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Il 2020 tocca il fondo con poco meno di 12 milioni di nuove auto immatricolate nei 27 Paesi dell’Unione europea, nei 3 Paesi Efta e nel Regno Unito. Un anno che perde un quarto del targato, penalizzato dalle anguste ristrettezze dei lockdown nazionali imposti dalla pandemia. Un anno molto impegnativo per l’industria dell’auto, colpita dal primo colpo inferto dal Covid-19 da marzo a maggio. Poi i sostegni governativi, arrivati tardi e in un contesto dove la domanda ha perso rapidamente slancio, fiaccata da una realtà economica debole e con la fiducia dei consumatori minacciata dalle ulteriori misure sanitarie. Ultimo atto di un anno difficile, dicembre ha segnato, con 1,2 milioni di immatricolazioni, un calo del 3,7%, il quarto trimestre ha perso l’8,1%. Nei singoli Paesi, ai consistenti cali di Francia (-11,8%) e Italia (-15,0%), si registra il comportamento neutro della Spagna (-0,0%) e quello da prima della classe della Germania che cresce del 9,9%. Il Regno Unito si ferma a -11,0%. Buono il  risultato dell’Area Efta, cresciuta dell’8,9%. Per i Gruppi i dati del 2020 vedono Volkswagen perdere l’immatricolato di 840mila auto, con un calo del 21,7%, Psa, con 748mila targhe in meno, perde il 30,3%. Renault perde un quarto del targato: 425mila unità (-25,7%). Fca: -26,0%, e 246mila immatricolazioni in meno. Toyota contiene le perdite chiudendo l’anno a -13,0%, 103mila auto meno del 2019.
Mercato Europa - Dicembre 2020 - Vendite per Gruppi e Marche
Mercato Europa - Dicembre 2020 - Vendite per Paese

 

Tempi cupi, se perfino il Boss ci toglie certezze…

Complimenti davvero al 2021 per come ha scelto di presentarsi al mondo dell’auto. E la penuria di microchip che blocca l’industria costringendo le fabbriche a fermarsi, e i mercati che scivolano giù sempre più giù in Italia come in Europa, e la minaccia aleggiante di un ulteriore lockdown nazionale, e il nuovo Governo con cui il settore italiano dovrà confrontarsi, mentre intanto gli incentivi all’acquisto si vanno esaurendo a vista d’occhio e da metà marzo non ci saranno più. E poi la storiaccia di Bruce Springsteen… Complimenti davvero al 2021. Che poi, nemmeno c’è la consolazione di poter citare il famoso passaggio di “Frankenstein Junior”, il “poteva andare peggio: poteva piovere”, perché sull’Italia ha nevicato, altro che soltanto pioggia.

Naturalmente, fuori dai soli confini del settore la storia di Springsteen è quella che ha avuto maggiore risonanza. Materia molto apprezzata dai social, che si sono scatenati: tante battute, qualcuna anche molto divertente, e altrettante polemiche, tra innocentisti e colpevolisti. Girano versioni opposte e contrastanti sulla vicenda – il Boss era in moto e aveva bevuto solo una birra; no: era in auto e ha rifiutato l’alcol test – e tutto concorre a renderla molto fumosa. Di certo, al momento c’è che Springsteen non si è pronunciato, nessuna conferma e nessuna smentita, e che il Gruppo Stellantis, parte comunque lesa, ha temporaneamente messo in pausa lo spot, comunque ancora ampiamente visibile su YouTube e dintorni. Un peccato, perché l’idea, la confezione e soprattutto il messaggio veicolato sono di prima classe, e tali restano a prescindere dal bicchiere in più bevuto o meno da Springsteen. Sono i rischi che comporta legare la propria immagine a un testimonial di tale portata: i danni potenziali sono sempre superiori ai benefici che tale scelta comporta. Però è anche vero che quanto al Boss chiunque ci avrebbe messo la mano sul fuoco…

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