arresteremo la produzione dei veicoli incriminati e studieremo una forma di risarcimento per Nissan".

Ma lo scandalo potrebbe non fermarsi qui: contestualmente, infatti, Aikawa ha anche annunciato che "verrà condotta un'indagine sui veicoli prodotti per i mercati esteri".

Per Fca la fusione con uno dei "big guys" dell'industria dell'auto resta una priorità. Dopo le parole spese ieri da John Elkann nella lettera agli azionisti Exor, oggi arriva l'ulteriore conferma da parte di Sergio Marchionne. "Ciò che fino ad ora ho detto è che al momento non ci sono le condizioni. Ma la partita non è mai stata congelata, tanto meno è stata chiusa la porta. Se domani quelle condizioni cambiassero, noi saremmo pronti", ha affermato l'ad di Fca. L'obiettivo rimane sempre una fusione con GM, anche se per ora la risposta ottenuta da Mary Barra è stata un "no". Il che apre la porta ad altre ipotesi: Volkswagen, Toyota e anche Ford ("Sì, perché no?"), ma sempre come scelte alternative. "Quello che interessa a me, cioè Gm, almeno al momento non si può fare. Ma se le cose cambiassero domani mattina, è evidente" che sarebbe lui stesso a condurre in porto l'operazione. Dopodiché, "farei altro" ha concluso Marchionne, che nel 2018 completerà il piano industriale e lascerà la carica di amministratore delegato. (04/2016)

Se Torino va a Milano, e la politica gioca a fare autogol

Perciò Torino va a Milano, nel senso del Salone dell’auto che cambia residenza. Lascia la città che gli era propria, lascia la dimora, il Parco Valentino, che lo ha visto rinascere e prosperare e affermarsi addirittura come standard con il quale dovranno misurarsi da qui in avanti gli show dell’auto, laddove pochi, pochissimi, avrebbero scommesso sulla sua capacità di durare oltre due, tre edizioni. Sono state invece cinque, l’ultima delle quali illuminata dalla presenza di 700mila visitatori e di 54 Marchi auto. Un trionfo di pubblico e di critica. Poi, è entrata in scena la politica – bassa, rigorosamente con la minuscola. E Torino, perciò, se ne va a Milano. Naturalmente, il fulmine a ciel sereno scagliato da Andrea Levy, presidente del Salone, che annunciando il trasloco ha insieme fornito le date del primo appuntamento milanese e quella della conferenza stampa di presentazione, qualche dubbio consistente lo ha prodotto. Si è detto: non si può improvvisare su due piedi un trasloco di questa portata; e in Italia, poi, dove la burocrazia è padrona e per ottenere permessi ci possono volere anni; e per andare a Milano, infine, che ha un’agenda degli eventi in cui, per trovare un buco libero, bisogna fare i salti mortali… E ancora, si è detto, un imprenditore che ha dimostrato di saperci fare, e Andrea Levy lo è, procede per programmi, non per improvvisazioni o colpi di testa. Quindi, si è concluso, la decisione di lasciare Torino non nasce dall’ultimo scontro con l’amministrazione locale – il vicesindaco Guido Montanari in testa, con la sua “speranza nella grandine” affinché mandasse all’aria l’ultima edizione del Salone del Parco Valentino - ma era stata già presa da tempo, si aspettava solo un casus belli per metterla in atto, e il casus belli è puntualmente arrivato.

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