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Secondo quanto comunicato da Acea, a giugno il mercato europeo dell’auto ha fatto segnare un calo del 24,1%. Comportamenti analoghi per la maggior parte dei Paesi, che dopo aver dimezzato le vendite in maggio, provano a ripartire dopo il lockdown causato dalla pandemia. Poche le eccezioni, fra queste si fa notare il calo del Belgio che chiude il mese a - 1,8%. Ma è la crescita della Francia a fare notizia: il mercato transalpino a giugno ha contato oltre 233mila nuove targhe con un incremento dell’1,2% su giugno dello scorso anno. Nei dati del primo semestre, l’immatricolato di oltre 5,1 milioni di veicoli equivale a una perdita del 39,5%, con 3,3 milioni di auto in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Sempre nel semestre, sono di Spagna (-50,9%) e di Italia (-46,1%) le prestazioni peggiori. Nell’analisi dell’andamento delle singole Marche, a giugno cali in doppia cifra per tutti. Fanno eccezione Porsche, che cresce del 7,5%, Volvo in positivo dello 0,2%, e Lexus che limita il disavanzo a -1,0%.  Più uniformi i dati del semestre, che vanno dal picco negativo di Smart, in perdita dell’87,5%, fino al -15,2% di Porsche. Quanto ai Gruppi, nel periodo gennaio-giugno, Vokswagen segna un -36,1%, Psa -45,4%, Renault -42,0%, Fca -46,3% e Toyota -27,9%.
Mercato Europa - Giugno 2020 - Vendite per Gruppi e Marche
Mercato Europa - Giugno 2020 - Vendite per Paese

Tempi cupi, se perfino il Boss ci toglie certezze…

Complimenti davvero al 2021 per come ha scelto di presentarsi al mondo dell’auto. E la penuria di microchip che blocca l’industria costringendo le fabbriche a fermarsi, e i mercati che scivolano giù sempre più giù in Italia come in Europa, e la minaccia aleggiante di un ulteriore lockdown nazionale, e il nuovo Governo con cui il settore italiano dovrà confrontarsi, mentre intanto gli incentivi all’acquisto si vanno esaurendo a vista d’occhio e da metà marzo non ci saranno più. E poi la storiaccia di Bruce Springsteen… Complimenti davvero al 2021. Che poi, nemmeno c’è la consolazione di poter citare il famoso passaggio di “Frankenstein Junior”, il “poteva andare peggio: poteva piovere”, perché sull’Italia ha nevicato, altro che soltanto pioggia.

Naturalmente, fuori dai soli confini del settore la storia di Springsteen è quella che ha avuto maggiore risonanza. Materia molto apprezzata dai social, che si sono scatenati: tante battute, qualcuna anche molto divertente, e altrettante polemiche, tra innocentisti e colpevolisti. Girano versioni opposte e contrastanti sulla vicenda – il Boss era in moto e aveva bevuto solo una birra; no: era in auto e ha rifiutato l’alcol test – e tutto concorre a renderla molto fumosa. Di certo, al momento c’è che Springsteen non si è pronunciato, nessuna conferma e nessuna smentita, e che il Gruppo Stellantis, parte comunque lesa, ha temporaneamente messo in pausa lo spot, comunque ancora ampiamente visibile su YouTube e dintorni. Un peccato, perché l’idea, la confezione e soprattutto il messaggio veicolato sono di prima classe, e tali restano a prescindere dal bicchiere in più bevuto o meno da Springsteen. Sono i rischi che comporta legare la propria immagine a un testimonial di tale portata: i danni potenziali sono sempre superiori ai benefici che tale scelta comporta. Però è anche vero che quanto al Boss chiunque ci avrebbe messo la mano sul fuoco…

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