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A gennaio le immatricolazioni di autovetture nell’Unione europea, nel Regno Unito e nell’area Efta sono state 842mila per un calo del 25,7% su base annua. Un nuovo crollo che non allevia affatto le questioni presentate dalla pandemia. La combinazione della scarsa fiducia dei consumatori, con le ulteriori chiusure a livello nazionale e con l’incertezza sull’attività economica a breve termine continua a creare un ambiente impegnativo per l’industria dell’auto. Dopo la seconda ondata, lo spettro delle varianti del virus mostra quanto le attività economiche siano limitate e quanto siano ancora auspicabili i sostegni governativi. La Germania con gennaio a -31,1% paga la fine della riduzione temporanea dell’Iva avvenuta a fine anno, e di certo il servizio click-and-collect non riuscirà da solo a mitigare gli effetti del Coronavirus nei prossimi mesi. Anche per il Regno Unito, che a gennaio perde il 39,5%, gli ordini di vendita online non sono riusciti a compensare l’incubo di un terzo blocco nazionale. La Francia tiene, e chiude il mese a -5,8%. La Spagna perde metà mercato, e scende a -51,5% con la fine degli incentivi Renove, ma anche con l’autogol dell’aumento della tassa di registrazione a partire proprio da gennaio 2021. Gruppi: segni positivi non pervenuti. Marchi in positivo: Porsche, Alpine, Smart e Volvo completano la lista.
Mercato Europa - Gennaio 2021 - Vendite per Gruppi e Marche
Mercato Europa - Gennaio 2021 - Vendite per Paese

Tempi cupi, se perfino il Boss ci toglie certezze…

Complimenti davvero al 2021 per come ha scelto di presentarsi al mondo dell’auto. E la penuria di microchip che blocca l’industria costringendo le fabbriche a fermarsi, e i mercati che scivolano giù sempre più giù in Italia come in Europa, e la minaccia aleggiante di un ulteriore lockdown nazionale, e il nuovo Governo con cui il settore italiano dovrà confrontarsi, mentre intanto gli incentivi all’acquisto si vanno esaurendo a vista d’occhio e da metà marzo non ci saranno più. E poi la storiaccia di Bruce Springsteen… Complimenti davvero al 2021. Che poi, nemmeno c’è la consolazione di poter citare il famoso passaggio di “Frankenstein Junior”, il “poteva andare peggio: poteva piovere”, perché sull’Italia ha nevicato, altro che soltanto pioggia.

Naturalmente, fuori dai soli confini del settore la storia di Springsteen è quella che ha avuto maggiore risonanza. Materia molto apprezzata dai social, che si sono scatenati: tante battute, qualcuna anche molto divertente, e altrettante polemiche, tra innocentisti e colpevolisti. Girano versioni opposte e contrastanti sulla vicenda – il Boss era in moto e aveva bevuto solo una birra; no: era in auto e ha rifiutato l’alcol test – e tutto concorre a renderla molto fumosa. Di certo, al momento c’è che Springsteen non si è pronunciato, nessuna conferma e nessuna smentita, e che il Gruppo Stellantis, parte comunque lesa, ha temporaneamente messo in pausa lo spot, comunque ancora ampiamente visibile su YouTube e dintorni. Un peccato, perché l’idea, la confezione e soprattutto il messaggio veicolato sono di prima classe, e tali restano a prescindere dal bicchiere in più bevuto o meno da Springsteen. Sono i rischi che comporta legare la propria immagine a un testimonial di tale portata: i danni potenziali sono sempre superiori ai benefici che tale scelta comporta. Però è anche vero che quanto al Boss chiunque ci avrebbe messo la mano sul fuoco…

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