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Il mercato Italia delle auto nuove ha chiuso il mese di giugno a -23,1% rispetto allo stesso mese del 2019: 132.457 le immatricolazioni complessive (pur con un giorno lavorativo in più, che vale all'incirca 4,5 punti percentuli). Un ulteriore chiusura in perdita pesante, dopo il -85,4% di marzo, il -97,6% di aprile e il -49,6% di maggio, che porta il consuntivo del 1° semestre 2020 a 583.960 unità, con una perdita secca di circa 500 mila auto (-46,1%).
Ma non basta: anche il futuro prossimo non promette bene, se è vero che i Concessionari segnalano livelli assai bassi di acquisizione di ordini e di affluenza negli show-room, senza poi tralasciare la questione delle giacenze (circa 500 mila vetture) e della situazione finanziaria di numerose concessionarie, molto critica. Nel 1° semestre, il settore ha registrato una perdita di fatturato di circa 9 miliardi di lire, che ha comportato una perdita di 2 miliardi di solo gettito Iva per lo Stato. L'immobilismo del Governo italiano continua dunque a fare a danni. E questo mentre la Francia ha addirittura chiuso il mese in attivo (+1,24% su giugno 2019), grazie alla spinta del piano di rilancio per l'auto varato dal Governo Macron (un piano da 8 miliardi di euro), e mentre Germania e Spagna, perfino la Spagna, hanno risposto con prontezza e chiarezza alle necessità dei rispettivi settori auto.
Brande, dunque, l'amarezza nelle parole di Michele Crisci, presidente di Unrae: "Proprio il piano spagnolo, da 3,75 miliardi di euro, è da notare sia per l’ambizione degli obiettivi che si pone sia per il principio di neutralità tecnologica che afferma. Ma l'assordante silenzio del Governo italiano prosegue. E come previsto, la semplice ripartenza delle attività economiche non basta a riavviare la domanda di autovetture da parte di famiglie e imprese, fiaccate dalla lunga chiusura e dalle fortissime preoccupazioni per un futuro altamente incerto. Proiettando il dato di giugno sul 2° semestre, il mercato perderebbe altre 200.000 immatricolazioni, per un crollo complessivo della domanda nel 2020 a 1.200.000 unità, un'incombente débâcle denunciata da Unrae già 4 mesi fa”. Queste invece le parole di Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto: "Il fatto che siamo passati dal -50% circa di maggio al -23,1% di giugno non deve assolutam,ente far pensare a un miglioramento del mercato: il risultato è attribuibile esclusivamente al recupero di immatricolazioni di auto nuove ordinate prima della chiusura delle attività in Italia e non prodotte a causa della mancanza di parti e componenti determinata dal lockdown nei paesi asiatici, in anticipo rispetto a quello europeo. Senza la correzione delle Km0 prodotta a fine mese, il risultato di giugno sarebbe stato ancor più deficitario". Stando alle rilevazioni di Dataforce, le auto-immatricolazioni sono state nel mese circa 11.800, effettuate soprattutto dai Concessionari, e hanno costituito l'8,9% dei volumi totali. Ancora il Presidente di Federauto: "Il mercato non può riprendersi con le sole offerte promozionali che i vari Brand hanno messo in campo, e si avvicina a grandi passi la gelata autunnale. Diciamo basta all'incomprensibile atteggiamento di indifferenza del Governo e di parte della classe politica rispetto alla situazione dell'automotive: il rischio di chiusura nei prossimi mesi di centinaia di imprese della filiera della distribuzione auto è sempre più concreto, e si accompagnerebbe drammaticamente alla scomparsa di 40 mila posti di lavoro".
Mercato Italia - Giugno 2020 - immatricolazioni per marca

Buonsenso contro ideologia: la mobilità del Ministro

Ha detto: “Le ideologie sono le peggiori nemiche del futuro dei nostri figli”. 
Ha detto: “Con un pizzico di onestà intellettuale, si deve ammettere che il percorso va fatto discutendo di tutti i passaggi”. 
Ha detto: “La transizione ecologica potrebbe essere un bagno di sangue”.
Ha detto: “I prossimi sei anni sono come il primo stadio di un razzo: se lavora bene, il razzo raggiungerà la Luna. Se lavora male, il razzo finirà fuori orbita”.
Ha detto: “Innanzitutto lavoriamo sulla mobilità sostenibile, che prevede un cambio di infrastrutture e di sistemi produttivi molto significativo. Il programma è di aggiungere 29mila colonnine elettriche per la ricarica delle automobili a quelle attualmente esistenti. E dobbiamo diventare autosufficienti dal punto di vista della produzione delle batterie”. 
Ha detto: “Per me è fondamentale che ci sia la protezione delle categorie più deboli, che non vengano danneggiate decine di migliaia di persone che possono perdere il lavoro perché certe transizioni nell’industria si fanno in fretta”. 
Ha detto: “L’ideale sarebbe decarbonizzare tutto subito, ma sappiamo bene che questo non è possibile perché bisogna cambiare le infrastrutture, aumentare enormemente la nostra capacità di produrre energia rinnovabile e di conseguenza adeguare interi settori industriali e la mobilità. Non stiamo parlando di mettere su una centrale, ma di rivoluzionare un sistema”. 
Ha detto: “I cittadini non devono arrivare al punto di considerare antipatica la transizione ecologica perché sta creando loro dei problemi. Tutti devono capire che è importante farla, che non è ritardabile ma anche che ci devono mettere qualcosa di proprio perché si faccia il più presto possibile”. 
Ha detto: “La transizione deve avere un tempo specifico: se siamo troppo lenti falliremo come homo sapiens, ma se andiamo troppo veloci falliremo come società”. 
Ha detto: “Se si pretende di avere la sicurezza e la sostenibilità ambientali in sei mesi, risolvendo problemi che durano da secoli, credo che sia un po’ difficile ottenerle. Sarà un cammino lungo, in cui peseranno molto la volontà di collaborare e la buona fede di capire la portata dell’impegno”.

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