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Numeri, persone e fatti di prima pagina

Sono state 99.711 le immatricolazioni di maggio, che significa -49,6% sullo stesso mese del 2019. Il cumulato dei primi 5 mesi dell'anno riporta 451.366 targhe (-50%).
Il tracollo di maggio è figlio del crollo di tutti i canali: -35% i privati, -69% il noleggio (breve termine -96%, lungo termine -50%) e -57% le società. Sul fronte delle alimentazioni spiccano segni positivi per le ibride (+18% e quota del 12,5%) e le elettriche (+55%). Decisamente male le alimentazioni tradizionali, che insieme rappresentano il 77% del mercato: benzina -52%, diesel -56%. 
Un quadro drammatico, l'ennesimo. Che Michele Crisci, presidente di Unrae, commenta così. "Il dato delle immatricolazioni di maggio, per la maggior parte consegne di ordini sottoscritti prima dell’inizio dell’emergenza da COVID-19, conferma la gravità della crisi senza precedenti che sta attraversando il settore auto. Il sistema della distribuzione auto resta attanagliato da una grave crisi di liquidità, appesantito da centinaia di migliaia di veicoli fermi nei piazzali e con le risorse messe a disposizione dal Decreto Liquidità ancora impigliate nella burocrazia e bloccate all’interno del sistema bancario. D’altra parte, la mera riapertura dei Concessionari non basta a far ripartire la domanda, con famiglie e imprese prostrate dal crollo dell’attività economica e con un futuro quanto mai incerto e fosco. Testimonianza ne sono i dati raccolti a fine maggio, che parlano di un calo degli ordinativi di circa il 60% rispetto a maggio 2019 scorso anno”. Prosegue Crisci: "Nell’assoluta, incomprensibile sordità e indifferenza della classe politica è sempre più grande il rischio di chiusura nei prossimi mesi di centinaia di imprese della filiera della distribuzione auto, che si accompagnerebbe drammaticamente alla scomparsa di decine di migliaia di posti di lavoro. E' sempre più urgente, quindi, la necessità di immediati e concreti provvedimenti che siano di efficace sostegno al settore auto, per la sua importanza strategica nazionale e il suo grande contributo all’economia, non solo in termini di generazione di valore e di occupazione, ma anche di gettito erariale (pari a circa 80 miliardi di euro annui incluso tutto l’indotto), come pure per il ruolo ancora più centrale che avrà nella mobilità. E’ ancora utile sottolineare l’importanza della velocità di azione richiesta: i lavoratori e le loro famiglie, le imprese, l’intero settore auto e il Paese non possono aspettare i tempi dell’European Recovery Fund, ora presentato come la panacea di tutti i mali.”
Ancora: "Chiediamo nuovamente al Governo l’adozione di un intervento “verticale”, con misure specifiche per il settore automotive, che includa un programma strutturale teso a facilitare il ricambio del vetusto parco circolante, pericoloso sia per l’ambiente sia per la sicurezza dei cittadini. Chiediamo un regime fiscale pari a quello degli altri Paesi europei a partire dalla detrazione dell’IVA sulle auto aziendali al 100%. Chiediamo inoltre che il sistema bancario trovi forme e modi di accelerare l’erogazione alle imprese della filiera distributiva automotive delle sempre più vitali risorse rese disponibili dal Decreto Liquidità”. Non meno allarmato, anzi, il commento di Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto: ""Abbiamo riaperto le aziende il 4 maggio gestendo pressoché esclusivamente l'immatricolazione delle auto ordinate prima del blocco delle attività di vendita e che non avevamo potuto consegnare ai clienti: solo questo ha determinato la flessione più contenuta del canale privati. E non facciamoci illudere dalla crescita delle immatricolazioni di auto elettriche o ibride, perché non possono che rappresentare una marginalità del mercato. Nel complesso, maggio ci dà la fotografia di un mercato drammaticamente fermo, situazione confermata dal fatto che i nuovi ordini sono più che dimezzati rispetto a maggio dello scorso anno e lo stock di veicoli invenduti ammonta a 900.000 unità sui piazzali di Case e Concessionari: 18 miliardi di euro, un costo enorme per il sistema automotive".
Ancora: "I dati di mercato stanno purtroppo confermando che il recupero sarà molto lento. Ogni settimana che passa, aumenta la probabilità che gli operatori più fragili della nostra filiera chiudano i battenti, generando una spirale negativa dalla quale il sistema automotive rischierebbe di non riprendersi più, con nefaste ripercussioni economiche, sociali e fiscali. Appare quasi superfluo sottolineare l'urgenza di intervento da parte del Governo con un piano di incentivazione di tutti i segmenti e motorizzazioni del mercato: a giugno la situazione non cambierà e così nei prossimi mesi".
Mercato Italia - Maggio 2020 - immatricolazioni per marca

 

 

Nessuna sorpresa, nei mercati dell’Europa Unita, dell’Efta e del Regno Unito, aprile segna un calo complessivo del 78,28%, con un immatricolato di appena 292mila autovetture e una perdita di oltre un milione di unità. Nel cumulato del primo quadrimestre si contano 3.347.000 nuove targhe per un calo del 39,05% e un disavanzo di oltre 2,1 milioni di nuove immatricolazioni. Un risultato atteso e in buona parte sostenuto dal quasi totale azzeramento di tre dei quattro mercati di riferimento. La Spagna scende a -96,5% e immatricola solo 4mila auto, la Francia si ferma a -88,8% con 21mila targhe e poi l’Italia di cui sappiamo. La Germania, con l’adozione di norme più permissive, chiude il mese a -61,1% targando 121mila nuove auto. Praticamente azzerato anche il mercato britannico che ad aprile segna un calo del 97,3% e appena 4mila immatricolazioni. La Svezia senza lockdown perde comunque il 37,5% del targato, segno che gli indici di mortalità e contagiosità registrati nel Paese hanno suggerito un comportamento conservativo. Sempre nel complesso dei mercati continentali, nel mese i risultati dei singoli Gruppi accusano crolli mai visti. Nel primo quadrimestre Volkswagen contiene le perdite entro il 33,5% negativo. Psa perde il 45,8%, Renault il 47,3%, Fca il 48% netto, Toyota resiste con il 27,9% in meno.  
Mercato Europa - Aprile 2020 - Vendite per Gruppi e Marche
Mercato Europa - Aprile 2020 - Vendite per Paese

Secondo i dati diffusi oggi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ad aprile le immatricolazioni di autovetture sono crollate del 97,55%, a 4.279 unità contro le 174.924 dello stesso mese del 2019 (perse circa 171.000 auto). Il cumulato dei 4 mesi si ferma così a 354.181 immatricolazioni, -50,5% sullo stesso periodo del 2019 (quando erano state 715.583). Nel mese tutti i canali sono stati colpiti in modo simile: -97,8% i privati, -97,3% il noleggio (con il breve termine passato da oltre 27mila unità a 12) e -96,9% le società.  
Un tracollo, il collasso previsto. Commentato così da Michele Crisci, presidente di Unrae. "I dati di aprile confermano purtroppo quanto da noi anticipato sin dall’inizio della crisi. Le necessarie e severe misure di contenimento del contagio ne hanno rallentato la diffusione, ma il blocco delle attività economiche ha messo in ginocchio la filiera della distribuzione auto, con le sue 1.400 aziende che sostentano 160.000 famiglie. La riapertura avviene con restrizioni molto severe alla circolazione ancora in vigore, e con una domanda da parte di famiglie e imprese fortemente indebolita. Attanagliate da crisi di liquidità dopo 2 mesi di ricavi azzerati, molte delle concessionarie potrebbero non sopravvivere nonostante la riapertura. Rinnoviamo quindi l’appello al sistema bancario perché le ingenti risorse messe a disposizione dal Decreto Liquidità vengano prontamente erogate alle imprese del comparto auto”.

Ancora: “E’ evidente la necessità di una accelerazione da parte del Governo, che faccia immediatamente seguire azioni efficaci alle proprie buone intenzioni: serve un decreto “verticale”, con misure specifiche per il settore automotive. Si tratta di un settore assolutamente strategico per il Paese, con il suo effetto moltiplicatore sull’economia ed il suo contributo al gettito erariale pari a circa 80 miliardi di Euro annui. D’altro canto, con la ripresa delle attività nella “Fase 2”, ancora più centrale sarà il ruolo dell’automobile nella mobilità, non solo quella all’interno dei grandi centri, ma anche quella dei pendolari, interurbana e autostradale. Unrae chiede quindi al Governo l’adozione tempestiva di concreti provvedimenti a sostegno della filiera auto. Tra questi va incluso anche un piano strutturale che favorisca il ricambio del nostro vetusto parco circolante, pericoloso sia per l’ambiente sia per la sicurezza dei cittadini, e non da oggi. In questo momento la velocità è tutto: un mercato che versa in queste condizioni non può affrontare anche il rischio di una ulteriore paralisi, dovuta magari a indiscrezioni o dibattiti su tempi e modi delle eventuali misure”

Giova ricordare che la settimana scorsa Unrae aveva presentato al Governo un pacchetto organico di misure, relative a tutti i comparti, dalle autovetture ai veicoli commerciali e industriali, agli autobus e ai rimorchi e semirimorchi. Le proposte per il comparto auto, la cui approvazione era indicata come necessaria subito (cioè entro la fine di aprile), sono poi quelle che la rappresentanza dei Costruttori esteri sta richiedendo a gran voce da settimane, ovvero: introduzione di una terza fascia Ecobonus (emissioni 61-95 g/km di CO2), con relativo aumento degli importi unitari degli incentivi di seconda fascia (21-60 g/km CO2) e aumento delle dotazioni fondo (fino al 2021); sospensione temporanea (solo per il 2020) dell'Ecomalus; bonus stock (cumulabile con Ecobonus), per agevolare la ripartenza del mercato (solo per il 2020); riallineamento fiscale agli standard degli altri Paesi Ue sui veicoli aziendali nuovi (misure strutturali per veicoli aziendali e partite IVA): aumento detraibilità IVA al 100%, aumento tetto costo deducibile fino a 50mila euro.
Mercato Italia - Aprile 2020 - immatricolazioni per marca

 

Come annunciato, a marzo il Covid-19 ha mostrato il vero volto della pandemia aggredendo anche i mercati europei dell’auto. Stando al comunicato di Acea, nel mese di marzo i 27 mercati dell’Unione Europea, Malta esclusa, hanno totalizzato un immatricolato di 567.308 autovetture, per un calo complessivo del 55,1%. La perdita di oltre 697mila unità nel mese, cui si sommano le 154mila del primo bimestre, porta il disavanzo complessivo dei mercati continentali al risultato di 927mila veicoli, per un calo del 35,6%. Nei 4 mercati di riferimento, oltre all’Italia che registra il risultato peggiore, la Francia perde il 72%, la Spagna il 69% e la Germania il 38%. Perdite in linea con le scelte politiche adottate dai singoli Paesi in proposito di lockdown. Alla Top4 si aggiunge il risultato del Regno Unito che ha chiuso il mese a -44%. I restanti mercati continentali, Efta inclusa, contano a marzo un declino medio del 44%. Quanto ai Gruppi, nel mese di marzo cali generalizzati, con il picco negativo di Fca a -76,6%, strettamente legato alle caratteristiche dell’epidemia nel nostro Paese. Volkswagen, che nel mese porta la propria quota al 29%, perde il 46,2% e 140mila auto. Psa -68,1% e 147mila unità in meno. A Renault mancano 102mila targhe e il 64,7%. Toyota, infine, chiude a -41,2% con una perdita di 23mila auto.
Mercato Europa - Marzo 2020 - Vendite per Gruppi e Marche
Mercato Europa - Marzo 2020 - Vendite per Paese

Mandato in tilt dall'emergenza Covid-19, il mercato di marzo si è chiuso con 28.326 immatricolazioni (-85,42% sullo stesso mese del 2019): non accadeva dai primi anni '60 del '900. E il cumulato del primo trimestre 2020 registra un -35,2%.
Inevitabilmente, di "realtà drammatica" ha parlato Michele Crisci, presidente di Unrae, nel corso della conferenza stampa che ha aperto la giornata, ricordano come il mese appena conclusosi sia arrivato dopo un primo bimestre 2020 che già aveva evidenziato grande sofferenza, con un -7,3% nelle immatricolazioni e un -16,3% sul canale privati.
Che il momento sia drammatico per l'intero Paese, per tutti i suoi settori industriali, è naturalmente evidente per Unrae. E naturalmente l'associazione che rappresenta in Italia le Case estere si è chiesta se questo era il momento opportuno per rappresentare al Governo le enormi difficoltà del settore che nella sua interezza, non viene mai ricordato abbastanza, rappresenta il 10% del Pil italiano). La risposta è stata - ha affermato Crisci - "che oggi è doveroso farlo. Perché è fondamentale proteggere questo settore con un approccio strategico, tenendo presente che in questo momento qualsiasi attività non ha più alcuna liquidità in entrata, mentre rimangono immutati i costi, le scadenze, i pagamenti ai fornitori". Vale per le case, vale per i Concessionari, vale per l'intera filiera.
La pandemia non regala certezze. Unrae ha dunque ipotizzato scenari, ragionando intorno alla ripresa delle attività. "Lo scenario migliore prevede il blocco fino a tutto maggio, per poi avere una riapertura a giugno, con un mercato che recupera gradualmente nella seconda metà dell’anno. Se così accadrà, il mercato 2020 si chiuderà a 1,31 milioni di auto, ritornando alla crisi di 10-12 anni fa". Poi c'è lo scenario peggiore: "Chiusura fino a luglio, con una ripartenza vera a settembre e una recessione generale più lunga: questo porterebbe a un consuntivo di 1,03 milioni di auto nuove immatricolate a fine anno".

A fronte di questo, Unrae ha avanzato le proprie proposte al Governo. "I nostri obbiettivi sono chiari: la tutela della stabilità occupazionale, la  protezione dell’industria e del suo indotto, la difesa della continuità dei servizi pubblici essenziali, la riduzione dell’impatto ambientale con un occhio alla sicurezza e infine il ritorno economico per l’Erario. Le soluzioni che proponiamo sono tanto semplici quanto efficaci. In primo luogo, riteniamo necessario rimodulare la disciplina dell’Ecobonus, introducendo una terza fascia (61-95 g/km di CO2) per allargare il beneficio a una platea molto più ampia di modelli e quindi di consumatori. Continuare ad avere gl’incentivi per il 2% serve a poco. A questo si deve aggiungere un aumento degli importi per la seconda fascia di emissioni e, inevitabilmente, della disponibilità dei fondi. L’altra necessità urgente è quella di riallineare la fiscalità rispetto agli altri mercati europei nel campo delle auto aziendali: quindi aumento del tetto della deducibilità a 50 mila euro, della quota ammortizzabile al 100% e della detraibilità Iva sempre al 100%". Questi interventi, ha evidenziato Unrae, da soli sarebbero sufficienti dare un impulso alle vendite del 2020 compreso tra le 200 mila (in presenza dello scenario migliore) e 100 mila unità (in presenza dello scenario peggiore): per l'Erario significherebbe un introito ulteriore di 500 milioni/1 miliardo di euro. 

Crisci ha inoltre ricordato che la distribuzione auto in Italia impiega circa 150 mila persone e che per il 10-20% di loro il posto di lavoro è a rischio: "Vedo che tutti si occupano degl’impianti di produzione. Ma non dimentichiamoci della vendita e della distribuzione, che è un anello fondamentale della filiera. Il contagio si sta diffondendo a livello globale e potremmo trovarci nella situazione che in Italia riaprano i Concessionari ma non abbiano vetture da vendere, perché le fabbriche sono ferme. Credo sia opportuna da parte del Governo la consapevolezza che gli strumenti di sostegno finanziario sono vitali in questo momento, ma saranno altrettanto importanti azioni per spingere i consumi quando ci sarà la ripartenza".
Ognuna delle Case rappresentate da Unrae sta naturalmente prevedendo interventi in questo senso, e ciascuna secondo la propria strategia; ma l'apporto dello Stato a questo lavoro di sostegno del mercato è fondamentale. Secondo quanto dichiarato da Crisci, "per ripartire servono circa 3 miliardi di euro in 18-24 mesi".
Mercato Italia - Marzo 2020 - immatricolazioni per marca

Dire troppo, dire poco: l’arduo esercizio di comunicare

In attesa di capire chi realmente sia il motore del nostro Paese, se i Concessionari (“#ilmotoreitaliano”, come da spot Federauto) oppure il popolo (“Il vero motore dell’Italia sono gli italiani”, come da spot Fca), è già del tutto evidente chi certamente non lo è, quando si viene all’automotive: il Governo. Al 19 maggio, data in cui questo numero di InterAutoNews è andato in stampa, nessuna risposta avevano ottenuto lettere, appelli, proposte contenenti piani dettagliati sulle possibili modalità di intervento, invocazioni e lamentele varie indirizzati a decine, negli ultimi due mesi, a chi ha il potere di decidere. Non una novità in assoluto, questo silenzio. A oggi naturalmente non è comunque da escludersi che una risposta possa prima o dopo arrivare. Il problema è che la partita, nel momento in cui si tratta di far ripartire il Paese, si gioca proprio tra la distanza abissale che intercorre tra “prima” e “dopo”, ed è la stessa che intercorre tra l’orlo del precipizio e, appunto, l’abisso. 
Che poi il problema è sempre la distanza. Tra il “prima” e il “dopo”, come anche tra chi governa e chi viene governato. C’è un passaggio, nell’intervista a Francesco Maldarizzi che pubblichiamo in questo numero di InterAutoNews, che chiarisce perfettamente il concetto. Dice Maldarizzi: “Ho registrato lo stupore, anche tra gli esponenti del Governo, nel constatare che il nostro comparto ha ben 120.000 dipendenti diretti e che tutti paghiamo le tasse in Italia”. Uno stupore che suona come un insulto esattamente come il silenzio che arriva, oltretutto, nel momento in cui l’automotive italiano si è impegnato, con uno sforzo che non ha precedenti, a rappresentare pubblicamente se stesso nella propria qualità di settore -  che contribuisce, e quanto, a mandare avanti il Paese. Le singole Case auto e i singoli Concessionari maneggiano quotidianamente la materia nell’ambito dei rispettivi business, letteralmente vivono (anche) di comunicazione. Un conto però è farlo a nome proprio, un altro è farlo in rappresentanza di molti, come sta scoprendo Federauto, nuova all’esercizio.

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